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Autore

Michele Sarti Magi

in archivio dal 06 feb 2009

19 giugno 1997, Rio Branco Brasile

segni particolari:
Bellissimo!

mi descrivo così:
Sono un Indio della Foresta Amazzonica. La mia mamma è Cristina e il mio papà è Massimo.

22 dicembre 2012 alle ore 18:22

Ritorno alla dignità

Il racconto

Ritorno alla dignità

Il passaggio da una scuola
dove non abita la parola dignità,
ad una scuola che è diventata
la mia seconda casa...

Questo racconto è dedicato
a chi lo legge...
per portarlo a conoscenza della
malvagità adolescenziale...

INTRODUZIONE:

Mi chiamo Michele e ho quindici anni.
Vivo a Lucca una cittadina molto bella che, come altre, può nascondere realtà negative e terribili come quella da me vissuta durante l'anno in cui ho frequentato la quarta ginnasio del Liceo Classico.
In questa scuola ho passato i più brutti momenti della mia vita. Momenti che mi danno un pianto immediato al solo ripensarci.
Ho avuto dei compagni che chiamarli “mostri” sarebbe un complimento; compagni che mi hanno privato della mia dignità al punto che ho dovuto cambiare scuola per ritrovarla.

Durante quell'anno maledetto passato al Classico, ho subìto gravi danni psicologici. Per fortuna i miei genitori mi hanno permesso di cambiare scuola.
Così ho cambiato scuola. Adesso mi trovo al Liceo Musicale. Per me è diventato una casa, un luogo che mi ha accolto a braccia aperte, e dove le persone mi accettano per quello che sono. La musica che avevo in me ed insieme io stesso, abbiamo trovato casa in questa scuola.
Devo ringraziare tutto il Musicale per il bene che racchiude e sopratutto la mia professoressa di Pianoforte, senza la quale non avrei mai avuto l'idea di entrare in questa scuola.

Adesso ho una dignità, una scuola che amo e dove i frutti che coltivo nascono e non vengono calpestati.
Sconsiglio a tutti di andare nella scuola che ho fatto all'inizio. Altrimenti dovrete mettere da parte la vostra dignità, perché lì a seconda di come si è, la si perde...e può darsi che non la si trovi neanche più!

Capitolo 1
L'INIZIO DELL'ANNO SCOLASTICO

Erano i primi giorni di scuola. Potevo dire che era una scuola proprio bella! Infatti era un convento una volta. I compagni mi stavano abbastanza simpatici, anche se stavano sorgendo le prime offese. I professori mi piacevano...Insomma tutto sembrava  a posto, per questo non potevo mai immaginare cosa mi sarebbe accaduto in futuro. I primi giorni, mi ricordo, ero accanto a  due compagni. Uno di loro lo conoscevo di vista, perché quando ero  piccolo eravamo insieme alla scuola estiva. Quindi ci conoscevamo già un poco. I primi giorni rimanevo da solo a ricreazione, perché gli altri  stavano in gruppo tra di loro, visto che venivano quasi tutti dalla stessa scuola. Era tutta gente di alta borghesia: figli di avvocati, giudici, notai, dottori, imprenditori, architetti, eccetera. Io invece sono un normale ragazzo, figlio di un tecnico di cartiera e di una scrittrice, persone normali. Suono il pianoforte e adesso anche  il contrabbasso. Ma sono uguale a quei ragazzi e non c'era nessuna ragione per cui io venissi trattato male e crudelmente da loro. Quei ragazzi non sono, non erano e non saranno mai più importanti di me. Siamo tutti uguali. Ma forse a quei ragazzi ciò non era chiaro.
Il primo voto che presi fu un' otto a Latino.
Fu la prima e l' ultima volta che vidi un' otto!
Dopo qualche giorno i miei 'compagni' iniziarono, senza motivo apparente, a chiamarmi finocchio e frocio. Non capii e non capisco tutt'ora il motivo di queste offese. Cosi iniziò il mio anno scolastico: un anno infernale.
Mi ricordo che i ragazzi non mi volevano accanto a loro,  perché dicevano che ero una checca.
Cosi un giorno mi spostai e andai in prima fila accanto a una ragazza e un ragazzo. Lei era buona, lui era il diavolo in terra.
I primi giorni il ragazzo non mi considerava, ma poi iniziò a considerarmi anche lui, purtroppo, chiamandomi, al solito finocchio e frocio. Sinceramente mi aspettavo un: “Ciao,come ti chiami...?”, ma non c'è mai stato!

Capitolo 2
NEBBIA SULLA DIGNITA'

Non era passato molto tempo dal cambio del posto. Già la maggior parte della classe aveva iniziato ad offendermi ed a emarginarmi. Non esistevo per loro, o forse...se esistevo era sotto forma di merda!
I miei compagni prendevano voti alti e io bassi. Cosi trovarono il mio primo punto debole dove poter colpire: giudicarmi attraverso i voti scolastici.
Mi dicevano che ero sfigato e finocchio! Che gli schemi che facevo per studiare non servivano a nulla! Mi sentivo inferiore e impotente. Non avevano un minimo si rispetto o pietà per me...Tempo dopo cambiai di nuovo  posto, perché  non riuscivo a stare attento. Cambiai posto, ma non fila. Ero sempre nella prima. Mi ritrovai accanto ad un figlio di avvocato, terribile come gli occhi fissi al sole! Mi ricorderò per sempre questo ragazzo. Aveva le labbra grosse ed era bassissimo, ma molto crudele. Non riuscivo a socializzare con lui, perché ogni cosa che facevo era errata. Mi diceva che dovevo non venire a scuola perché non voleva vedermi, che gli facevo schifo.
Questi cambiamenti di posto non portavano a nulla, perché in OGNI posto che ho cambiato c'era SEMPRE qualcuno pronto a umiliarmi.
Io mi chiedo: che gusto perverso si può provare  a violentare mentalmente una persona cinque ore su cinque?
Io ho passato le pene dell'inferno per tutto l'anno accanto ad uno di questi aguzzini. Una cosa terribile veramente!
Fino alla fine dell'anno sono rimasto accanto a questo ragazzo, di cui, per ovvi motivi, non dirò il nome. Per due volte l'ho anche preso a sberle nel bagno, perché mi prendevano delle crisi nervose per i suoi continui insulti. Ho fatto male lo so...La violenza chiama violenza e non avrei dovuto alzare le mani. Ma la rabbia è stata troppo forte e non mi ha impedito di farlo.
La rabbia a volte prende il sopravvento sulla ragione.
Pensavo che il Liceo Classico fosse una scuola d'eccellenza, ma in realtà mi è sembrata La Tana del Diavolo!

Capitolo 3
RICORDI.

Una cosa che mi ricordo molto bene è ciò che succedeva quando io arrivavo a scuola e quando tornavo a casa.
Mi ricordo che appena entravo nel portico della vecchia scuola tutti alzavano gli occhi al cielo come a dire: “ Ecco è arrivato lo sfigato”. Appena arrivavo io li salutavo e loro mi dicevano di tornare a casa, o di andare a morire, perché non mi volevano, né vedere, né stare con me... Io ci rimanevo malissimo. Cosi mi trovavo  nella solitudine completa. Poi di nuovo all'uscita. Allora erano contenti, perché me ne andavo e mi dicevano di scappare, perché mi odiavano!
Non capivo e, credo,  non capirò mai questo disprezzo nei miei confronti.
Io a loro non ho fatto mai nulla di male. Se qualcuno mi dicesse il perché di questa violenza, farei una scoperta straordinaria! Insomma, io non ero accettato minimamente, per usare un eufemismo.

Capitolo 4
GLI SPREGI.

Quando arrivava l'ora di ginnastica io mi sentivo la persona più incapace del mondo. Non ero considerato 'umano', dai miei compagni. Ogni volta che sbagliavo qualcosa, il mio gesto era seguito da una serie di offese a non finire. La battuta di pallavolo non mi veniva mai bene: ogni volta facevo rete e tutti mi urlavano contro. E che fare in un momento nel quale tutta una classe ti urla addosso: “Incapace! Vai a morireee”. Beh tutti voi vi chiederete:
“ Ma i professori?” e io rispondo: non gliene fregava un bel nulla! Proprio così.
L'ora di ginnastica era quindi per me l'ora in cui la mia dignità svaniva completamente.
Un altro spregio che mi fecero, fu quello di giovedì 11 maggio a ricreazione.
Io soffro da anni di attacchi di emicrania, ma quella terribile che a volte fa finire all'ospedale. Ebbene quella mattina avevo proprio un attacco di emicrania da svenimento.
I miei “carissimi” compagni mi urlavano contro apposta per farmi stare ancora più male! E mi dicevano: “ Mal di testa?? sì....ci godo!!!”.
Beh...persone più cattive di queste è raro trovarle.
Dopo per fortuna venne mio padre a prendermi e mi portò a casa. Ma quando ero ancora in classe con il mal di testa che mi faceva soffrire incredibilmente, non sapevo come comportarmi: era come se mi vergognassi ad averlo! 'Loro' mi facevano sentire un imbecille, perché avevo il mal di testa. Ed io, addirittura, mi sentivo in colpa...
Tuttavia questo è niente, rispetto a tutto quello che ho passato.
Ricordo solo che per un anno intero andai dallo psicologo a causa di queste violenze mentali. Violenze che, secondo me, non avevano una logica, visto che non ho ancora capito il motivo di tutto questo odio.

Capitolo 5
IL SINONIMO DELLA MIA
CLASSE ERA: LO ZOO

Chiamerei la mia ex-classe uno zoo, piuttosto che aula studentesca.
Durante le lezione c'erano solo polemiche su polemiche e insulti su insulti (naturalmente questi ultimi molto spesso nei miei confronti).

Mia mamma era rappresentante di classe e ogni volta che usciva dal consiglio era sempre accompagnata dalla medesima frase dei professori: “E' una classe molto rumorosa dove primeggia il caos e il disordine”.
Questa era pura verità anche se i miei compagni sostenevano che la nostra classe era molto calma e rispettosa. Non era vero: eravamo cavalli imbufaliti!

Tornando al ruolo di rappresentante di classe di mia madre, mi ricordo che qualche giorno dopo il consiglio, mi dava delle lettere da consegnare ai miei compagni. In queste  c'era scritto cosa era stato detto durante la riunione, per conoscenza a tutti i genitori. Quando io consegnavo le lettere, queste (che mia madre  redigeva per 25 persone e imbustava singolarmente) venivano buttate dritte, dritte nel cestino, e tutti commentavano con il solito “Non è vero niente!”, “La mamma di Michele è una bugiarda...”
A volte si mettevano a cantarmi in faccia il nome di mia madre ad alta voce seguendo una brutta melodia a presa di giro. Non sopportavo questa cosa.
Non solo criticavano me, ma anche mia madre!

Mi ricordo, con molto imbarazzo, che a seguito di questi trattamenti avevo cominciato a bagnare il letto... A quindici anni!!!
Ma, come mi è stato detto, era l'espressione di un grande disagio psicologico.
Ora non mi succede più, davvero!

Non posso dimenticare gli interventi stupidi e imbecilli dei miei ex-compagni.
Vi racconterò un fatto che non avete mai sentito uscire dalle labbra di nessuno. I miei compagni amavano scrivere sui banchi. I professori, come di norma, invece, dovevano impedire che questo accadesse. Così, un giorno, il  professore di matematica, beccando un mio compagno a scrivere sul banco, lo rimproverò, dicendogli che non si scrive sui banchi di scuola, perché il banco di scuola non è proprietà del singolo, ma proprietà comune. A sua volta  l'alunno, rispose che il banco era anche suo perché  pagava con le tasse (!!!) e quindi ci scriveva quanto gli pareva. A quel punto il professore, secondo me sbagliando, stette zitto e continuò la lezione.
Potrei andare avanti all'infinito con tutte queste storie, perché la mia classe ne ha fatte così tante che non basterebbe la circonferenza del nostro pianeta per determinarne la lunghezza.
Litigi con i professori, risposte di traverso, offese (anche se non molto esplicite)...un elenco infinito. I professori non facevano mai niente. Promettevano rapporti, ma promettevano e basta.

Capitolo 6
L'AMBIENTE SCOLASTICO

Immaginatevi un monastero medievale dove camminando si potevano ravvisare i toni dei canti gregoriani. Immaginatevi un porticato sorretto da colonne e pilastri con in mezzo  un bellissimo cortile decorato da alberi... e ora immaginatevi una immensa nuvola di fumo di sigarette (non solo di tabacco!) che inondava tutto questo bel vedere! Ebbene sì. La caratteristica principale del Liceo Classico è di avere una serie infinita di fumatori.
Ma a parte questo io amavo la mia scuola dal punto di vista estetico. Era bella. Molto luminosa e antica. Ero amico delle bidelle e dei custodi. Se non fossi stato amico loro, di chi lo potevo essere in quell'inferno? Della mia classe? Dei miei compagni? no...credo proprio di no...Non si può essere amici di razzisti di alta borghesia che si credono di essere superiori e in realtà sono solo degli invertebrati privi di mentalità e rispetto. Sono esseri privi di sentimenti e di cuore. Non sanno cosa sia il rispetto e non lo sapranno mai.

Nella parte più interna della scuola si diramavano una serie di corridoi, a volte interrotti da porticine basse, basse. Amavo questi corridoi che non finivano mai. Stanza su stanza, cunicolo su cunicolo...Tutto sembrava infinito.

Capitolo 7
HO BISOGNO DI AIUTO

Verso la fine dell'anno, una mattina, decisi di riportare su un foglio tutto ciò che mi dicevano i miei compagni. Presi carta e penna e mi misi a trascrivere tutte le offese e gli insulti. Quando arrivai a casa feci leggere tutto ai miei genitori, aggiungendo anche che tutte queste decine e decine di offese mi erano state scagliate contro nel giro di un'ora. Pensate, decine e decine di offese solo in un ora! E io dovevo sopportarli per un anno intero, tutti i giorni, tutte le mattine: sempre! Un incubo!
I miei genitori, trasalirono nel leggere quel foglio: “vai a morire! Muori! Non devi vivere! Stronzo, pezzo di merda, fottiti, che sei nato a fare?...”  e potrei continuare all'infinito.
Il giorno dopo portai il foglio ai professori che mi promisero di tenermi lontano da quei cinque, o sei elementi che mi offendevano. Il problema era che quando spostavano i miei vicini di banco, col cambiare del professore ritornavano ai loro posti iniziali, accanto a me, per tormentarmi. E così tutto tornava come prima!

Non avevo ancora vinto la mia battaglia. Decisi di cambiare scuola. Fu una decisione che richiese molto tempo. Volevo andare al Liceo Musicale, ma non ne ero sicuro.

Capitolo 8
LA NUOVA SCUOLA

Perché andare al Musicale? Beh...io suonavo già il pianoforte, quindi mi sembrava la scuola più adatta alle mie capacità e alla mia passione per la musica. Fu grazie alla mia professoressa di pianoforte che mi convinsi che il Liceo Musicale era la scuola adatta a me.
Arrivarono le vacanze estive. Ero contentissimo perché finalmente non avrei più visto 'quelle persone'.
A settembre sarei andato al Musicale. Mi chiedevo sempre come sarebbe stata la nuova scuola...
Passai tutta l'estate a studiare per poter passare l'esame di ingresso al Liceo Musicale.
Studiai, studiai, studiai, ininterrottamente e tutti i giorni.
Fu una lunga estate, ma il pensiero di non dover più tornare in quell'incubo mi sollevava l'animo e riuscivo, così, a lavorare con sicurezza e tranquillità.
Arrivò settembre. Il giorno dell'esame mi presentai e mi davo da fare a sembrare baldanzoso, per alleviare il terrore che avevo dentro, perché temevo di non passare l'esame di ammissione, di non poter entrare al Musicale e
dover tornare al classico! Ma non mi sarei mai aspettato di passare l'esame con 95 su 100!!!!!
Ero contentissimo e viaggiavo con  un grosso sorriso  stampato sulle labbra!

Capitolo 9
LA MIA SECONDA CASA

La nuova scuola la considero la mia seconda casa. Lì mi sento al sicuro. Siamo una famiglia, ci vogliamo bene, siamo musicisti, artisti! Il nuovo Liceo mi rende la vita una meraviglia. E adesso, e solo adesso, posso dire che è ritornata la dignità. E' ritornata e devo questo alla mia professoressa di pianoforte, che mi ha consigliato la nuova e amata scuola. Ai miei genitori che mi hanno permesso il passaggio e ai miei compagni del Musicale che sono delle persone dal cuore gigantesco che sanno vivere con gli altri e che sanno cosa sia la dignità. Non vivo più l'incubo dell'anno scorso. Considero il Liceo Classico una scuola di fascisti e razzisti privi di rispetto e senso civico! Una scuola odiosa che sconsiglio a tutti! Il mio primo Liceo mi ha fatto questa allucinante impressione. Mi dispiace ma è così!

Grazie Musicale, grazie musica, grazie amici miei musicisti,
GRAZIE DI AVERMI FATTO RITROVARE LA MIA DIGNITA'.
                                             

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