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Poesie di Michele Gentile

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  • 17 gennaio 2018 alle ore 8:51
    Esecuzione Capitale

    Perderò la testa
    per Mastro Titta
    per uno struggente tramonto
    in soffitta.
    Vilipeso tra
    un sconfitta in trasferta
    e il leggendario Gra
    questo è un popolo in continuo movimento,
    in perenne migrazione;
    dal senso civico e la buona educazione
    agli alti pascoli della più cupa rassegnazione.
    Che di Ottavi monarchi ne ho piene le tasche
    come gli spiccioli di questa Fontana
    come le ore perse ad una fermata
    come a dire “a chi tocca nun se ‘ngrugna”
    porgendo l’altra guancia alla vergogna
    se solo mandi giù bocconi amari
    e ti rimane un filo di voce impigliato nelle mani.
    Ce ne sono di escrementi, di voragini, prestanome e cardinali
    Neroni che incendiano la rabbia
    per questo castello sulla sabbia
    chiamato Roma, chiamato Urbe
    di lupe e volpi poco furbe
    per decidere qualcosa di sensato
    senza darsi troppe arie su pe’ l naso.
    Non è Pasquino che è tornato.
    È solo il canto stupido e spaesato
    di chi di quest’eterna Capitale
    n’è ancora tutto sommato innamorato.
    Ma Lorsignori saran d’accordo
    su questo fastidioso Corso degli eventi
    che Qui di fulgido e glorioso
    sono rimasti solo i monumenti.
    Il barcarolo va contro corrente
    parla ma non dice niente,
    fra le sponde e i ponti sul Biondo incedere
    medita che in fin dei conti
    ciascuno ha quello che si merita.
    “ Bonanotte Popolo”
    l’eco finalmente si risente
    “ torna a dormì e lassa perde
    tutte ste faccenne. Aricordete ora e ancora
    che nun ce stà nisuna assoluzione
    e che stamo e ce staremo sempre
    nell’anno der Signore!”

  • 11 gennaio 2018 alle ore 8:29
    Il giardino dei tigli

    Tace questo inverno di ingratitudine
    in equilibrio sulle paure.
    Considero le carezze della malinconia
    un penoso spreco di sangue.
    Mento con la voce dell’allegrezza
    mentre scavo più mansueti orizzonti.
    Dal silenzio dei boschi sino al fruscio delle onde
    il sole compie il suo giogo
    incredulo dinanzi ai nostri travagli.
    Perdiamoci nel giardino dei tigli;
    cogliamo il dolce grappolo
    prima che i venti
    ne assaporino la carne.
    Da questo naufragio
    possiamo salvarci
    stringendoci intorno al fuoco.

  • 21 dicembre 2017 alle ore 11:04
    Semplicemente Auguri

    Semplicemente Auguri
    alla terra e
    ai mari,
    ai cieli amari e
    alle stelle cadenti,
    ai perdenti
    ai potenti
    alle porte chiuse e
    alle aurore deluse.
    Semplicemente Auguri
    ai tramonti e
    alle lacrime
    agli alberi e alle vette
    alle fonti
    alle solitudini costrette.
    Semplicemente Auguri
    alla poesia,
    alla nostalgia
    alla malinconia 
    di rive perdute e 
    alla frenesia di
    di queste mani legate.
    All'uomo, alle sue dimore
    alla follia,
    all'utopia 
    di un mondo migliore.
    Alla notte e alle stagioni
    ai sovrani e ai giullari
    al silenzio dei fiori
    al vento di domani
    semplicemente Auguri.

  • 04 dicembre 2017 alle ore 9:51
    Ordalia

    Sventurata terra mia
    non basta la sera quando
    sboccia l'oblio.
    Non ha fine il crudele duello,
    un midollo di spine
    ci porterà a tradire
    il tempo che rimane.
    Voglio raccontare
     un fremito
    di furibonda luna,
    dimenticato per sempre,
    spazzato via dalla carne.
    Disperati noi dimoriamo
    il tormento
    che ci ha risparmiati;
    in questo ventre
    di nuove liturgie
    non esistiamo,
    dai giorni
    che lenti si consumano
    affiora solo la pietra.

  • 31 ottobre 2017 alle ore 8:38
    Appunti di viaggio

    Le mie stanche vele
    le tue arse rive,
    l'inevitabile deriva.
    Il mio cielo sporco
    il tuo cieco pentirti
    il mio centesimo errore.
    La folle indulgenza
    l'amichevole inganno
    la squallida misericordia
    di lascivi monarchi.
    La tua parola
    la mia condotta
    la statura della verità,
    le semplici differenze
    che ci allontanano.
    Appunti di viaggio
    presi in fretta
    senza pensarti.

  • 03 ottobre 2017 alle ore 12:27
    a Pierluigi Cappello

    L'ultima, notturna ora
    prima delle strade piene
    del traffico di fiori
    di lancinanti scuse,
    la dedico a te,
    come scalpello a cui
    importi soltanto accadere
    la incido sulla dura pietra
    della poesia.
    Quella poesia che non tradisce
    che stride e mite
    ci accompagna al crepuscolo.
    Ora l'assenza inizia
    a trafiggermi,
    sapientemente mi accoltella
    i respiri,
    poi i tuoi versi immortali
    sul greto sgualcito
    di una lacrima.

  • 09 agosto 2017 alle ore 8:11
    In riva alla sera

    Ho incontrato un uomo
    in riva alla sera.
    Mendicava il tramonto
    in fila con i suoi tormenti,
    probabilmente in pena
    o semplicemente stanco
    di assomigliare.
    Curvo dinanzi al passato,
    attento a non farsi sentire
    masticava l’amaro del tempo
    stonando una vecchia canzone.
    Ad un tratto, un bimbo
    giunto lì per caso
    gli donò una manciata di sabbia.
    L’uomo lo ringraziò con una promessa
    e tornò a farsi cercare.
    Seppi poi dalle solite voci
    che fu visto piangere
    in compagnia della notte.
    Lo ritrovarono abbracciato al mare
    appena i venti cessarono
    di spargere tra i ricordi
     polline di dolore.

  • 03 luglio 2017 alle ore 21:14
    Liturgia

    Resta una sigaretta spenta,
    una macchia di gelato
    restano una poesia da finire
    e un altare da ricostruire.
    Resta la sera sul davanzale,
    l'ultima lacrima prima di partire
    restano una luce accesa
    e una vita da dimenticare.
    Ma io non voglio vedere oltre le tue spalle
    non voglio sgusciarti via dalle mani,
    inchiodo al muro le nostre ombre
    che restano abbracciate
    aspettando che faccia giorno.

  • 02 luglio 2017 alle ore 12:36
    Estate

    Dimenticarsi.
    La strada è deserta
    acqua che scorre

  • 27 giugno 2017 alle ore 9:52
    Nella tempesta

    Tuona il cielo
    è pace questa pena
    voce di ieri

  • 25 giugno 2017 alle ore 22:30
    Notturno

    Semi di luna
    gettati tra le onde,
    sbocciano sogni.

  • 01 febbraio 2017 alle ore 18:03
    Vivo

    Io lotto per il mio mare
    e per quel cielo che lo rassicura.
    Lotto per queste pietre, per queste radici
    per l'orizzonte che mi ha cresciuto.
    Combatto e vivo per chi mi ama
    e amo,
    e per la mia gente,
    per le mie strade.
    Lotto e vivo
    non mi do pace,
    lotto e vivo
    per i miei inverni
    e le vostre primavere.

  • 20 gennaio 2017 alle ore 14:05
    Navigando

    In queste acque senza tregua
    che non conoscono parole, né luna
    queste acque silenziose, tremende
    ho navigato.
    E vivendole come si vive l’inverno
    ho respirato giorni di sale e sete
    ridendo infine delle tempeste.
    Oggi mite è il vento
    dolce brezza mi dona il tuo aroma
    dalle bianche spiagge dove ti sei nascosta
    viene alla luce per un giuramento.
    Fossero l’ultimo lembo di terra
    o il porto più sicuro,
    l’estrema regione di una speranza
    o dinastia di stelle
    gli occhi tuoi abbraccerò.
    Mi prenderò cura delle tue labbra,
    lontani dall’inganno,
    ricameremo candide vele
    sotto lo sguardo attento
    dei ciliegi in fiore.
    Guadagnandoci nuove isole
    insieme
    riprenderemo il mare

  • 13 gennaio 2017 alle ore 14:17
    Il filo

    Torna la tua voce, Mare
    a cantare la notte
    così spietata, ruvida.
    Indifeso il cielo respira
    la magrezza del tempo
    sul sentiero di uomini
    confinati alla meta.
    A chi importa brandire
    queste parole, giovinezza
    di disperate chimere,
    triste rinuncia la nebbia
    ad issare la vela.
    E io continuo ad esistere
    a cambiare rifugio
    benchè sia già tardi
    e quel filo di luce,
    di dovuta speranza
    resta impigliato
    al tuo muto ricordo.

  • 11 gennaio 2017 alle ore 20:29
    Alla luna

    Arde nuova luna sulla pelle,
    dalla cima innevata incendia
    giudiziosi ciliegi.
    Irrompe nel silenzio
    dell'ingiuria, scorre
    lungo i crinali
    e inquiete acque.
    Parole, insanguinate lame
    nell'oscurità scintillano,
    trafitta la notte
    versano nettare e oblio
    nei calici degli dei.
    Dimora in questa valle
    la memoria dei vinti,
    indomita poesia
    di selvagge reliquie.

  • 27 dicembre 2016 alle ore 22:19
    D'amaro e d'amore

    D'amaro e d'amore
    stillano cieli
    e le onde dell'adorato mare
    sanno. Accordo smarrito
    dal vento, invito
    a non perdere tempo.
    Noi scampati alla vita
    a poetiche rive devoti
    ci tramandiamo radici d'argento
    mentre alla morte sgraditi
    voliamo più in alto di dio
    sino a lenire l'oblio
    dei giorni a venire.

  • 08 novembre 2016 alle ore 11:57
    Mattino

    Si desta il giorno.
    Orizzonti si fanno oro,
    nulla resta tra le mie mani
    del gracile cielo notturno.
    Lungo la travagliata strada
    villaggi in festa colgono 
    del sole lo stelo ma dio non
    conosce ritorno.

  • 28 ottobre 2016 alle ore 13:13
    Tormenti

    Si libra il vento.
    Nella sera un richiamo,
    della pioggia è l’eco
    che lenisce il fato
    di chi ha perduto il mare
    e tace la pena
    di attendere la primavera
    come ramo spezzato.

  • 19 settembre 2016 alle ore 11:00
    Atrabile

    Erano poche,
    una mezza dozzina di parole
    sparse.
    Pesavano sul foglio
    parlavano di mare.
    Mi voltai a ricordare
    il cielo,
    sempre troppo giovane
    troppo sereno.
    Poi un soffio.
    La vertigine di Febbraio;
    stelle omertose
    e una strada puttana
    che non gradisce
    fiori.
     

  • 18 agosto 2016 alle ore 14:25
    Ai poeti

    Ai poeti dico di non tornare
    ​di insistere, di trovare
    altri silenzi da raccontare.
    Ai poeti auguro di non svegliarsi
    di non attenersi alle regole,
    di non lasciare mai un tramonto
    in balia del proprio cielo.
    Auguro un mare, un deserto
    una lacrima in più da attraversare.
    Ai poeti dico di non disperare
    quando stillano solitudini,
    di camminare anche al buio
    perchè una carezza di luna
    farebbe più male.
    Ai poeti dico di sorridere
    quando il vento della notte
    li trascina via lontano
    perchè quando tutto è perduto
    nuove ali e nuove parole
    una volta ancora
    offriranno loro
    la malinconia di vivere.
     
     
     

  • 21 giugno 2016 alle ore 12:21
    Chimera

    In questo nostro deserto
    per queste notti accecanti
    il mio inverno.

  • 27 aprile 2016 alle ore 10:54
    Che

    Non si consuma
    questa terra,
    questo sangue d'autunno.
    E' dolce l'aria
    Rosario lontana
    dalle tue labbra.
    Ha venti e occhi
    per implorarti ma
    l'alba tarda a sorgere
    ed è il nostro male
    più caro.
    Un nome basta
    a sciogliere le mani,
    giunte restano
    quelle delle madri
    a Santa Clara chine
    sulla promessa di una vittoria.
    Non accadranno altre stelle
    o poderose imprese
    ancora la tua pioggia
    che non sa smettere,
    ancora la mia
    che non si rassegna.

  • 19 aprile 2016 alle ore 12:49
    Nomenclatura di un tramonto

    L’orpello di una lacrima
    contempla sorrisi
    ancor più vani.
    Forse acerba è la luna,
    giovane il mio volto
    in questa stanza
    di impetuosi echi.
    È solo l’inverno a parlare
    a fidarsi di me,
    lontane distese di attimi
    mentre il cielo si arrende
    all’infinita agonia.
    Fra i rami vermigli
    l’impazienza della sera,
    dalla riva immutata
    pagine di poesia,
    orizzonti immortali
    e ritrovo la mia canzone.

  • 05 aprile 2016 alle ore 14:14
    Il rumore bianco

    Sono tornato 
    nel cuore della notte
    attraversando parole in declino.
    Zuppo di solitudine,
    fuori da una disperata evidenza
    ho strisciato.
    Non si rassegna il destino,
    spietati abissi germogliano
    sulle creste dell’inquietudine.
    Eppure cresce la quiete
    il rumore bianco delle onde.
    Si avventa sull’oscura nube,
    varca l’amaro sentire
    con pietosa eco di mare.
    Sfuma il canto di morte
    oltre gli argini di questo giaciglio
    si perde.

  • 15 marzo 2016 alle ore 12:51
    Mare

    Lascia che asciughi
    le tue lacrime
    amato mio mare.
    Farai ritorno tra gli uomini
    dopo avermi mostrato
    come si scoprono nuove isole
    in questo deserto di nuvole.
    Il vento della sera
    ha smesso di chiamare
    in disparte invecchia
    una coltre di sole.
    Giudichino pure questi nostri affanni
    una semplice circostanza
    nessuno si accorgerà di un altro silenzio.
    Le terre temono la verità
    più di mille tempeste;
    confondono  la stanchezza dei remi
    con l’eco di antiche accuse.
    Così termina l’insensato viaggio
    in attesa di un porto sincero,
    così  s’apre  il giusto sentiero
    verso abissi più cari.
    Riposerà la pioggia,
    distratto il faro
    resteremo  insieme
    a guardare le stelle.