username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

Autore

Michele Prenna

in archivio dal 10 apr 2011

19 ottobre 1946, Venegono (Varese) - Italia

mi descrivo così:
Estroverso e comunicativo sono da sempre onnivoro lettore con grosse curiosità intellettuali. Sposato con due figli grandi, terminata la carriera d'insegnante di lettere, ho scoperto la scrittura poetica e la fotografia: hobbies che sinergicamente abbino.

20 luglio 2012 alle ore 17:12

Bang

Intro: Pensavo  al suicidio di Pavese per disperazione d'amore e la fantasia si è messa in moto dettandomi questa storia.

Il racconto

Era confortevole la stanza: la finestra del balcone aperta alla brezza di mare con la tapparella un poco abbassata per una giusta luce. Ecco, mancava chiarezza nella sua vita! All'inizio sembrava tutto semplice nel nitore di un percorso da seguire con determinata tenacia. E fino ad un certo punto nessun dubbio ad oscurare il cammino aveva appesantito il suo animo. Roberto era un nome fra gli scrittori richiesti: libri venduti come panini, comparsate profumatamente onorate di complimenti e di soldi. Poi, e aiutava la fama, l'immagine di bel tenebroso che nessuna donna era riuscita a sedurre e che troppe aveva adoranti a un suo cenno. Viaggiava...Gli serviva a controllare scenari e a scoprire tipi umani diversi così da rendere verosimili le storie. Fotografava....Gli scatti erano il suo tesoro da cui attingere un quid leggendo e interpretando un'immagine. Ora stava scrivendo un soggetto per un famoso regista. Carta bianca sul plot, ma che trattasse di un amour fou, che ci fosse suspense, con un finale a sorpresa. Era la prima volta che si cimentava in codesto tipo d'impresa e non sapeva nemmeno lui perché avesse accettato. O era fin troppo evidente. Vanità: il nome a scorrere nei titoli con gli attori famosi e poi una piccola parte. Da comparsa certo, ma tutti l'avrebbero visto mentre ballava con la bionda protagonista. Sì, doveva essere bionda! Non voleva confessare a se stesso che aveva una chioma d'oro l'attrice, notata negli studios. Era andato là per leggere al regista le prime pagine del lavoro e lei stava uscendo. Soprappensiero l'aveva urtata, scusandosi alle sue rimostranze: Allora l'aveva vista e chissà come quel viso gli era rimasto impresso con un non so che di dolcezza. Era amore? Non si era posto il problema. Sarebbe stata una facile preda, se solo avesse voluto. Come le mille altre belle! E invece no...Ricordando il corteggiamento a quella fortezza inespugnabile si sentiva depresso. Ci voleva una scossa, una scarica di adrenalina, qualcosa che andasse bene per il finale del film. La camera era in penombra, dalla serranda rialzata la luce morbida del tramonto carezzava le pareti pastello. Perché non provare la roulette russa?! Trasse dal cassetto della scrivania il revolver, fece ruotare il tamburo con dentro un unico colpo e la puntò alla tempia...Bang!!!

Commenti
Accedi o registrati per lasciare un commento