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Racconti di Paolo Goglio

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  • 25 settembre 2011 alle ore 11:11
    Sperimentazione

    Come comincia: Dicevano “No… non farlo”

    “Non conviene”

    “Ci sono cose più importanti”

    “Io al tuo posto non lo farei”

    Ma non è questa la questione, l’argomento, il discorso, non si tratta di esaminare le cose per ricavarne un aspetto, una tematica razionale, altrimenti qui tutto funzionerebbe sempre e solamente allo stesso identico modo, oppure avremmo solamente la tabellina del due e quella del sette, qualche colore ma non l’intero spettro, c’è una parola, un termine, un traguardo che rispecchia alla perfezione questa mia ricerca dell’essere e del vivere:

    “Sperimentazione”

    Ma guarda un po’ che la scienza stessa, se non dimostra scientificamente una cosa non la riconosce, e non lo fa neppure se questa cosa esiste… ossia esiste solo se può essere scientificamente dimostrata altrimenti la si nega per quanto possa essersi manifestata, documentata, vista o vissuta… ovviamente fin quando arriverà qualcuno in grado di dimostrarlo scientificamente… ( !!! )

    E’ evidente che ci sono delle contraddizioni in questo sistema, ancora più evidenti quando si cerca di applicare alle cose, alle scelte, alle percezioni dei valori, delle formule, dei calcoli… ma tutto questo va letteralmente distrutto, superato, archiviato come un’era paleozoica, antica… il senso delle cose, la proiezione nel domani, la lettura del nostro patrimonio interiore, quello definito spirituale ma inteso come componente reale, materiale della nostra spiritualità, non come spesso millantano presunti e involuti profeti adombrando tecniche o ricette per entrare nel proprio “io” superiore, nella propria sfera spirituale come se l’anima fosse una zona esterna, divisa, separata, scollata dal nostro corpo.

    Ma fin quando siamo vivi è un tutt’uno! Ma ci vuole un Santo, un Cristo, un Dio, un Guru o uno scienziato per arrivarci? Ci vuole un premio Nobel… ? Ma non si può per una volta cogliere l’immediata evidenza delle cose, considerare valido e certo quello che siamo, sentiamo, vediamo ed ascoltiamo… ? Ma qualcuno si è mai posto il problema di misurare matematicamente l’ampiezza e la brillantezza di un arcobaleno…? Oppure, visto che va di moda ultimamente… cosa ne dite di applicare la fisica quantistica per calcolare la bellezza di un sorriso o la profondità di una emozione, un sentimento…?

    Semplicemente ci sono delle aree, degli spicchi, dei segmenti in cui la conoscenza stessa, il linguaggio e la cultura tendono a frammentarsi, ma per superficialità e ignoranza si usa applicare i propri limiti conoscitivi per descrivere, spiegare o calcolare ogni genere di cosa, è qui che nascono i grandi nodi che, giunti al pettine risultano sempre ingarbugliati… non servono decine di trattati, convegni, seminari, enciclopedie e correnti di pensiero, dettami filosofici o tematiche di gruppo, non serve tirare in ballo figure divine mai definite né definibili e, per favore, non prendiamo neppure in considerazione le boiate di tipo esoterico, paranormale, paracarri e paraculi in genere… ogni volta che una sfumatura leggermente diversa appare accanto ai colori tradizionali, ecco scatenarsi quel bellissimo fenomeno di grigiore culturale per cui tutte quelle figure incapaci di avanzare nella propria evoluzione geocronologica devono esaltare il proprio stadio larvale fantasticando di forze misteriche, occulte, estranee, mistiche o antroposofiche che siano… la rintronata presunzione degli strati più ottusi e ossessivi porta non solamente fuori strada, ma riesce persino a demolire la bellezza e la purezza sorgiva delle cose più semplici e meravigliose per declassarle attraverso improbabili percorsi di ricerca conditi da una variegata cornice di fantasiose gratuite teorie… ma il teorizzare, il vagare in questa terra di definizioni e pseudostudi, di formulette e filastrocche, ritornelli a metà tra la litania religiosa e la preghierina scolastica… è una delle forme più distruttive, dannose e malevole del vero patrimonio spirituale che sostiene la vita, l’Universo intero… il NOI

    Nell’IO di ciascuno esiste un intero universo di conoscenze, un kit di poteri di analisi, calcolo, valutazione, percezione, visione, confronto… una memoria di tipo RAM veramente inesauribile, un sistema operativo cosi perfetto da non avere proprio nessun bisogno di fare calcoli, misurare, quantificare, spiegare, dimostrare proprio nulla a nessuno: lo stadio scientifico viene molto, ma molto dopo lo stadio “IO” … ne è una piccola sezione, quasi secondaria e persino scontata visto che sfrutta e utilizza in maggior parte la componente dati che stanno nel nostro archivio mnemonico, nel magazzino… la zona spirituale che si interseca con le aree emotive, il bagaglio sentimentale, le componenti vive e la percezione esterna attraverso la nostra sensibilità, la profondità d’animo, lo spessore caratteriale, la dolcezza, le vibrazioni sentimentali, il talento, le qualità artistiche, l’amore fraterno, familiare, relazionale… i gusti e i desideri, la sfera dei progetti e quella delle ambizioni, non è soggetta ad un percorso logico, matematico, algebrico, geometrico e neppure fisico o metafisico: non è possibile applicare una formula né all’amore né a tutto ciò che riguarda il proprio “IO”. Qualunque studio è frutto dell’arroganza umana e della primitiva necessità di spiegare fenomenologicamente ogni cosa, dal fulmine al tuono tutto deve essere quantificato, catalogato e dimostrato, sì ma da cosa e per che cosa… le variabili caratteriali sono una per ogni singolo essere umano… le variabili esperienzali idem e quelle sentimentali anche… ogni singola persona ha non a caso, ripeto:
    “NON A CASO” un DNA che viene definito codice genetico ed è unico, specifico di ogni singolo essere vivente! UNO! E altrettanto avviene per le caratteristiche spirituali, ma mentre il DNA può essere letto e codificato trattandosi di una sequenza materiale, la stessa cosa non è mai avvenuta e non può avvenire per la vita, l’anima del singolo essere! E questo perché non è attraverso questo tipo di percorso che siamo in grado di leggere, catalogare, definire… La grave lacuna involutiva è proprio nell’applicare regole empiriche al mondo non-empirico: sono strati diversi, non ci vuole molto a capirlo, basta sentire, è immediata la percezione e ancor più istantanea la lettura. E’ più che mai evidente di fronte a queste fenomenologie che le persone di scienza hanno maggiormente sviluppato la propria area empirica, in alcuni casi solo e integralmente quella, mancano della visione sensibile e della capacità di ascolto, non c’è nulla di male in tutto questo a condizione che non si vada ad interferire con strati differenti che esistono in piani e universi differenti. Purtroppo questo non solo accade ma addirittura ci sono correnti di convinzione simili alle tempeste di sabbia che portano tumultuose e gratuite complicazioni che inquinano e occultano completamente la cristallina visione di origine. Partiamo infatti da una sorgente interiore assolutamente pura e non contaminata che ci consente di seguire il volo di una rondine, l’espandersi di una nuvola, abbiamo istinti che determinano la nostra spontaneità… quella che ci fa chinare verso il profumo di un fiore, quella che ci fa sorridere, gioire, divertire, godere…

    Invece qualcuno deve sempre etichettare, imporre la propria disciplina, misurare, circoscrivere, studiare, dettagliare, calcolare… ma quando si metteranno i loro manuali del perfetto imbecille in una zona rettale maggiormente adatta e preposta ad accoglierli..?

    Quando potremo correre in uno spazio non definito di libertà superiore in cui tutto accade e si manifesta nella sua totalità, nella sua bellezza senza il degradante e polveroso interferire di questi sciacalli dell’anima? Le persone preposte allo studio delle nostre componenti spirituali sono per loro evidente natura in antitesi con la spiritualità stessa: certamente si raggiunge il massimo livello antitetico quando parliamo di teologia e scienze spirituali: nel momento stesso in cui siamo nel campo scientifico siamo già fuori, in conflitto con quello spirituale… è qui che si inabissano le anime più fragili, è qui che nascono le più drammatiche ignoranze, le discipline più inutili e devastanti, le religioni e i relativi fanatismi… questa è l’officina delle debolezze, la fabbrica che distrugge i sogni! Il mondo scientifico, i libri, i testi, gli studi, le ricerche… devono girare al largo dal nostro spirito, molto al largo! L’evoluzione interiore non sta certamente nel caricare sempre più la nostra anima di un bagaglio materiale ma se proprio vogliamo fare un lavoro non semplice in un’era in cui la comunicazione globale diffonde e propaga boiate stratosferiche ad ogni livello e in pochissimo tempo, l’unica possibilità di sopravvivenza è lo scarico, il decongestionamento, il decondizionamento, lo svuotamento, la pulizia… rimuovere le croste, le calcificazioni indotte dai processi educativi e culturali, distinguere ciò che occorre per il nostro benessere di tipo materiale e denudare completamente il nostro “IO”, spogliarlo, pulirlo, lucidarlo, riportarlo a quella brillantezza di origine che ancora oggi è possibile vedere chiaramente solo nei primi mesi di vita di un bambino… ecco… quando tornerete a sorridere con la stessa, gioiosa immediatezza, senza fare calcoli se state sorridendo a una persona buona, cattiva, senza preoccuparvi di tenere il muso e apparire seri… sì… perché ci sono persone così evolute che si preoccupano persino di alterare la propria espressività e darsi un tono duro, chiuso, tenebroso, serio… Il capolavoro lo si ottiene rincorrendo il mito della “persona seria” ma vogliamo parlarne un attimo? Il nostro obiettivo dovrebbe essere quello di diventare incapaci di ridere e sorridere, divertirci e gioire? Ma dove sono i veri pagliacci? Non si nascondono forse dietro queste splendide maschere di presunta saccenza, saggezza e cultura…???
    Ma sì… è chiaro, luminoso, solare… è tutto qui, in fondo, il trucco ridicolo e patetico di queste anime di ghiaccio, statue di argilla senza ricami emotivi, senza vasi sanguigni, senza cellule cardiache… è tutto qui…

    Decongestionatevi da questa melma indotta da fanatici indottrinatori che si arrogano con disarmante ignoranza e stratosferica presunzione di demolire le nostre aree sensibili più profonde e delicate… difendetevi voltando le spalle ai loro codici, alle loro formule, ai loro rituali… mandateli a contare le onde del mare, così saranno impegnati per qualche miliardo di anni, o a misurare la traiettoria delle nuvole, così si metteranno li con qualche migliaio di computer collegati tra loro e si divertiranno a produrre dati su dati e la smetteranno di occuparsi di strati che non sono di loro competenza… Quando vedete questi lugubri essere che si millantano di godere capacità scientifiche o conoscenze di qualunque genere in ambito spirituale, limitatevi a respirare con amore, socchiudere gli occhi e sognare… loro purtroppo non sanno farlo, sono come dei mendicanti che al semaforo vi supplicano di avere un gesto di carità, misericordia, sono accattoni, straccioni, poveri, veramente e stupidamente poveri… Lasciateli nella loro stessa polvere, annebbiati nella loro stessa ottusità… lasciateli fare in fondo sono innocui se non gli date la possibilità di accedere al vostro patrimonio emotivo… loro passeranno la vita a fare ricerche, calcoli, studi, cazzate di ogni genere… li riconoscerete per l’assoluta assenza di sorriso, per l’espressione caduca, infelice, triste, per l’immorale serietà, per la fanatica esigenza di capire, capire, conoscere e capire… lasciateli lì per favore…

    Voltatevi verso il sole, verso il cielo, sorridete, siete vivi… vivetevi…

  • 14 settembre 2011 alle ore 11:10
    Aria di libertà

    Come comincia: Rifletto, ragiono, elaboro, penso, cammino… mi soffermo a guardare le sottili nubi lontane, giungono dall’orizzonte spinte da questo vento tropicale e si scompongono, si ricompongono, vanno e vengono e continuano ad andare, venire, creando dal nulla forme gassose sempre diverse, silouhette curiose, a volte divertenti, alcune sembrano animali, altre sembrano simboli… sì.. certamente lo sono…

    come possiamo noi umani limitare sempre tutto quello che non è scientificamente dimostrato al “sembra” … ?

    e chi può permettersi di decidere cosa “sembra” e cosa, invece… “è” ?

    La scienza, la scemenza, la deficienza, la neurodegenza, gli abitanti di Piacenza, un pescatore con la lenza? Ma che cazzo stiamo a dire… ? perché la scienza non prova scientificamente a dimostrare che tutto ciò che non è scientificamente dimostrato non esiste? Voglio vederli io sti cazzo di cervelloni che riempiono gli alambicchi e le provette infette dei loro virus materiali e spesso coltivati in loco per propagare qualche nuova forma influenzale per poi rifilare qualche milionata di vaccini inutili alla popolazione avicola, ovicola, bovinica, suinica, umanica… Prendono le loro belle ricette, il peso specifico delle loro spalle ricurve… il diametro del proprio globo oculare rinsecchito e già che ci siamo anche un paio di bigini riassuntivi delle grandi leggi fisico-matematiche, qualche parallelepipedo e mezzo chilo di logaritmi, per non parlare poi di quelle utilissime tangenti all’infinito o di quelle equazioni lunghe sette chilometri con decine, centinaia di passaggi che ci vuole 4 ore a risolverle e poi hanno come risultato: “i” ossia impossibile… ma che cazzo di uno stracazzo di boiate sono ste cose?

    Vengano questi malati di cancro matematico, algebrico, algoritmico… questi deformi handicappati ingolfati, intossicati di formule, tabelle, risultati, esperimenti, certezze… sì… certezze… ogni 2-3 anni qualcuno scopre la certezza successiva ma nel frattempo quelle sono le certezze…

    la certezza dell’incertezza, ecco di cosa stiamo parlando…! Vengano questi dotti luminari che si ammassano in seminari e laboratori, in centri di ricerca e sotterranei a prova di sisma apocalittico… vengano a vedere, leggere il linguaggio del cielo, del vapor acqueo, mi diano la formula, la risposta, la prova, la conferma, la scientifica dimostrazione di queste forme… provino a misurarle… si spostano continuamente, si espandono, si dividono, si sfilacciano, si agglomerano, non c’è formula, sapete perché?

    Perché sono libere!

    Le nuvole sono libertà, spazio di muoversi nello spazio, sono movimento, aria libera, forme e contorni indefiniti modellati dalla libertà espressiva dell’universo, dal linguaggio di un cuore cosmico che non ha bisogno della scienza, né della deficienza umana, per creare l’amore…

  • 11 settembre 2011 alle ore 12:42
    Spazio musicale

    Come comincia: Racconto figurato nato dal biologico incrocio di analogie emotive

    I fili dipinti nel cielo, sono come lo spartito del mio cuore... senza note, senza tempo, senza melodia...

    Osservando i cavi dell'alta tensione ho avuto uno strano sussulto, prima li ho fotografati poi li ho studiati, esaminati, visti come uno spartito, senza note musicali... finché ho notato un merlo o una cornacchia attraversarli e così, in me... solfeggiavo... annotando come il volo dipingesse nel cielo delle note... una melodia...

    fa...do...la...mi...

    lì ho capito che per suonare una grande opera è importante avere un grande spazio, un grande tabulato... il problema non è scrivere diesis, bemolle, toni e semitoni, crome o semicrome, ma avere lo spartito in cui dipingerle...

    Ma poi le note, da dipingere, da scrivere… non c’erano, era tutto vuoto, nulliforme, indipinto, il pentagramma vergine collegava la mia solitudine al silenzio, il deserto al rimbombo metallico delle pareti disadorne, della stanza disabitata e spopolata…

    Niente musiche nel cielo, niente nuvole d’amore, tramonti impalliditi, germogli rinsecchiti, terra arida e radici d’argilla, rami fossili, sangue coagulato nelle condotte forzate prive di energia e scintille genetiche…

    La prima nota che scriviamo sullo spartito non è altro che un puntino, un cerchiettino tondo, una macchiolina sulle righe che rappresenta il principio, l’inizio di un’opera…

    Ecco perché è preziosa una lucina che scrive le prime note, imposta la chiave di basso anziché quella di violino o quella diatonica... penso che qualunque grande progetto sia nato da un grande spazio... per creare un grande spazio occorre tempo, per fare una grande operazione di sgombero... Per una grande opera occorre un grande spartito... le note, le parole, i colori nascono dal cuore. Lo spartito le accoglie, tutto qui…

    Ora posso alzare lo sguardo, sorridere alla magica fusione tra fantasia e realtà, tra segni e disegni, aprirmi alla creazione della vita, della storia, del tempo, dell’amore…

    Il primo puntino è solamente lo starter, il solista, il principio d’assolo solitario che solitamente chiama a sé il seguito del racconto… è la lettera Maiuscola del caporiga, il primo passo, il primo gradino… il primo fiore nel giardino…

    Ora il cielo può danzare… le rondini volare, planare tra l’erba e le schiuse autunnali per comporre la straordinaria sinfonia, la melodia.

    Navigatore disperso nelle nebbie oceaniche, tra gli iceberg delle rotte polari, contro scogliere che si frappongono tra le rive diverse di paesi lontani… viandante senza mappe né sentieri, viaggiando verso la Terra di Mezzo, con intorno gli alberi del bosco, cornici di montagne e barche all' orizzonte... Sto divinamente immerso nel desiderio di immergermi...

    Dialogo con le nuvole, delirando al cielo nuoto tra le rocce, raccolgo onde di montagna 2.000 metri sopra le acque...

    esploro l'universo alla ricerca del baricentro assoluto tra il nulla e il tutto, scogliera sulle nevi, ghiacciaio di sabbia, immerso e sommerso in quei pensieri d'amore riservati solamente a un'aquila dorata, figlia del firmamento...

    Pensando, sognando, immaginando, dipingendo... Gabbiani e aquile volano tra nuvole rosa che sorridono, volano e si incontrano, si incontrano e si amano... Acque color china, inchiostro naturale, scritture antiche, scrittori, scrittrici...

    Vedo solo quello... un cielo senza nubi... una Terra senza ostacoli... come possono le vipere serpeggiare dubbi, infangare le sorgenti, annidarsi con i portavoce delle tenebre, partorire letame spirituale e concimare il regno dell'amore con questa sporcizia esistenziale...?

    Volo oltre... verso un mare lontano, dove ogni onda è uno schizzo dorato, spumante degli angeli, segnali di vita...

    Sfuggito al mondo, ai demoni oscuri, ai serpenti a due teste... rifugiato in Paradiso per cercare ponti di luce verso una nuova era geologica... mi collego ai sentimenti del cielo affinché... nella notte delle stelle cadenti... una piccola meteora possa lasciare il firmamento per giungere a me... vieni figlia delle stelle... sono qui

    Vedo il ghiaccio sorgivo e tocco cristalli dorati, cime inviolate, vette irraggiungibili... anfiteatri di roccia, abissi di pietra, sono il centro di gravità assoluto in un perfetto sistema di equazioni naturali... vieni a sorgere, sgorgare, scioglierti e saltellare... dove sei sorgente di neve...? le mie labbra... sono assetate....per accoglierti, ospitarti in me... amarti...

    Ho chiamato un grande arcobaleno... e i suoi colori si sono dipinti davanti alla mia finestra... ho chiamato una grande magia... e piccole ali d'argento sono volteggiate nel mio cuore... scrivi nel mio cielo, le tue parole d'amore...

    Il cielo che ti piange addosso è lo stesso che ti fa schiudere le ali sui suoi colori d'acquarello, che ti offre un ponte di gocce d'acqua da galoppare ... è lo stesso cielo che ti nasconde la luna, luna che io sto rimirando in questo momento, tre quarti di miele da leccare, da tuffarsi dentro e naufragare.

    Così accadono le magie, così nascono le fiabe, le favole, i sogni che cambiano il corso delle acque rendendo fluido e armonioso il greto dei ruscelli, limpido lo strato atmosferico da oltrepassare per giungere alla terra del sogno, magico schermo su cui abbiamo proiettato a lungo i fotogrammi tridimensionali della nostra vita…

    Magiche dita fatate ricamano, scrivono, il pentagramma prende vita e la vita ha una nuova forma, una base orchestrale per eseguire canti, cantici, canzoni, voci modulate, liriche, sinfoniche, odi, poemi, elegie, sonetti e componimenti poetici, sentimentali, magnifici e straordinari…

    La danza si compone riga per riga, pagina per pagina, uno, due, tre, tanti, decine di punti, puntini… disegni, puntini dorati, disegni, lucine rosse, disegni, messaggi, messaggini, risposte, tante… tante domande, tante risposte…

    Ammiro l’opera di una potente creatura che dispone amore ai miei occhi, al mio cielo, rondine tra le rondini volteggia dolcemente nel nido scaldando le mie cellule cardiache con un battito d’ali, mi immergo tra le sue piume e mi addormento mentre lo spartito suona il tango dell’amore, la marcia nuziale, love story, momenti di gloria, je vais… je viens… entre tes reins…

    Spesso mi dimentico di alzare lo sguardo mentre cammino ma quando lo faccio scopro prospettive insospettabili e tocchi di cielo inimmaginabili.

    Ora mi sveglio all'alba e vado in cerca di ghiaccioli da sciogliere con i miei raggi... e da domani… camminerò con il nasino all'insù e in punta di piedi, consapevole che sto per imbattermi in un grande sogno… volare immobile, piopeggiare silenzioso tra la quiete del lago e l’illusione di libertà che canta… in un limbo dove tutto pare possibile e al tempo stesso irraggiungibile…

    La stessa cosa, vista e ascoltata da occhi e trombe d’Eustachio differenti, acquista una posizione, un’angolazione, una prospettiva, un valore, un significato sempre diverso… dipende dove siamo collocati, in quale piano d’ascolto ci troviamo, in quale piano di pensiero… sono strati sottili che dividono le anime tra loro cercando di amalgamare cavernicoli ad artisti, farfalle con sciacalli, poeti e prostitute, non è facile, non è chiaro, non è semplice, non è immediato…

    Un giorno fotografavo un cespuglio e cercando con l’obiettivo macro di cogliere, scoprire dettagli nuovi o nuove angolature, trovai decine di dolci coccinelle che nidificavano sotto le foglie, quasi invisibilmente dimoravano ovunque, nell’attaccatura dei ramoscelli, tra le spire dei bordi, dei piccioli, degli steli, tra le venature e le pieghe vegetali, sfruttavano ogni forma per deporre microscopiche uova, accoppiarsi, accasarsi, annidare, vivere, amarsi… un micromondo armonico popolato di particelle silenziose… un universo a sé… parallelo e impalpabile, impercettibile…

    Un contadino si avvicinò incuriosito a me che armeggiavo intorno al cespuglio e io, con gioia, lo resi partecipe della mia straordinaria scoperta… ma quello che per me era un meraviglioso regno dell’amore, per lui era solamente un maledetto parassita da debellare e, con mio estremo disincanto, seppellì rabbiosamente le coccinelle in una pestifera nube bianca di insetticida…

    Questo spiega che anche se tutto a noi sembra chiaro, evidente, luminoso, per altre anime che vivono in strati diversi dello stesso universo non è così… tutto è diverso: quello che vedono, quello che pensano, quello che fanno, quello che conoscono, quello che amano…

    Scoprire che non siamo i soli a dipingere note del cielo grazie al volo delle rondini è come approdare su un pianeta abitabile dopo aver vagato anni, decenni, nel vuoto più assoluto… sapere che esistono forme di vita compatibile, condivisibile, è un magico premio al nostro istinto di sopravvivenza che ci ha sempre portato oltre, a rialzarci dopo le cadute, a rivestirci dopo che ci hanno spogliato, a risorgere dopo che ci hanno sconfitto…

    Ora compaiono sempre più rondini, sempre più note, ora che abbiamo trovato lo spartito e gli interpreti possiamo eseguire, compilare, ascoltare, riprodurre, suonare, cantare, danzare… musica… musica della vita… musica dell’amore…

    Le parole a volte escono dal cuore perché qualcuno con una buona luce le ha deposte con amore...

    Fili di fuoco, invisibili trame di luce attraversano la notte, scivolano tra le stelle per entrare nel cuore... un cuore... l'unico cuore... ♥

    Tu non devi bruciare del tuo stesso fuoco, devi scaldare chi ti ama, chi ama la tua anima anche attraverso la tua arte...

    Mi concentro sui sogni, sulle emozioni, sui sensi risvegliati, sarà come prendere tra le mani la mia anima chiusa in una sfera di cristallo e tentare di interpretarla...

    Il mio albero era senza foglie, ora verdeggia e carezza il vento, mette gemme anche se arriva l'autunno e scioglierà la neve durante l'inverno…

    Certamente possiamo amare nei sogni, sognare di amare, vivere sognando, amando... ... vivendo... desiderando... volando, coltivando, alimentando, accendendo, ascoltando...

     

    Va tutto bene, qualunque cosa sia... amore... o pazzia...

    Dissonante, ma funziona !

    E che poesia sia...

    ♥ ♥

    www.paologoglio.com

  • 01 settembre 2011 alle ore 16:40
    Blob...

    Come comincia: Blob….
    di Paolo Goglio

    Blob…

    (…) blup !

    Blob…

    Scusate la monotonia del dialogo ma, sapete…
    ( che palle )
    Non è che ho molte cose da dire…

    Ovvero… le avrei ma non ho il linguaggio, riesco a pensare ma qui… quaggiù… l’unica lingua, l’unico idioma… è questo…

    Cracra… Blob… Blup…

    Cosa ci posso fare… ? io ho spesso la sensazione, la percezione di poter esprimere anche altri argomenti… ma qui è così… devo adattarmi al livello di percezione del mondo in cui mi ritrovo, che senso avrebbe parlare di argomenti o concetti, quaggiù… che non siano il Blob, il Blup… il Cracra.. ?

    No no tranquilli non sono pazzo, non io perlomeno è che qui, intorno a me ci sono solo girini, rane, rospi, batraci bavosi che passano il loro tempo così… a cazzeggiare nell’acqua melmosa sul fondo del pozzo, ogni tanto sparano fuori la lingua prensile e si degustano qualche zanzara o, quando va di lusso, una cimice, un calabrone, una cavalletta… Che vita intensa, vero..? Nascono che sembrano degli spermatozoi giganti, grigiastri, ciechi, gironzolano nel liquame paludoso e, come disse il buon Darwin, progrediscono…

    Molti umani ne avrebbero così da imparare, qui, qui in fondo, quaggiù… imparare a progredire ad esempio, o imparare a modificare, crescere, evolvere, evolversi… invece loro stanno lì fuori, nel loro mondo selvatico, nella giungla di asfalto, nelle tane di cemento e marmo, con infissi di pregio e tanto, splendido meraviglioso caos… io no… ero, sono diverso…

    Così mi hanno sbattuto, qui, in mezzo ai girini, alle rane, qui nel pozzo, quaggiù, a vedere il cielo attraverso un piccolo foro alla sommità, tutto qui ma d’altra parte i diversi, quelli che pensano, sentono, ascoltano, ragionano… cosa stanno a fare là in mezzo… la società umanica è fatta per accogliere gli ottusi, i superficiali, la maggior parte della gente galleggia, e per la maggior parte intendo il 99%... galleggia e non rischia di annegare ma gode solo della superficie dell'acqua. Non sa che immensità gli abissi celano e non osa nemmeno alzare il capino per guardare in aria, il cielo, l'oltre perchè è tanto comodo galleggiare senza scomporsi.... Ma chi s'immerge anche una sola volta, poi non sarà più lo stesso e non potrà fare a meno d'immergersi ancora e ancora e sempre più giù.... fino a dover combattere poi per riemergere e aspirare a volare verso quell'oltre…

    Blob… Blup… è giusto così…

    Non sono un principe e neppure una marmotta: uno di quegli esseri letargici che vive di etichette e francobolli, anime dormienti che faticano a pensare, esprimersi… al massimo leggono, riportano nozioni altrui… ma chi crea? Chi produce? Chi pensa? Chi altera le cose di origine per plasmare nuove soglie di conoscenza? Volete  ritrovarvi in un mondo di marmotte addormentate con i denti da castoro buoni solo a rosicchiare il legno e creare argini e dighe per rinchiudere lo sviluppo delle anime in un  fossato? Dove la mettiamo la fantasia, la creatività… dove incanaliamo l’amore…? Pensate forse che un domani possa scorrere nelle case come se fosse energia elettrica o acqua potabile? Ma neanche per idea! L’amore è una energia libera, non è rinnovabile perchè non può essere consumata, venduta, creata né distrutta… le rane qui la sanno lunga e anche i girini… sono tutte convinte di essere principi o principesse vittime di un sortilegio e sapete cosa vi dico…?

    “Hanno ragione !!!”

    Almeno… spero tanto che abbiano ragione…

    Blob…

    Blup…

    Ogni tanto mi va la melma di traverso…. BluP !!!

    Lo spero, appunto… perché anche io pensavo di essere un principe, avevo la mia principessa… sognavo… amavo, pensavo persino di essere amato… accettato, come uomo o come rospo, non saprei… non so più quale sia il mio vero punto di origine, ma poco importa…

    Se sono uomo era una donna, se sono principe era una principessa, se sono rospo era una rana… se sono un girino era una girina… che ne so? Cosa cambia?

    Ormai…

    Blob…

    Resta il fatto che sono qui… in fondo al pozzo…

    E lei chissà… avrà messo la corona a qualche altra anima da infangare… chissà qui, tra tante rane, tanti girini, c’è persino qualche salamandra… chissà quante vittime di questo sistema umano incapace di amare… questo sistema che sa solamente ferire, colpire, degradare, nascondere, omettere, alterare, infangare, occludere, reprimere, occultare, fingere, ingannare… sì

    È un inganno, grande, enorme , colossale !

    L’inganno di chi finge di amare e sotto sotto ti scava la fossa, ti spinge qui sul bordo del pozzo al chiaro di luna, ti bacia dolcemente e intanto, con noncuranza, ti spinge giù…

    Precipito, precipitiamo… e loro lassù osservano con falsa commiserazione…

    “Oops.. ohimè… il mio amore è caduto nel pozzo, poverino… bhe… significa che quello era il suo destino e il mio è cercare qualcun altro da consumare e… buttare…”

    C’è l’esercito qui sotto, di rane e rospi abbandonati, anime che passano l’eternità a dire:

    “Blob, Blup” e quando va bene … “Cra… Cra… “

    D’altra parte se sono stato scartato, abbandonato, gettato, rifiutato, sono certamente io l’elemento difettoso, il responsabile, il dannato, il condannato… per cui me ne sto qui…

    Blop…

    Qui nel pozzo, in fondo, a galleggiare e immergermi, per tornare a galla, reimmergermi, riemergere…

    Blup…

    E poi… è così bella…

    Sì… è bellissima, sono innamorato sapete?

    Come? Di cosa? Ma di lei… dell’unica cosa che posso vedere da quaggiù… LEI !!! la stella, che brilla nel cielo, un puntino dorato dipinto in quel microcerchio lontano che incornicia l’apertura del pozzo… è stupenda, la guardo sempre, la osservo, la… amo!

    Si… la amo… non posso amare una stella? Innamorarmi di un puntino giallo-oro e passare il mio tempo a guardarla, desiderarla… devo per forza fare come tutte le rane Blob-Blup tutto il giorno…? Ah si, dimenticavo che gli umani amano pascolare la propria anima in un gregge o in un formicaio… si ma ci sono anche le stelle, lo sanno loro vero? E io amo una stella, quella stella, l’unica che si affaccia qui, l’unica che posso vedere, l’unico ed ultimo appiglio, aggancio, la mia boa, la mia ancora, l’isola… su cui sogno di approdare, naufragare… così… passo tutte le giornate così… tutta la vita così…

    Blob…

    Blup…

    Quanto vorrei gonfiare le vele, caricarla sul mio vascello, sul mio veliero… lasciarmi guidare dal vento, caldo e armonioso, dell’amore…

    Lei brilla, lassù, dorata, si riflette qui, nella pozza melmosa in fondo al fondo del pozzo, si riflette… sulle acque e sulle onde del mare, degli oceani, scende a baciare i delfini, corre sulle ali dei gabbiani e vola, volteggia intorno alle scogliere, alle acque di smeraldo… cavalca dall’alba al tramonto spruzzando sale e amore, sabbia e conchiglie, accarezza i frutti di mare e li depone sul suo cuore… anch’io, anch’io voglio volare a lei, riflettermi, entrare nel suo nucleo, fondermi, distillarmi nella sua anima pulsante e divenire osmotica presenza dei suoi raggi, anch’io voglio travasare il mio sangue nel profumo del cielo, giocare a creare nuove costellazioni, nuove galassie, prendimi… raccoglimi… sono quaggiù… mi sentiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii

    Sono quaggiùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùù

    Blob…

    Blup…

    Ùùùùùùùù blob… ùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùùù

    Blùùùùùùùùùùùùùùppppp………………………………………

    Era veramente da stupidi illudermi, pensare che una stella, così lontana, così bella, così luminosa, così dorata… potesse trovare il tempo, il modo di guardare quaggiù… in fondo a questo anfratto umido e marcescente, pietre rivestite dagli escrementi dei ratti di fogna, muffa fetida e liquami, ragnatele, gocce che cadono dal cielo come lacrime e si spengono nell’eco delle pareti cilindriche, infinite…

    Blub….

    Era bello sognare, sognarti, pensare, illudermi, amare, toccare, toccarti, scaldare… scaldarmi… era stupendo ma in fondo era semplicemente l’ultimo… l’ultimo appiglio, l’ultimo gradino, l’ultimo salvagente, l’ultima luce…

    Sognavo… di toccarti…

    Sognavo… di baciarti…

    Poi chiudevo gli occhi e nel buio sentivo solamente odor di lacrime, profumi amari e il silenzio desertificante del nulla, del vuoto, dell’attesa…

    Attendere cosa? La metamorfosi? Che mi spuntassero le zampettine e imparassi a fare anche io CRA CRA …? Sì… ci ho provato, ho persino baciato dei rospi bavosi, delle rane appiccicose, abbracciato girini e ingoiato larve di libellula e ninfe di mosca effimera… niente da fare.. mi fa tutto schifo, vomito, provo rigetto, disgusto, non riesco a collocarmi nemmeno qui, nemmeno quaggiù, non c’è posto per me… non c’è posto… è tutto inutile… lei è altrove a progettare nuovi delitti, il mondo è fuori, lontano e non mi interessa, proprio non mi interessa ritornare lì, in mezzo alle sabbie mobili delle anime mascherate, io non recito, mi spiace… prendo la mia luce e me la porto quaggiù… restino gli altri nel loro gioco di ombre, ombre cinesi, scatole cinesi… per ogni difetto, per ogni errore, ogni nefandezza costruiscono una cornice, una scatola in cui nascondere tutto, un cassetto e così costruiscono la propria evoluzione… io nella città dei cassetti non ci vivo !!!

    Si tengano loro questo eterno carosello, questo carnevale senza fine, questa recita di fine anno, saggio del loro misero degrado… anime che pullulano di ideali, intenzioni, promesse e premesse, dipingono e mentre colorano nascondono sotto il tappeto la loro sporcizia, mentre scrivono poesie infarciscono i giardini di erbe infestanti, spargono uova di serpente e nidificano nelle sorgenti contaminandoli di ignobile veleno, sporcizia… io non sto al gioco… mi sottraggo e mi ritraggo, resto quaggiù, nel silenzio e nel vuoto… preferisco il fondo del pozzo al teatro dei burattini… anime legnose ricolme solamente di segatura e letame che si fanno manovrare dai grandi sistemi sociali, culturali, religiosi, filologici, storici, protostorici, patriottici, politici, religiosi, paranormali, paranoici e paranoidi… ma verranno le lame del destino a falciare questa foresta abusiva di piante infestanti, arbusti parassiti che sanno solamente avvolgersi sul tronco altrui, senza un minimo di sostegno, di struttura ossea, incapaci di protendere le loro fronde al cielo, di scavare le radici nel terreno… a nulla attingono se non alla superficie acquea delle loro pozzanghere spirituali, in cui seminano germogli di spazzatura per vivere in una immensa discarica priva di amore, priva di luce, senza cuore né anima…

    Certo non mancano i fiori nel giardino, le erbe aromatiche, le bandiere della pace, i tappeti colorati, le essenze profumate, le candele romantiche e la luce soffusa dell’inganno… sirene del demonio attirano i marinai nel loro cuore, catturandoli con labbra di fuoco e unghie affilate, artigliano il cuore, lo strappano, banchettano…

    E poi…

    Quel che avanza lo scaricano qui… quaggiù…

    Blub…

    … E avanti un altro, un altro ospite, un altro invitato a cena, al banchetto… un altro aspirante al pozzo dei desideri non realizzati… arriverà anche lui, arrivano tutti qui, quelli scartati, rifiutati… già lo vedo.. lo sguardo spento, le labbra piegate al suolo, la testa afflitta, la schiena ricurva… già ne percepisco il latrato, sta già ululando pugnalato al cuore, così senza ragione… pur di saziare la centrale termoelettrica che ha bisogno di energia altrui, non essendo in grado di vivere di luce propria…

    Ma tu esisti… tu brilli… i fuochi, l’alba, le poesie, i sogni… sogni che volano alti, altissimi… fino a te… sì… fin lassù… al tuo cielo, a quel raggio di luce che mi guida fuori da qui… mi indica la strada, la rotta, millimetricamente tracciata nell’atmosfera come un fascio di luce coerente, come un laser perfettamente collimato con il mio cuore… monocromatico filo dorato ti seguo, ti ascolto, vengo volando nello spazio per unirmi e fondermi a te… paladini dell’amore… nello spazio catartico cristallizzano le polveri plasmatiche della nostra anima, avviene una fusione, nei fili dell’alta tensione compaiono le note, il tempo, la scansione ritmica dell’esistere che risuona… vibrante esperienza di fulmini d’amore, tempeste vulcaniche, scie incandescenti…

    Blob… Blup…

    Non ne posso più di stare qui, con le rane nello stomaco, le schegge nel cervello, chiuso, tappato come una pentola a pressione…

    Ho voglia…

    Ho bisogno di…

    Sì… proprio questo ho voglia…

    Proprio….

    Questo…………

    Mi sento esplodere, scoppiare, non ce la faccio più a tenermi, contenermi, trattenermi… Esplodooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo

    I vulcani islandesi, giapponesi, filippini, indonesiani, peruviani, messicani, caraibici e siciliani impallidiscono improvvisamente di fronte alla inedita potenza eruttiva di questa risalita di magma e polveri infuocate, gas  e vapori lavici, placche rocciose e metalli basaltici fusi in un immenso camino di combustione che improvvisamente libera tutta la sua energia viscerale per raggiungere la stella dei suoi sogni… il pozzo del cratere vulcanico esplode deflagrando la propria camera magmatica in un’apocalittica, devastante nube ardente di desiderio, di amore, passione, luce, calore, colori, rosso… arancio… giallo… colori caldi, caldissimi, roventi, brucianti…

    Il vulcano raggiunge la stella in alto… nel firmamento galattico in cui brillano le anime sincere, i frammenti di luce, i riflessi dorati che non hanno paura di amare… volare, sognare…

    Per questo ancora oggi quando abbiamo un sogno o un desiderio guardiamo lassù, ci rivolgiamo a loro… alle stelle, loro hanno la chiave segreta per entrare nello scrigno, nel nostro cuore…

    <3

  • 30 agosto 2011 alle ore 14:00
    La Terra degli Specchi

    Come comincia: Si… sono ovunque, gli specchi… ovunque ci sia un riflesso, reale o immaginario, una proiezione della nostra mente, del nostro cuore o della nostra anima… qualcosa si materializza: è l’immagine, speculare rispetto alla dimensione originale… ma non sempre è identica…

    Non possiamo sapere in quale realtà, in quale strato dell’Universo stiamo vivendo, in quale anello o arco temporale, in quale segmento storico, in quale collocazione cosmica… ognuno ha la sua percezione della realtà, del tempo… ma nessuno può sapere se siamo parte di un insieme o se, al contrario noi siamo l’insieme e tutto il resto è parte di noi…

    Siamo noi i protagonisti e il mondo è un dettaglio…? Così dovrebbe essere per ogni singola unità individuale, per ogni singola peculiarità esistenziale… in realtà siamo in tanti, tantissimi e per questo nascono i gruppi, le comunità, le associazioni, consociazioni, unite da ideali e progetti comuni, bandiere e classi, ideologie, idee, progetti e programmi: l’umanità si fraziona in più strati e ognuno si colloca da qualche parte, riflettendosi in persone con caratteristiche simili per visione, pensiero, ascolto, gusti, carattere, esigenze…

    Il mondo diventa così un pianeta non più omogeneo e uniforme, ma stratificato, lamellare, una tessitura simile a quella dell’alveare in cui ogni cella combacia con quelle limitrofe e ospita individualità affini.

    Muoviamoci ora in questa Terra degli Specchi, proviamo a camminare, esistere, lavorare, dialogare, pensare, fare domande, cercare risposte, evolvere, pensare, ascoltare, riflettere… si… appunto… ragionare, meditare, fare… riflessioni…. Si dice così… proprio perché ci specchiamo intimamente con la nostra anima e ci autoconfrontiamo, ci autoverifichiamo, ci autovalutiamo… lo specchio è posizionato al centro del nostro IO e lo chiamiamo coscienza:  quell’area consapevole che ha lo scopo di approvare, disapprovare, moderare, modificare, soppesare tutte le nostre percezioni.

    La coscienza è nostra, non altrui, e tutte le interferenze provenienti dai sistemi educativi, culturali, sociali, morali, scolastici, lavorativi, etnici, religiosi, storici ( ecc… ecc… ecc… ) rischiano di deformare la nostra percezione, il nostro spirito, i nostri veri valori, le nostre certezze, la nostra stabilità… Ecco perché a fronte di confusione generata da fattori esterni e imprevisti, quali dei bruschi cambiamenti nella nostra vita, delusioni o perdite, sofferenze o malori, ci chiudiamo nel dolore, nella riflessione, ascoltiamo e cerchiamo persone con cui confrontarci… i nostri riflessi stanno modificando, non sono più gli stessi di prima… certezze prima acquisite e funzionali ora destabilizzano, il sistema interiore crolla e possiamo anche crollare… abbattuti, stesi, distrutti…

    Ma ci si rialza, ci rialziamo… è solamente una riflessione… tanto più lunga e impegnativa quanto più sarà il salto evolutivo che intendiamo fare… entriamo in noi e a volte questo avviene quasi meccanicamente, bloccandoci, chiudendo le porte di comunicazione con il mondo esterno proprio per evitare insidie, confusione… solo le persone fidate ora avranno accesso alle nostre aree emotive, siamo particolarmente fragili e confusi quindi il traffico viene ridotto, limitato esattamente come avviene quando si verifica un incidente. La zona viene circoscritta, protetta e sorvegliata, accedono solamente le persone autorizzate e si cerca di garantire tranquillità, privacy, silenzio, spazio…

    Nei momenti difficili tutti noi entriamo nella Terra degli Specchi, in questo straordinario regno interiore dove cavalchiamo nelle nostre praterie, entriamo quasi in coma vegetativo, ci assentiamo dalla realtà e galoppiamo nella nostra savana, cerchiamo tra le mille pieghe della nostra anima le mappe per orientarci meglio, navighiamo, affrontiamo tempeste e maremoti, osserviamo le stelle, il sole, la luna… cerchiamo riferimento nelle cose certamente acquisite, definiamo delle boe cui ancorarci, prendiamo nota della posizione degli arcipelaghi, delle isole su cui naufragare in caso di emergenza… ci isoliamo, appunto… come dei marinai che stanno ricalcolando la propria rotta, esploratori degli abissi e dei gran canyons più profondi, chiudiamo i contatti con il mondo esterno e ci dedichiamo alla missione più esaltante ma anche difficile… riscrivere, riscriverci, trovare nuove strade, nuovi percorsi, osservare quelle aree inesplorate, affrontare paure, fantasmi, draghi, demoni… più andremo a fondo e più ci scontreremo con timori e mostri orrendi, blocchi granitici, monoliti inamovibili, fortezze inespugnabili, terre desertificate, rocce taglienti, acuminate, eserciti da combattere, gladiatori da sconfiggere, rivolte e sommosse, tutto quello che viene comunemente definito… lato oscuro. Ma oscuro non significa privo di luce, anzi… è proprio dietro queste zone d’ombra che si celano le risposte più straordinarie, potenti, entusiasmanti, illuminanti…

    E dove potrebbero altrimenti nascondersi le risposte se non dietro alle domande… ?

    E dove potrebbe altrimenti nascondersi la luce se non dietro il buio… ?

    Quelli che cercano scorciatoie, affidandosi alle esplorazioni altrui, bypassano la propria ricerca interiore, si affidano a mappe improprie che vengono distribuite cella per cella, a tutte le persone affini per gusto, o problematica esistenziale. Questo non comporta nulla di male, anzi… proprio perché l’Universo ha questa struttura lamellare, ci sono persone che percepiscono l’1% della totalità e individui che al contrario giungono alla percezione totale, al 100%.

    E’ evidente in questo caso che chi ha una soglia di percezione minore vive in uno strato di tipo galleggiante, superficiale… non è un difetto come lo si ritiene, semplicemente sono posizionati in quello strato, lontano dalle profondità… a loro basta spesso una parola, una caramella, un diversivo, leggere una frase o recitare una preghiera piuttosto che una qualunque filastrocca per sistemare le cose… è un’ottima posizione: la loro vita è certamente semplice e felice! Le cosiddette persone “semplici”

    All’antipodo ci sono gli esploratori estremi, capaci di rinchiudersi al mondo esterno anche per giorni, mesi, anni… hanno un solo scopo, un solo obiettivo, un solo traguardo: toccare con mano, con la propria mano, la vera luce… non quella luminescenza eterea ed impalpabile che viene venduta da falsi maestri o saputelli di vario genere: la vera luce è una… una sola… è la propria luce, il proprio riflesso. Nessuno può darcelo, dircelo, donarcelo e meno che mai vendercelo, purtroppo la maggior parte delle persone non sa entrare dentro di sé… annaspa in una pellicola simile alla tensione superficiale, quella che ti impedisce di annegare ma anche di emergere, stanno lì e accendono la tv, la radio, leggono giornali o libri, testi, riviste, si caricano di pensieri e immagini non proprie e con questo sistema galleggeranno in eterno…
    Ripeto, niente di male…

    Condanno al tempo stesso con estrema decisione i millantatori di false ideologie, chi specula sulla salute psicofisica delle anime galleggianti, chi approfitta del dolore altrui per vendere o propagare false cure, falsi rimedi, false ricette, false soluzioni… avere chiara la percezione a strati dell’Universo non significa poterne abusare: ognuno deve rispettare ognuno… non c’è un meglio o un peggio, gli abitanti degli strati superficiali hanno il dono della semplicità e non hanno, al contrario, l’ampiezza esistenziale dei grandi esploratori… tutto qui… così come c’è chi bagna i piedi sulla riva del mare e chi parte in solitaria per il giro del mondo… La tranquillità dei primi è l’ossimoro dei secondi… la correlazione sta nella diversità, nella biovarietà, nel livello di evoluzione della propria anima…

    Questo porta a pensare che le anime più antiche siano quelle capace di entrare nelle profondità più remote, inesplorate, il grande buio, le grandi paure… esattamente lì dove tutti fuggono, loro entrano a spada tratta per affrontare… l’unico modo per vincere  non è fuggire, ma combattere… la battaglia interiore è dura, durissima.. non c’è un confine… si conquistano spazi sempre più ampi e poi si va oltre… oltre ancora…

    La Terra degli Specchi è lo strato più remoto degli abissi dell’anima…

    pochi osano avventurarsi laggiù, pochissimi… quasi tutti condannano, temono, esulano, fingono, guardano altrove, giudicano, recitano odi o litanie, si attaccano a ricettine infantili o soluzioni preconfezionate… quale terribile, drammatico sperpero di risorse esistenziali !!!

    Nella Terra degli Specchi navigano, corrono, lottano, volano e combattono grandi, eroici guerrieri interiori, spiriti dotati di straordinaria capacità di ascolto, visione, analisi… anime acute e ipersensibili che conoscono tanto e cercano il tutto… forti della propria esperienza dipingono il loro territorio, le loro mappe, trovano schegge dorate, pietre preziose, smeraldi, topazi, li ripongono nel loro scrigno e continuano, a cercare… erranti viandanti della vita, dell’amore… non cercano luce perché sono… luce… non temono l’oscuro perché non lo vedono come tale, sono gli altri a definire buie alcune aree, quelli che non hanno una propria luce interiore sufficiente a rischiarare le ombre… si fermano sul bordo del cono, del cratere… e tornano indietro…

    Nella Terra degli Specchi le anime si riflettono, continuamente, in un gioco di immagini, risposte, sogni assoluti, elevatissimi, luminosissimi… bisogna avere molto coraggio per guardare, guardarsi, riflettere, riflettersi… è molto più semplice pascolare sempre nello stesso prato, nello stesso gregge… ma una volta fuori dal recinto è impossibile tornare indietro… il richiamo della libertà, della conoscenza, della consapevolezza, della luce interiore, non concede ripensamenti, dietrofront… è un senso unico irreversibile perché è un cammino verso le vette più elevate, verso valori e tesori inestimabili.

    Nella Terra degli Specchi è possibile guardarsi, entrare in se stessi… mettere a fuoco delle aree invisibili e via via mappare tutto il territorio, annotando le cose buone e accantonando quelle negative, o dannose.

    Per questo non è possibile tornare indietro sui propri passi, perché c’è la precisa consapevolezza di dove porta il cammino e nessuno è così stolto da ripetere errori o riaffrontare difficoltà già superate… il cammino esperienzale è la strada più difficile, dolorosa e complessa che ci sia ma è l’unica che porta a sé stessi…

    Qualunque altra strada porta a un Sé modellato e adattato secondo alcuni stereotipi di vario genere… non tutti possono concedersi il lusso di viaggiare in questa Terra… sono molto presi dalla carriera ad esempio, dall’accumulare tondini di metallo o banconote, sono molto presi dal proprio aspetto esteriore, dalla loro età… non c’è mai tempo ormai per viaggiare dentro di sé… non ce n’è più… per questo proliferano tanti palliativi, tante tecniche, discipline, ce ne sono migliaia… migliaia !!! ma è terrificante… !!!! Poiché non c’è il tempo di mettersi davanti ad uno specchio e riflettersi… si sposano discipline e metodologie di ogni genere, per non parlare delle relative presunte cure… !!!

    Ora non mi interessa attaccare questo sistema che produce infelicità, spreco, malessere, quanto piuttosto osannare i grandi paladini dell’amore che vivono e popolano questo magico, straordinario regno…

    La Terra degli Specchi è il regno delle verità, della bellezza, dell’amore… riflessi dorati si propagano ovunque rischiarando le ombre di vera luce, luce del sole, calda e viva… i colori si materializzano in giganteschi archi arcobalenici… brillano le acque, le onde del mare, le stelle, brilla la luna che si riflette in coriandoli d’argento e brillano gli occhi quando ascoltano tutto questo… il cuore si trasforma in un grande tamburo che lancia un richiamo divino… sensuale tamtam si propaga in ogni viscera fin quando le vibrazioni si allineano alla perfezione… ora  guardando nello specchio vediamo un’altra persona, è il nostro riflesso… ora siamo due diamanti purissimi dalle mille sfaccettature,  uniti da una forza superiore ci amalgamiamo nell’insieme e ci ameremo per sempre…

    Così… nascono le stelle nel Grande Firmamento…

  • 16 agosto 2011 alle ore 16:09
    Fiocchi di cenere

    Come comincia: I fiocchi di cenere scendevano ancora dal cielo affumicato sulla savana bruciata, baobab carbonizzati, acacie polverizzate… l’erba arroventata e fumante agonizzava sotto il sole tropicale e gli animali in fuga si erano rifugiati in ogni anfratto, ogni possibile riparo dalle fiamme che avevano travolto il loro territorio, la terra selvatica in cui tutto e tutti erano parti di un perfetto insieme, equilibrio alimentare, vegetale, minerale, elementi dell’acqua e dell’aria, fenicotteri e aironi, gazzelle e zebre, gnu, elefanti, giraffe, babbuini, farfalle e leopardi… facoceri e bouganvilles, fiori del pane, fiori del fuoco… distrutti dal fuoco stesso… difficile respirare, acre e pungente il monossido asfissiante impestava l’aria… il vento dondolava gli ultimi lapilli e le nuvole portavano pioggia benefica, ristoro, salvezza, speranza… rinfresco… cadevano le gocce di temporale mentre i fulmini illuminavano per l’ultima volta lo squarcio ferito e devastato…

    Giungeva la notte…

    Saliva la luna, argento, sereno, luce vivida, brillante e selvaggia sulle terre denudate… scheletri vegetali imploravano le stelle, pozzanghere di pietra, carbone, carbone ovunque… polvere e ceneri… cenere e polveri,  fiocchi… granelli…

    I due cuccioli terrorizzati ansimavano ancora, da ore, raggomitolati e intrecciati uno sull’altro, tremavano sconvolti, traumatizzati dalla fuga, l’abbandono, la casa, la famiglia… tutto disperso, tutto smarrito, solo l’angoscia, la solitudine, la disperazione, poi… la piccola tana in cui rifugiarsi, il pelo morbido, estraneo e rassicurante… zampettine da stringere, cuore da ascoltare… buio, tanto buio e nessuno osava fiatare, respiravano solamente… stretti, vicini, pelo nel pelo, corpo a corpo, cucciolo e cucciola…

    Quanto tempo…

    Ore… forse… giorni…

    Nessuno osava allontanarsi dall’altro, uscire dal riparo, vedere cosa accadeva, fuori, nel mondo… troppa paura… le fiamme avevano scolpito nelle loro viscere il disegno dell’orrore più tremendo, orrendo, terrificante… paralizzati nel loro spazio sotterraneo, respiravano… in silenzio… vicini…

    Ancora ore… forse giorni…

    Si accarezzavano, iniziavano a conoscersi, leccarsi, scaldarsi e confidarsi, aprirsi e fidarsi, si davano vita, si rianimavano, si riaprivano, si rialzavano… uscirono all’aperto, osservando il tappeto grigio che ricopriva il loro regno, distrutto, scomparso…

    Lei lo spinse dolcemente con il musino, come per dire… “Andiamo… facciamoci forza…”
    Il manto grigio, maculato, le orecchie appuntite, il naso sottile, gli occhi sensuali e malinconici… “Andiamo via… dobbiamo trovare un nuovo regno, una nuova terra, dobbiamo fuggire da qui…”

    Lui accartocciava lo sguardo spento e umido… il pelo dorato rifletteva i raggi del sole equatoriale… erano due cuccioli, diversi, uniti da un destino comune, dall’esigenza di unirsi per sopravvivere… iniziarono a camminare verso un orizzonte lontano, solamente erba, terra, rocce… nessuna forma di vita, nessun habitat, nessuna pozza per dissetarsi, nessun branco da cacciare… lei stanava i topolini della prateria, lui si nascondeva acquattato sul terreno e li aggrediva, fulmineo, felino… banchettavano insieme, dividevano il cibo e camminavano, insieme, alla ricerca del proprio futuro…

    Non sapevano chi fossero, cosa fossero, erano solo insieme, uniti e congiunti… ognuno parte dell’altro, si integravano, stavano bene, facevano tante, tantissime cose insieme… notte e giorno, sempre insieme…

    - Guarda… se l’acqua è pura, limpida, possiamo specchiarci, vederci, rifletterci, leggere in noi, entrare forse nella nostra anima e capire chi siamo… -
    - Tu sei dorato, come i raggi del sole, forse sei suo figlio… sei bello, luminoso, forte e soprattutto… mi doni tanto, tantissimo calore, mi scaldi il cuore, accanto a te sono serena, felice, sorrido e non mi manca nulla… -
    - Tu sei argentea, come la luna risplendi dentro di me… illumini la notte con gli occhi brillanti, come stelle… forse sei sua figlia… -

    Figlio del Sole… Figlia della Luna…

    Erano perfetti uno per l’altra, tutto era perfezione… magia… giocavano e correvano, si inseguivano, dormivano e crescevano, scoprivano l’erba e i fiori, le ragnatele illuminate dai primi raggi dell’alba… dialogavano con tutte le creature e stabilirono di accasarsi alle soglie della foresta che garantiva cibo, vicino a una sorgente per dissetarsi… un perimetro di rocce per rifugiarsi, proteggersi, vivere, abitare…

    - Io non potrei fare a meno di te… sei tu che illumini la mia giornata, il mio risveglio, il mio cammino, sei la scintilla che mi ha scaldato il cuore, la compagna della mia vita, sorella, madre e luce al tempo stesso… Amo sentire il tuo pelo morbido, i tuoi odori, le tue movenze, seguire le tue orme, stanare le tue prede, dividere con te il cibo, il tempo, il giorno, la notte… -
    - Anche a me piace il tuo pelo color del sole… solamente non capisco, alcune cose… certe volte ho la sensazione di essere contro natura, andare contro il mio modo di essere… non so se sia giusto o sbagliato stare insieme, non so se sia questa la mia strada… so che anche io, tuttavia… non posso fare a meno di te…-
    - Se non puoi fare a meno di me significa che stai bene, stiamo bene insieme… quindi come può essere sbagliato..? il bene è una cosa giusta… come le farfalle colorate che si posano sui petali per dare vita a nuovi frutti… come le lacrime del cielo che ci dissetano e alimentano le sorgenti, gli alberi, la terra… il bene è nella luce del sole e tu sei la mia luce, il mio riferimento… sto bene con te… come posso decidere diversamente… il bene è nel bene… dentro di noi sappiamo perfettamente quando stiamo bene… o quando non lo siamo…-
    - Sì… hai ragione… sento che sto bene, stiamo bene… poco importa se la mia natura mi grida nelle viscere, urla che devo strappare ciò che amo, ciò che desidero, ciò che sento… il bene è bello e io voglio restare nel bello, nel bene, insieme a te… non voglio perderti, allontanarmi, lasciarti, voglio un nostro insieme… anche se… -
    - Non c’è un se… Figlia della Luna… c’è il nostro spazio, la nostra libertà, il nostro potere di scegliere, in libertà… dove vogliamo essere e con chi… io ho già scelto, forse il destino ha scelto… a volte percepisco un disegno, la trama di una storia scritta, per me… e io seguo i segnali che mi giungono dal cuore… lascio scorrere le cose, lascio che accadano… non so chi sono… non so chi sei… ma nel mio cuore tu sei una grande Regina e solamente questo per me ha importanza, ora… -
    - Sì…è difficile capire chi siamo, quali siano le nostre origini, le nostre radici… di sicuro siamo diversi, quasi opposti… ma forse è proprio per questo che stiamo così bene insieme… ci… completiamo… ci integriamo, quando sono vicino a te ho la percezione del tutto, non mi manca nulla, sono fortunata… sei la mia metà… l’incastro perfetto…-
    - Dammi la zampa, ora… buonanotte… mia Regina…-
    - Buonanotte, dolce Re…-

    Gli animali migravano, le terre rifiorivano… il Figlio del Sole e la Figlia della Luna, congiunti dalla solitudine, uniti dall’abbandono, sposati nello smarrimento… erano una coppia felice, assortita, serena, gioiosa…giocosa… contavano le stelle, rincorrevano le nuvole arricciate nel grande cielo dell’equatore… una volta immensa con l’orizzonte lontano… tanto spazio per saltare sui tronchi di baobab, scivolare nel fango insieme agli ippopotami, ai cuccioli di coccodrillo… inseguire le scimmiette che dondolavano tra una palma e l’altra, snidare le quaglie o correre ringhiando nella terra dei fenicotteri, che si alzavano in volo a migliaia, dipingendo traiettorie rosa, onde ricamate sul tessuto azzurro dell’atmosfera…

    Lo sciacallo si aggirava da tempo intorno alla loro tana… i suoi denti carognivori pregustavano nottetempo il gustoso piacere di affondare nella carne principesca del Grande RE… banchettare con il piatto più prelibato… cibarsi del cadavere più succulento, appetitoso, ghiotto, goloso… troppo facile mangiare i resti di gazzella, spolpare gli avanzi di zebra, le ossa di gnu… gli scheletri di antilope… il Figlio del Sole… il leone… era in cima alla catena alimentare, l’anello più elevato, alimento assoluto…

    Gettò una palla di fango nella loro sorgente, rimase ad aspettare…

    Figlia della Luna giunse per raccogliere l’acqua… la vide intorbidita, alzò lo sguardo, lo sciacallo era in attesa…

    - Brava… è ora di alzare, finalmente lo sguardo, verso il cielo, verso la luce… la vera luce… è ora di scoprire, capire chi sei… la tua natura… la tua missione… è ora di crescere, imparare, evolvere… -
    - Chi sei… perché l’acqua non è più limpida…? –
    - Non devi più farti ingannare dai riflessi ingannevoli… la purezza è ingannevole, non esiste! Devi guardare solamente dentro di te… io so chi sei! –
    - Ma io… credo… che la sorgente fosse limpida, sincera… pulita… pura… Chi sono io… realmente… ? -
    - Tu sei figlia della notte… come me… io e te dobbiamo unirci, allearci… saremo imbattibili, invincibili, forti, unici, potenti… luminosi… Devi lasciare il felino dalla criniera d’oro… lui non è… non può essere il tuo compagno di vita…! –
    - Ma cosa stai dicendo… come puoi pensare queste cose, affermarle? Noi stiamo benissimo insieme, abbiamo tutto, siamo felici…-
    - Ti inganni, Figlia della Notte… lui è un Leone… Tu sei una Iena… siete diversi… lui è ingenuo, presuntuoso, superficiale… tu sei la perfezione, devi sedere al mio fianco… sarai la mia Regina… -
    - Ma io sono già… la sua… Regina… -
    - Uccidilo…!-
    - Ma non posso… è il mio RE! –
    - Sarò io il tuo re…! –
    - Ma come.. perché dovrei fare una cosa simile…? –
    - Perché è questa la tua natura… E’ questa… e io sono qui per schiarire il tuo cammino, illuminarti… non è questo che cerchi? Luce, chiarezza…? Le senti quelle ombre dentro di te…? Indicano che non sei te stessa, rincorri un modo di essere che non ti appartiene… Non sai, NON PUOI essere fedele, buona, sincera, non puoi allearti, devi tradire, colpire alle spalle… questo facciamo noi… mangiatori di carogne… siamo animali notturni senza sorriso, la morte altrui… è la nostra vita… -
    - Io… non so bene cosa fare… sono confusa…-
    - Chiamalo… alla sorgente… digli di guardare il proprio riflesso nell’acqua… non vedrà nulla… non potrà capire… lo attaccheremo da dietro, lo azzanneremo al collo. Sarà un attimo… -

    La Iena fece quanto richiesto… forse accecata dal suo desiderio di luce, chiarezza, forse ammaliata, sedotta, manipolata… Attaccarono il Leone che per un’ultima volta, prima di morire, la guardò negli occhi…

    - Come puoi farmi questo, come può essere… che nel nostro bene ci sia tanto male… ? –

    - Sono solamente me stessa… tu me lo hai impedito… mi hai costretta ad essere diversa da quello che sono… il tuo non era amore, era interesse, hai approfittato di me… mi hai impedito di esprimermi, hai reso la mia vita confusa, instabile, fragile… ora è giunto il momento di rinascere… trovare la mia strada… un nuovo re… -

    - Hai gettato fango dove c’era amore… non mi interessa più… … … vivere… -

    La iena e lo sciacallo banchettarono tutta la notte sul cadavere del leone, lo sbranavano avidamente… cibo eletto, carne regale, principesca, sopraffina…

    Al mattino i raggi del sole illuminavano gli avvoltoi che depredavano gli ultimi lembi di pelle dorata, scarnificato e senza più sogni… lo spirito del leone si spense nella palude dell’infamia, nelle sabbie mobili dell’inganno, nel vuoto assoluto…

  • 06 agosto 2011 alle ore 11:00
    Lasciatemi in pace...

    Come comincia: Quanto mi piace girarmi e rigirarmi... il riposino è il mio passatempo preferito... si sta bene qui... comodo, confortevole, silenzioso, buio... tranquillo, veramente tranquillo...
    Non molto spazioso a dire il vero, ma per riposare è il top: destra o sinistra è tutto imbottito, sopra e sotto, pure... certo potevano mettermi delle pantofole!

    Che senso ha mandare uno al riposo eterno con le scarpe eleganti, la cravatta... la giacca? ma non potevano lasciarmi qualche album di fumetti, un paio di videogames... un pc a manovella... bho... niente solo sta crocettina da tenere in mano e sta corona di fiori... che idea! dopo neanche due giorni erano già tutti appassiti, adesso sono qui decomposti e marcescenti che impestano l'aria... si aria... ce ne fosse un filo... non chiedo tanto... ma neanche quella! puzza, sì... quella non manca,  per fortuna devono avermi fatto qualche trattamento al sistema respiratorio e non ho più bisogno di inspirare, espirare... così non sento i cattivi odori e riposo meglio... sì perfettamente bene!

    Il riposo perfetto direi, nessun disturbo, nessun sogno, e nessun incubo, neppure quel monotono tumtum del cuore che batteva e pulsava, neppure il noioso fastidio degli arti addormentati, sbadigli, stiracchiamenti, tutto superato ormai, quella è storia del passato...

    O forse è il passato che è passato?

    E quelli lassù che danno a noi dei cadaveri? ma si vedono allo specchio? camminano con i loro tristissimi ceri, cerini, lumini, fiori e crocefissi, le mani giunte a fare? cosa si aspettano che mi risveglio e torno su ad abbracciarli? ma hanno un'idea di quanto sono decomposto e impresentabile... voglio proprio vedere se mi alzo un attimo quanti pezzi si staccano... NO! sto qui buono e immobile e continuo a farmi i miei comodi, comodo, comodissimo, immobile direi...
    A sentire le ginocchia sulla lapide, lo straccetto che ripulisce la pietra... ma cosa me ne importa a me se la tomba è pulita o impolverata? ma è proprio vero che certa gente non sa mettersi l'anima in pace... io qui sto da dio... non ho bollette da pagare, nessuno con cui litigare, non c'è traffico, nessuno mi tira le lenzuola, non devo lavorare, neppure andare a fare la spesa, a scuola, a lavoro, preoccuparmi di nulla perchè sono già io il nulla, nel nulla... ma cosa credete? è un affare stare qui... riposo, riposo e ancora riposo...

    Una specie di vacanza eterna senza fare nulla, con vista ultraterrena sull'aldilà...
    Chissà però magari era meglio farmi incenerire e dissolvere nell'aria? mha... io qui non ci sto male però in effetti magari le mie molecole in polvere si sparpagliavano e la sensazione poteva essere carina...

    Comunque non serve piangere sulle proprie scelte anche perchè... non ho più lacrime!
    Sì... neanche quelle, non è fantastico? Loro, lassù continuano a piangere ma per cosa? Tanto da qui mica mi ripiglio! Pregano che cosa? che mi risveglio? ma io ho sonno... tanto, tantissimo sonnoooooooooo un sonno.... mortale...

    Ci dormo eternamente... qui così... questa sì... che è pace....

    Bli bli bling blang blang........

    Bli bli bling blang blang........

    No!!!!!

    ...........

    Bli bli bling blang blang........

    Ma perchè.......................

    Bli bli bling blang blang........

    Bastaaaaaaaaaaaaaaaaaa

    Bli bli bling blang blang........

    No, la sveglia noooooooooooooooooooooooo che palleeeee

    Bli bli bling blang blang........

    Che sveglia di cosa...? E' sabato... chi ha puntato sta ca**o di sveglia...?

    Bli bli bling blang blang........

    Ahhhhhhhhh

    Bli bli bling blang blang........

    Pronto............................. ?

    SIIIIIIIIII
    BUONGIORNO SIGNORE SONO L'ADDETTO NUMERO 123456 DEL SERVIZIO CLIENTI DEL SUO GESTORE DI RETE MOBILE CHE IN BASE ALL'ARTICOLO 7654321 DEL DECRETO LEGGE 9876 DEL 12 MARZO 2007 VALIDO FINO AL 30 LUGLIO 2087 HA IL PIACERE DI COMUNICARLE CHE IL NUOVO PIANO TARIFFARIO LE CONSENTE DI INVIARE 1768 SMS AL PREZZO DI MILLESETTECENTOSSESSANTOTTO CON UN RISPARMIO MENSILE PARI AL COSTO DI UNA TELEFONATA DA RETE FISSA SENZA SCATTO ALLA RISPOSTA A MENO CHE LA CHIAMATA PROVENGA DA UN OPERATORE DI RETE ABILITATO AL SERVIZIO DATI E IL VOLUME DI TRASFERIMENTO SIA INFERIORE AI 15GIGA AL MINUTO NON E' STRAORDINARIO? PER ACCETTARE QUESTA IRRIPETIBILE PROPOSTA DEVE SOLAMENTE PREMERE 15 VOLTE IL TASTO CANCELLETTO, 12 VOLTE ASTERISCO E POI INSERIRE 44 VOLTE QUESTA SEQUENZA NUMERICA: 73845918347648583272832746525428764863266821284202847 DOPODICHE' NEL GIRO DI POCHI MESI IL SERVIZIO SARA' ATTIVO E AVRET....

    Click....

    "Ma lasciatemi in pace....!!!!"

  • 06 agosto 2011 alle ore 1:16
    E' la fine...

    Come comincia: Salgo perchè amo salire, lo amo capite...?
    Cerco il cielo, azzurro, le nuvole, chi mi chiama lassù... chi è? chi c'è? non sono dei, non sono santi, non sono le cime... eppure sento
    c'è qualcuno...
    non ho l'attrezzatura, non ho nulla, non ho più nulla...
    non posso neppure voltarmi, regredire, discendere... dietro di me il vuoto
    E davanti solamente la parete, di roccia, cristallo, lo specchio...
    Devo scalare, salire, arrampicare, cerco il primo appiglio, le dita, afferro e mi inarco, sollevo, mi alzo, più su... così... un passaggio, uno spuntone, un piccolo supporto per la punta delle scarpe... ancora su...
    lentamente
    costante
    in ascesa verso il cielo esplorandone millimetro per millimetro la parete
    il nudo della pietra umida...
    Profumo di ghiaccio, silenzio assoluto, il vuoto.. il vento... le nuvole sotto di me che salgono per avvolgere, avvolgermi, non vedo più nulla... come posso salire verso il cielo se le nuvole mi chiudono lo spazio?
    Come posso liberare le mie grida se vengo soffocato?
    Devo giungere al cielo, devo farcela...
    Anche se non vedo nulla... anche se sono stanco, affaticato, la mano è incerta...
    Ecco...
    L'appiglio che cercavo, lo prendo, mi slancio verso destra e salgo...
    salgo...

    NO

    NOOOOOOOOOOOOOOOO

    Si stacca...

    La roccia....                                  si staccaaaaaaa....   si sbriciola.... resta nelle mie mani...

    Decompattata, sabbia, polvere... non ho equilibrio e cado nel vuoto, vado al suolo, al nulla... scendo....

    Scendo alla Terra...

    Precipito

    Immagini e blackflash ammortizzano il mio terrore... non ho funi nè sicurezze...

    AAAAAAHhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh

    Aria che mi frusta il viso, mi strappa gli abiti... 

    CADOOOOOOOOOOOOooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo

    l'attimo immortale che richiama alla mia mente le memorie di tutta la mia vita, ricordi e riflessioni di anni interi, rivivono a migliaia nei miei occhi, rivivo... è straordinario no? mentre cado rivivo tutto come un film, rianalizzo miliardi di cose, episodi... forse la mia corteccia cerebrale, la materia grigia sentono il bisogno di riformattare il sistema nella speranza di cambiare l'esito?

    E' una specie di antivirus finale per cancellare i pensieri malvagi, i malware?

    E' bellissimo, un film iperaccelerato in altissima definizione e 4D senza occhialini, con effetto vento e effetto gravità... sì... la gravitààà non è stupendo pensare che la Terra mi attira? mi vuole a sè? Un intero pianeta mi chiama a spiattellarmi sul suolo, è fantastico no?
    Arrivo, Madre Terra, arrivo... oooooooooooooooooo

    Sono passati pochi millisecondi... quanti ne resteranno, quanti...???

    Avrò il tempo di pregare...? e per quelle faccende là come posso farle a sistemarle adesso? ci sono problemi irrisolti, ma vi rendete conto che sto cadendo dalla montagna e rischio di diventare una polpetta irrisolta?
    Come può essere il suono onomatopeico di un millisecondo?
    t

    i

    c

    Così? cosa dite? scusate ma sono un pò di corsa e vorrei essere sicuro di non dimenticare nulla...

    AAAAAAAAAaaaaaaaaaaaaa

    Ecco, quello che sì che è un buon ricordo, che momenti... sì... fantastico, quasi mi dispiace spiaccicarmi così quando potrei essere li... tra le sue braccia... baciarla.... sfiorarla... peccato, sì... lei non è qui e io sto precipitandoooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo

    t

    a

    c

    Che volo ragazzi, questa me lo ricorderò... o forse no...? bho non so come funziona nell'aldilà, certo che se potrò raccontarlo a qualcuno sarà interessanteeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee

    Magari ho ancora due millisecondi, che poi corrispondono mi pare a duemila microsecondi, o addirittura a dumilioni di nanosecondi? bhe se fosse? migliaia, milioni... meglio pensare al tempo espresso in nanosecondi... sì... è decisamente più confortante... quanti ne avrò? magari due-tre miliardi... sìììììììììììììììììììì miliardi di nanosecondi tutti ancora da vivere, godere, mentre cado ho ancora certamente qualche milione di nanosecondiiiiiiiiiiiiiiiiii

    Sai che non so se tenere gli occhi chiusi o guardare? dove sarò? quanto manca? e quella volta là che mi è scappata un bestemmia, come la mettiamo... me la sconteranno, sarò perdonato? e poi ci sarà veramente tutta questa storia del paradiso e del purgatorio? si... cioè... nel senso che l'inferno proprio non lo prendo neanche in considerazione... si

    è vero che qualche impurità ce l'ho...

    però.... più o meno.. insomma... volevo dire che penso ci siano tanti peccatori più peccatori di me... io in fondo cos'ho di grave da confessare? e se non lo confesso dici che mi beccano?

    AAAAAAAAhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh

    t

    i

    c

    Dovremmo esserci, dai, rilassiamoci, stiamo calmi, sarà tutto molto rapido e indolore... spero almeno, credo... non dovrebbe fare molto male... sentirò per qualche nanosecondo le ossa che si frantumano e poi dovrebbe finire lì... un pò qui e un pò lì... certo che se sotto ci fosse un lago proverei anche a buttarmi... e se ci fosse una pietra affilata che mi affetta? non è molto carina l'idea.... magari un prato, atterro, rotolo, faccio due capriole nell'erba e corro via...

    Apro le braccia

    Dischiudo le ali...

    Uno strappone violento, un urto... risalgo...

    Si risalgo, al cielo, planando...

    Lo spazio si apre davanti a me, risalgooooooooo... posso volare, planare, volteggiare, sìììììììììììì c'è il sole oltre le nuvole... è un sole fantastico, non ho mai visto un sole così splendente...

    Azzurro, splendente... tutto splende e sono vivo, sto volandooooooooooooo

    Aria, vento, passate nelle mie piume e gonfiatemi di energia, datemi la spinta per gridare, urlare... sbatto le ali, robuste, forti, mi accarezzo il volto, stringo gli artigli...

    Passo dietro il picco infuocato dai colori del tramonto... che vista straordinaria.... giro, vorticoso nel cielo, amo girare, in tondo, rotondo, girotondo.... ma ora sono stanco...

    o forse stanca che ne so...? come si chiama il maschio dell'aquila...?

    Voglio tornare nel mio nido e farmi una bella dormita...

  • 05 agosto 2011 alle ore 20:23
    Il tubo di Tubik

    Come comincia: Invenzione dell’anno per 1.550 anni consecutivi, Oscar del passatempo ambiguo per lustri interi, medaglia d’oro per 48 edizioni consecutive alle Olimpiadi del gioco non lineare, Nobel per la fisica, la matematica, la bioingegneria inframolecolare 100 anni su 100…  Un intero palazzo adibito a conservare ed esporre in sana presenza tutti i riconoscimenti, i premi, le insignità vinte, ricevute e recepite da questo sensazionale e geniale nonché polivalente elemento di svago: il Tubo di Tubik.

    Non si sa se l’inventore del Tubo fosse qualcuno chiamato Tubik… o se l’inventore di Tubik fosse qualcuno chiamato Tubo.

    Fatto sta che intere generazioni di Teste Quadre sono impazzite per questo gioco moltopiuche gioco, per questo svago moltopiuchesvago, per questo rompituttelemeningi che ha stravolto integralmente economia, assetto commerciale e angolo di incidenza del magnetismo locale.

    Nel Quadrilatero di Quadrakistan: quattro isole quadrate disposte a quadrilatero nel mar Quadrato (cosiddetto per le caratteristiche onde quadre che consentono agli abitanti locali spettacolari  evoluzioni sui tipici rettosurf locali (cosiddetti per la caratteristica capacità di planare ad angolo retto sulle onde quadre)).

    In Quadrakistan la gente è vissuta da sempre senza particolare attenzione né al divertimento né al passatempo divertente, e men che meno più che lo più.

    La parte occipitoparietale di questi abitanti, a conseguenza di questo, si è sviluppata secondo la più diffusa forma geometrica locale: il quadrato, assumendo nei secoli dapprima sembianza parallelopipeidale poi, via via che il mio amico Darwin sviluppava le sue gags sull’evoluzione della specie, ecco che il cranio locale ha assunto la definitiva forma quadra che tanto ora lo caratterizza. 
    Da qui il famoso detto: - Testa Quadra! – che indica una persona con la testa quadra.

    Lineamenti quindi un po’ spigolosi, accentuati peraltro da baffi e sopracciglia pronunciati perfettamente perpendicolari alla tangente del naso; questo per fortuna solo nelle donne.
    I maschi invece hanno sviluppato le famose palle quadre che fanno da cornice ad un elemento organico previsto per la riproduzione sessuale un po’ complessa, invero, in quanto anch’esso quadrato.
    Questo impone che il coito locale sia monostile: un prontuario prontamente diffuso dalla diocesi locale illustra l’unica possibile posizione per realizzare opere di riproduzione della specie e lì, neanche a volerlo che ti entra in un modo diverso, anche perché eventuali altri buchi disponibili hanno la stessa rigorosa geometria.

    Più semplice, certo, ma poco creativo anche se in mancanza di alternative la monotona posizione del Pintoretto (noto autore di quadri sulla paesaggistica del luogo che per primo ne aveva raffigurato su un depliant la dinamica calcolando esattamente l’angolo di incidenza della cappella rispetto al coseno clitorideo) era comunque considerata un fantastico ed irripetibile momento di esplosione interiore.

    La vita in Quadrakistan era certamente semplificata da un insieme di usi, costumi ed usanze, in parte dovute alla precisa e rigorosa linearità di cose e persone, in altra parte dalla mancanza di stimoli, forme diversive di piacere o di interesse, desideri, idee, ideali, obiettivi della popolazione indigena.
    Sotto un cielo stellato dalla vaga sembianza cubiforme, le quattro isole disposte a quadrilatero erano caratterizzate da grossi massicci cubici centrali, spruzzati di neve dal cristallo quadro, poco adatta per sciare ma utilizzata tuttavia per la realizzazione di semifreddi tipo cubo-profiterol, quadro-gelato, sorbetto-4lati.
    Gusto rigorosamente ed esclusivamente pancarrè.

    Grande attività sportiva agonistica: ogni quadrimestre si svolgeva un quadrangolare di cubismo, l’unico sport praticato e quindi molto seguito in cui i giocatori, disposti secondo il famoso schema 2x2=4, facevano strisciare un cubo di cuoio sul quadrato di gioco sinchè il cubo stesso entrava nel quadro di una delle due s-quadre. A quel punto veniva assegnato un lato alla squadra autrice del punto: al quarto lato lo stadio esplodeva di gioia per la realizzazione del perimetro finale. A questo punto si tiravano i dadi e (pari o non-pari) si assegnava il vincitOre che in genere era una delle due s-quadre. A volte invece vinceva il pubblico ma non siamo ben documentati sul come questo accadeva.

    A scuola, tutto molto più semplice: in matematica e geometria poche formule essenziali per sapere tutto: area, perimetro e diagonale del quadrato erano gli unici argomenti affrontati. Per il resto: storia del quadrato, geografia locale, disegno di quadrati su fogli quadrati, psicologia del quadrato e sociologia quadrata dell’anatomia individuale.

    Piatto tipico locale le tipiche zollette di mais geometricamente ineccepibili: quadrate.
    I villaggi, su planimetria quadrata, erano divisi in riquadri a loro volta suddivisi in sottoriquadri: al centro di ogni sottoriquadro abitavano i migliori fotografi del paese, erano loro infatti, specialisti in inquadrature, a mantenere il controllo politico del paese: dei veri privilegiati! Gli era infatti concesso il particolare beneficio di avere una esenzione plenaria dalle spese di manutenzione dei calli sottoplantari dei rispettivi piedi.

    Per alcuni anni una ganga di malviventi aveva creato qualche dissapore all’interno della comunità: mettendo a soqquadro gli ambienti statali avevano infatti provocato panico e terrore ma poi tutto è tornato nel quadro dei quadri generali grazie alle milizie locali.

    Non sappiamo definire questo insieme come ideale o funzionale, ma di fatto la realtà del Quadrakistan e della sua gente era questa, un po’ monotona, o forse, semplicemente… troppo inquadrata per consentire un progresso sociale in linea con il passare dei secoli. Si poteva sicuramente fare di meglio ma mancavano al tempo stesso i presupposti geometrici per poterlo fare: tutto orbitava intorno ad un ristretto patrimonio di conoscenze fisiche, storiche, chimiche, culturali radicate nel tempo da sempre quale unico patrimonio conoscitivo del Paese.

    Mattone su mattone, cubetto su cubetto, dadino su dadino, Latoperlato (si pronuncia lato per lato e non lato perlato ) giocava sin da piccolo alle costruzioni destinate allo specifico uso di rompicapo: creava cubi di circa 100x100cm disponendo mattoncini cubici di manganato di titubo ( una sostanza chimicamente definibile come quadrato di manganesio con elementi di titanio cubico ) che andavano poi demoliti a testate sin quando il cranio non risultava sufficientemente fracassato; chi riusciva a rompersi il capo nel minor numero di tentativi stabiliva il rispettivo record prontamente omologato da una quadrigiuria di quattro giudici purchè probi e retti. Si trattava sicuramente di uno dei più diffusi passatempi locali ma a onor della verità erano rari i popolani che, intrattenendosi con questo trastullo, dichiarassero di ricavare particolare divertimento o piacere.
    Di fatto quello era e quello restava.

    Latoperlato devolveva i proventi derivanti dalla vendita del suo gioco all’associazione a favore dei venti stagionali ( da cui il termine ‘proventi’ ) : era una specie di cooperativa che studiava il moto delle masse d’aria attorno all’arcipelago con lo scopo di prevedere il tempo ( da qui il termine meteorologia, ma non sappiamo bene il perché di questo etimo ).
    In cambio di questa donazione pro-venti riceveva il diritto di respirare come meglio credeva: inspirazione ed espirazione o viceversa, come meglio preferiva: un autentico privilegio!

    Mentre collaudava uno dei suoi cubi eseguendo test di resistenza nonché crash-test con una riproduzione in scala reale di cranio di rinoceronte ortogonale però, scoccò una scintilla che provocò una insolita reazione negli elementi chimici che costituivano i mattoncini: ne derivò una catena di esplosioni incatenate con relative esalazioni di vapori e nubi tossiche che avvolse il Paese per circa sette settimane e mezzo ( da cui il famoso film ).

    Gli abitanti se ne stettero chiusi sigillati all’interno delle proprie abitazioni mentre si aspettava il termine di questa catastrofe ambientale, ma il peggio doveva ancora venire: quando infatti sembrava che le esalazioni tossiche legate alle esplosioni stessero per dileguarsi, ecco una improvvisa fiammata multicolore comparire nel cielo! 
    Le nubi si erano infatti condensate rifrangendo all’interno delle proprie molecole vaporose la luce del sole, e un incredibile fenomeno atmosferico lasciò salato lo stupore di chicchessia…

    Un arco multicolore balenò da un orizzonte all’altro delle quattro isole provocando fenomeni di isterismo collettivo ma, soprattutto, una destabilizzazione interiore di tutti i Quadrakistani letteralmente sconvolti alla vista di quella insolita forma contronatura: una specie di semiquadro senza angoli, senza spigoli, senza geometrico rapporto di linee perpendicolari tra loro! Impossibilitati a concepire questa incredibile astrazione dalle loro conoscenze storiche in molti caddero in un vertiginoso abisso di follia, esplose come un’epidemia un senso di panico turbolento e incontrollabile, ci fu persino una crisi economica che portò ad una rapida recessione generale: sembrava la fine!

    Latoperlato cercò di non perdere la testa e, quale responsabile di questo gravissimo episodio che rischiava di compromettere l’intero paese provò a studiare il fenomeno ma nessuno strumento era in grado di rilevare questa forma sconosciuta, darle una unità di definizione, misurarla, riprodurla, analizzarla…

    Il cubo di mattoncini di manganato di titubo si era pressoché liquefatto e ora, rapprendendosi, aveva una massa informe. Il peso specifico sembrava invariato, la densità molecolare pure, eppure una misteriosa logica impediva di definire qualcosa che, non essendo quadrato o cubico (quadrato per quadrato) esulava dal patrimonio di conoscenze personali. 

    Provò dunque a modellare l’impasto liquefascente a sembianza del misterioso ponte di luce multicolore che, pian piano, svaniva dal cielo: ottenne un oggetto impensabilmente strano, forse pericoloso: lo chiamò Tubo in quando derivato da un cubo di Manganato di Titanio, e cominciò a studiarne le mille incognite, quella forma tondeggiante che non concedeva la possibilità di rapportare un lato con l’altro… comunque lo giravi tra le mani era sempre identico, il sopra era uguale al sotto e sottosopra era identico a soprasotto!

    Un po’ intimorito ma al tempo stesso affascinato dallo spirito del ricercatore si barricò sconcertato da questa scoperta alla ricerca di un insieme di risposte: alla ricerca di un maledetto perché…

    Provava strane sensazioni nel guardarlo, nel toccarlo, nel farlo rotolare sul palmo delle proprie mani, nell’accarezzarlo, nel girargli attorno con lo sguardo e con la mente, cercando di specchiarsi come se potesse riflettersi in qualcosa di diverso, nuovo, sconosciuto eppure reale… nelle sue mani!

    Provava immense sensazioni, rivedeva la sua storia e la sua vita come scollarsi dal quadro in cui erano state dipinte, si rese conto che le proprie idee davano spazio a delle associazioni mentali più libere e ampie di quelle di sempre… Pensò fosse un oggetto capace di dare saggezza, sapienza e conoscenza, libertà e immaginazione…

    Lo mise sul mercato.

    Al centro della piazza locale in cui si svolgeva il mercato con relativo scambio di merci e beni, pose alcuni Tubi su di una bancarella… il popolo dapprima fuggì terrificato a quella vista ignota poi, con curiosità si riavvicinò prudente e quatto.

    Un bambino riuscì ad allontanarsi d’improvviso dalla propria mamma e ne prese in mano uno… gli cadde per terra, rotolò…!
    Stupore e paura, meraviglia e caos, ma il bimbo sorrise divertito, tutti lo guardavano… il Tubo rotolava ancora e tutti si illuminavano di nuovo. La bancarella fu presa d’assalto e i Tubi andarono a ruba.

    Latoperlato aprì un impero industriale sulla fabbricazione di questo gioco-passatempo incredibilmente ricco di sensazioni, stimoli, piacere…

    Con il Tubo di Latoperlato era possibile creare, vedere cose nuove, tenendolo in mano si eseguivano fantastiche operazioni di marketing multilivello, si vedevano con la propria immaginazione spettacolari film olografici, si studiava l’astronomia e l’astrologia, la meteorologia e l’orologeria, il tempo, la storia, la vita, l’anatomia, la biochimica, la biotecnologia infrasettimanale, lo spazio e l’energia, il proprio corpo, il proprio spirito. La mente si apriva a nuovi orizzonti, il desiderio di essere e di vivere, di vedere, capire, scoprire, riscoprire, liberarsi da un’unica ipotesi di soluzione esistenziale.

    L’impero di Latoperlato crebbe al punto che divenne un intero Stato autonomo e ricco: venne chiamato Tubik e, dopo essersi gemellato con varie località mondane in tutto il mondo tra cui Dalmine, comiciò ad esportare questo rivoluzionario prodotto ovunque riscontrando un successo pressochè universale.

    Questo spiega forse, perché, le Testequadre fossero così impazzite per questo oggetto semplice ai giorni nostri, ma interamente sconosciuto allora all’umanità intera.

    Si dice, leggenda o non leggenda che sia, che grazie a Latoperlato e alla sua geniale e coraggiosa scoperta, l’uomo abbia scoperto valori immensi per le sue chances di progresso nei secoli a venire: la possibilità di scoprire cose nuove, la possibilità di cambiare, la ricchezza delle mille forme di migliaia di cose, la diversità e la libertà, potersi esprimere, pensare, vedere, ragionare, aprirsi…

    Forse ancora oggi, prendendo in mano un piccolo cilindro anche di materiale plastico o di banale e volgare metallo, possiamo provare ad apprezzare molte cose che non vediamo… chiusi in una scatola inesistente che noi chiamiamo a volte abitudine… a volte esperienza.

  • 05 agosto 2011 alle ore 20:22
    Principessa delle acque

    Come comincia: Scendeva dolce e luminosa, trasparente, esile e sorridente… portava la luce dei propri tentacoli attraverso gallerie sotterranee che collegavano mondi lontani…
    Era un modo per unire il proprio sguardo, riflettersi nello specchio e scoprire nuovi colori… nuove forme…
    Assetata di colori scivolava nell’acqua… cercava i mille riflessi azzurri nel profondo mare, risaliva verso i colori del cielo e ricamava stelle dorate sulla superficie…

    Bello quando riusciva a dialogare con il mondo, attraverso l’ipnosi del suo linguaggio interiore… una specie di messaggio spezzettato come le trame di un mosaico, come le scaglie di un serpente cementato nell’universo, come una piccola opera d’arte che scalpellava la materia per dare vita a nuove forme, di vita… oltre la vita…

    Il fiume trasportava le piogge dell’autunno e le foglie raccolte tra monti lontani… lo spazio si restringeva, il bacino idrografico raccoglieva detriti, sabbia, ghiaia, rami, tronchi… spazzava le rive strappando argini e forme di vita vegetale… ostruiva le tane delle volpi che fuggivano alluvionate, le talpe soccombevano, i gufi volteggiavano confusi perdendo ogni riferimento di spazio, il cervo osservava sconfortato la palude che avanzava nel suo pascolo preferito e l’acqua era torbida, buia, priva di ossigeno e plancton…

    galleggiavano rifiuti e barche alla deriva, interi branchi perdevano il disegno del proprio schieramento sconfinando in acque proibite, abitate da predatori voraci che lasciavano dietro di sé solamente una lunga scia di lische spolpate e abbandonate…
    Il buio, il gelido freddo della notte totale devastava il regno delle meraviglie, oscurando la danza quotidiana della dolce principessa delle acque, imprigionata in un piccolo rifugio improvvisato, tra le rocce del fondo… oscuro…

    Racchiuse il proprio corpo in un minimo spazio, stringendosi a se in un abbraccio protettivo, ma il cielo era

    sempre più tempestoso

    l’acqua sempre più agitata e le tenebre sembravano eterne, infinite, incessanti… si chiuse ancora mentre la mente vagava nella luce dimenticata, nel chiaro riverbero di un sole divorato dal maltempo, cantava nella mente cercando ossigeno ma non c’era più l’elemento… perdeva il respiro, perdeva le forze, svaniva sommersa nel maremoto

    diventando parte di un’unica, travolgente onda d’urto che frantumava le scogliere schiumando distruzione, erosione… naufragando ogni cosa, ogni pietra, ogni forma di vita sulla riva … rabbiosamente divorata dalla rabbia di una natura ferita, delusa, umiliata…

    Fuori…
    Sulla sabbia…

    Trasportata avanti e indietro dai sussulti delle ultime onde… insieme al tappeto di alghe e conchiglie… ossa di seppia e frutti di mare, piccoli granchi capovolti, spezzati…

    Stelle… stelle nel cielo… stelle nel cuore, freddo, tanto freddo…

    Tanto…

    Tanto....
    Tanto freddo…

    Sembrava un fiore abbandonato sulla battigia… un germoglio caldo nell’abbandono della risacca, mentre la marea ritirava le sue energie e nel cielo…

    Stelle…

    Le stelle…

    Stella…
    Sotto le stelle… sotto il cielo limpido… la luna… l’argento… l’oro della notte silenziosa, l’aria, l’ossigeno…

    Stella senz’acqua, senza vita…

    Sembrava un petalo rosso adagiato dal vento, una pietra preziosa dimenticata dal tempo, maltempo, piccolo cuore pulsante in un deserto di vita, raggi di speranza, di luce… colori…

    Si apriva il cielo nei raggi di un sole troppo lontano, il mondo risvegliava la propria anima riflettendo brillanti note di armonia… era l’alba del nuovo giorno… un’alba serena e calda che riportava mille caldi colori nei mille tasselli del cielo…

     

    Era naufragato a lungo tra colonne di acqua inferocita, sommerso e riemerso, risommerso, emerso ancora… guidato dalla propria vita, dalla bussola spirituale della sopravvivenza ora usciva dalle ultime acque per abbandonarsi sulla sabbia, terrena, ferma, immobile… sfinito…

    Nella ricerca di un’ultima speranza vide…

    Rossa…

    Tremante e impaurita…

    La vide tra le luci del mattino… la raccolse delicatamente e la portò vicino al proprio cuore…

    La piccola stella di mare riprese calore, avvolgendo il corpo del naufrago in un abbraccio di vita, cercandone le labbra per accarezzarle con i suoi morbidi tentacoli, portandolo attimo dopo attimo lontano dallo spazio temporale, proiettati nei colori del sole, tra i contorni delle nuvole, congiunti in una fusione impossibile e al tempo stesso potente ed esplosiva, accecante e sensuale… annegando nel travolgente oceano di un amore magico e fatato senza nessun confine… nessuna fine…

    Per sempre…

  • 05 agosto 2011 alle ore 20:21
    Il piccolo Albero

    Come comincia: Svettava nel grande centro metropolitano con rami possenti che sfioravano le cime dei grattacieli, aghi sempreverdi adornati di splendidi fili argentati, dorati, ricamati sulle fronde che splendevano di migliaia di lucine colorate pulsanti, riflettendo il mondo nelle sfere iridescenti, nelle comete, nei pupazzi innevati, angioletti, stelline, cristalli di ghiaccio, pacchettini natalizi dal fiocco colorato… Ammirato da tutti i bambini che sognavano ai piedi della sua immane grandiosità, fotografato da turisti, adulti, passanti… osannato per la sua lucentezza… riportato in tutti i notiziari del mondo… i tg lo riprendevano…  quotidiani, stampa e rotocalchi lo riportavano sulle copertine delle feste… era l’albero di Natale più grande del mondo !!!

    Accanto alla base digitale che comandava l’accensione a intermittenza delle luci multicolore c’era un potente trasformatore che alimentava un enorme faro, posizionato sulla cima… da qui irradiava l’intera città ed era visibile a tutti, anche da molto lontano… scaldava il cuore di tutti i cittadini hinterland incluso… era la luce che brillava nel giorno e nella notte portando a tutti gli uomini il dolce segreto del natale…

    Nel silenzio della festa, un raggio di luna si spostava tra le case… scendeva la neve argentando i tetti dei palazzi, le strade, i semafori, le auto parcheggiate nella notte… proiettato verso uno spazio senza confini il faro del grande albero guidava l’esercito bianco a posarsi soffice e delicato sul mondo che dominava dall’alto, sovrano divino dell’atmosfera… eretto in pieno centro storico per proteggere, dominare, allietare, splendere, illuminare…

    Eretto… illuminante…

    Sempreverde…

    Sempre…

    il piccolo alberello spoglio stava nell’aiuola sottostante, freddo, rigido, con i rametti sottili immobili al gelo, silenzioso e buio, senza luce, senza fili argentati, senza palle colorate… nessuno poteva vederlo, notarlo, invisibile arbusto senza foglie, senza vita apparente, senza cuore…

    Lui invece svettava, possente e potente, lui era l’Albero, l’Albero di Natale, abete sempreverde, sempre luminoso, sempreluce, illuminante… con questa magica potente luminosa stella rivolta al cielo che si accendeva, si spegneva, si accendeva ancora, si spegneva ancora… si accendeva…

    Si spegneva….

    Si accendeva…

    Si spense…

    Gli addetti alle luminarie vennero ad abbatterlo, segandone i grossi rami con selvagge motoseghe, falciandone le fronde, diserbandolo, raccogliendo nei cassonetti da magazzino gli addobbi e le lucine spente, il grande faro estinto… tagliandolo in ceppi da camino e gettando nei composter della discarica le parti inutilizzate affinché potessero trasformarsi in concime per piante vive… finivano le feste, finiva la gioia natalizia, finiva il suo ciclo di potere, il senso della sua luce, finiva abbattuto… perché era solo un albero di natale, solamente quello…

    La luce era nel giorno, ora… solamente nel giorno, una luce tiepida che filtrava tra le grigie nuvole metropolitane, tra la nebbia e lo smog, mentre la notte era diversa, buia, oscura… si vedevano solo le stelle, a volte la luna… raramente…

    Ma il giorno tornava, tornava sempre… sempre più lungo, più tiepido, più caldo… tornavano le rondini, gli uccellini a cinguettare, spuntavano germogli, piccoli fiori, volavano insetti e l’aria portava armoniche sinfonie tra la terra e il cielo, l’energia del risveglio, della vita, dell’amore…

    Il piccolo albero sentiva tutto questo, poteva sentirlo… nel tronco, nei piccoli rami che sbocciavano socchiudendo le minuscole gemme che si aprivano al sole rivelando splendidi petali di fiore colorato… ora non c’era più l’ombra di una fronda artefatta… ora raccoglieva la luce che scintillava nella sua linfa interiore, cresceva, maturava… e tutti lo ammiravano nel caldo profumo floreale… nell’esplosione gioiosa di colori naturali, autentici, reali…

    Era bello, realmente e naturalmente bello… era bello perché vivo, autentico, reale…

    L’albero di Natale… provvisoria ideologia della bellezza… non poteva essere, esistere, vivere… non aveva radici…

  • 05 agosto 2011 alle ore 18:31
    L'ultimo gesto

    Come comincia: E' il primo bottone del mattino, quello con la lucina verde, che indica che tutto va bene.. poi mi dedico alla passeggiata, la scampagnata lungo le pareti del grande parallelepipedo di alimentazione, la zona delle ventole, la spia arancione, il cavo di alimentazione che si snoda sinuoso come un serpentello, mi ricorda tanto i vermi della pioggia... seguo sempre lo stesso percorso, lampadine e interruttori, manopole dorate, led, cursori, cuffie, display, il grafico dell'andamento, il frequenzimetro che indica il mio battito cardiaco, il termometro digitale, la flebo, le gocce... le goccioline di liquido alimentare che tracolla dal flaconcino appeso al gancio... entra nel piccolo serbatoio, parte... nel tubicino trasparente che termina la corsa in me, nel mio plasma, nelle mie vene...

    Splendido vivere così, attaccati al polmone artificiale che mi espande la cassa toracica, la contrae... e mi consente di essere.

    Questo è il mio essere

    Questo è il mio vivere...

    E questa raccontata ora, la mia passeggiata del mattino...
    Al pomeriggio faccio il giro contrario e "rientro"...

    Il sogno non è vivere, ora... il sogno è staccare quel verme di alimentazione e riuscire a sentire le ventole che smettono di vibrare, il cardiofrequenzimetro appiattito, i miei polmoni, spenti, nel nulla...
    Quante volte spero in un guasto, un'interruzione, uno sciopero, ma è tutto inutile... ci sono mille sistemi di sicurezza che lo fanno sempre e solamente ripartire...

    Ma perchè decidono di tenermi così... perchè non posso essere autore, del mio vivere...?

    Hanno deciso che devo respirare, senza più camminare...

    Alimentarmi senza più mangiare...

    Eppure non ho più nulla, non ho soldi, non ho persone, vicine nè lontane, non ho interessi da coltivare, progetti, ideali, idee, beni di alcun genere, non so fare nulla, non posso fare nulla...

    Forse un grande sistema superiore si diverte a tenermi in vita, forse gode della mia immobilità, del mio nulla, della mia impotenza, forse sono in mano a un sadico manipolatore che mi ha convinto di essere malato e invece sono sanissimo...  forse io sto bene e sono solamente prigioniero...ma che importa ... non sono nulla e non posso fare nulla... 

    E' un gesto d'amore per me stesso, spegnere, spegnermi, lasciare che tutto vada al nulla... 

    Mi spengo solamente, è il mio ultimo gesto... non cercatemi... perchè non esisto più...

    A meno che... quella lucina gialla...

  • 03 agosto 2011 alle ore 19:18
    Il cesto delle occasioni

    Come comincia: 24 Settembre 1996

    Forse c’è ancora ma di sicuro, una volta, c’era Cannellone, uomo tutto d’un pezzo e con le idee palesemente assai chiare...

    Un giorno, cigolando il cancello semiautomatico che regolava il flusso dei passanti all’interno del residence in cui viveva, scomodò il Presidente della Camera dei Ministri affinché venisse adottato un piano di pronto intervento civile che istituisse una guardia giurata per ogni cancello del paese, al fine di evitare cigolii molesti.

    Era necessariamente una di quelle persone che nella vita calcolano tutto, e di tutto fanno esasperate questioni, sanno tutto di ogni cosa, e di ogni cosa vogliono la perfezione totale, uno di quelli che impediscono all’erba di sbordare dalle aiole, ai fiori di perdere petali... A tal fine in effetti aveva proposto un referendum affinché il piano di pronto intervento prenarrato, provvedesse anche a raccogliere petali di fiori in appassimento, foglie di alberi in caduta libera e, già che si stava in ballo, anche il polline girovagante l’aria, prima che tutto ciò potesse toccare il suolo e quindi lordarlo.

    Un autentico incasinatore dell’umanità: impossibile stargli accanto più che qualche nanosecondo!!!

    Al mattino nel radersi con un affilatissimo e precisissimo rasoio laser con elementi di titanio, raccoglieva tutta la peluria depilata in un raccoglitore per la raccolta differenziata dei peli rasati, da non confondersi con quello per la raccolta dei peli sottoascellari piuttosto che da quello per la raccolta delle unghie neotagliate, diviso in tre ripartizioni: unghie semplici, unghie sporche ed unghie incarnite.

    Tralasciando i dettagli relativi la pulizia rettale a seguito delle secrezioni relative, è curioso anche il sistema da egli adottato per l’impiego multiuso di stuzzicadenti usati, grazie ad un efficace sistema di lavaggio, disinfezione e temperatura dello stecco con conseguente raccolta dei trucioli dispersi che vengono poi rimpastati per ottenere assi portanti per la costruzione di ottovolanti ciclopici.

    Un pozzo di scienza e cultura in grado di affermare le proprie qualità ovunque, contagiare il popolo, la gente, chiunque gli si avvicini. Veramente un esempio di perfetto meticolosismo e di ottimizzata essenza del buon vivere nel rispetto e nel calcolo di tutto e tutti, tu compreso.

    Infiniti titoli di studio, lauree e diplomi pressoché di ogni cosa, facoltà o materia.
    Un pozzo di scienza ma anche un essere garbato, educato, che tende al bene altrui prodigandosi in infinite opere di insegnamento ed addestramento, illustrando a chiunque il meglio per ottenere il meglio anche dal più peggio. Bello a vedersi, semplicemente perfetto.

    Forte di questa sua talentuosa personalità, il Cannellone teneva un grosso cesto, detto il Cesto delle Occasioni.

    Si trattava di un grosso contenitore in giunco colorato al fior di fragola, contenente (ma senza colonnello) numerose palline dipinte di nero, aromatizzate all’aceto... Ogni qualvolta avesse commesso un errore, una mancanza, non avesse affrontato un dettaglio di realtà con il massimo della tempestività od efficacia, ne avrebbe tolta una e, se un giorno le palline avessero mai dovuto esaurirsi, si sarebbe tolto la vita, in quanto avrebbe dimostrato a sé stesso ed al mondo un eccesso di imperfezione.  E’ evidente che questo rischio non si poneva, in quanto il suo essere era talmente saldo e fortemente preciso, che il rischio di errore non era neanche impercettibilmente ipotizzabile, e in effetti il Cesto delle Occasioni era sempre, da sempre, colmo sino all’orlo di palline di aceto nero.

    E questa era anche una sua grossa vanteria: al Cannellone piaceva guardare spesso il suo cesto sempre pieno, dimostrazione che il suo perfezionismo non concedeva nulla all’errore, neppure involontario, e tutto era sotto il continuo e costante controllo del suo esercizio, delle sue attentissime attenzioni.

    Passo’ quindi un giorno, di giorno, a ottimizzare la propria salute polmonare joggizzando su una spiaggia deserta, autentico spettacolo di prestanza atletica, fisica e biomolecologica. Correndo con ritmo perfetto e cadenze sopraffine, sviluppava una battuta plantare dei piedi sontuosamente liberi da calli, verruche, peli superflui ed odori molesti, semplicemente perfetta; la gestualità sportiva del suo corpo esprimeva una suprema ideologia dell’anatomia umana, il suo respiro metricamente cadenzato era un inno all’inspirazione ed espirazione polmonare, muscoli e tendini si contraevano ed estendevano con un superbo altalenarsi di elastiche contrazioni e senzatrazioni.

    Qualcuno, nel vederlo, avrebbe per certo esclamato:

    - Caspitello caspitino, ma che atleta sopraffino
    Caspitino caspitello che prestanza da modello...
    Caspitaccia caspitona che salute proprio buona
    Caspituzzo caspitazzo ma che pezzo d’un ragazzo! –

    Dopodiché trattandosi di una spiaggia deserta le siddette esclamazioni venivano semplicemente presupposte da chi, come me, sta spremendosi le meningi per cavare fuori la storiella...

    Sicché
    passo dopo passo, incedere dopo incedere nella salubre ginnastica mattutina, il Cannellone giunse al fine del proprio ciclo ginnico e si dedico’ alle altre sane abitudini quotidiane tra cui:
    meditazione strascendentale secondo i paradigmi spagosofici del 700 europeo, contemplazione del proprio io attraverso la lettura interiore del proprio essere e non di quello altrui, aerobica, anaerobica e ginnastica anale a seguito della quale approfondito esame delle relative feci e del liquido orinale, prelievo e campionatura del sangue con relative diagnosi, controllo della vista udito olfatto e sensi vari, colazione ricca e proteica nonché vitaminica e integratrice di zuccheri primari e secondari, preghiere sul genere Ave Prozia e Padre Nastro, previsione del tempo per la giornata, l’indomani e i relativi prossimi 25 anni, pressione altimetrica e barometrica in assetto costante e variabile, e in effetti moltissimi altri test e consuetudini per la propria perfetta salute generale.

    Nel volgere lo sguardo fiero verso l’orizzonte, si perdeva nello scrutare le onde, il nascere lontano, il loro lento e maestoso avanzare verso la riva, il loro infrangersi, la cresta spumosa che ribollendo e brillando si arrotolava su se stessa frantumandosi sulla scogliera, vaporizzandosi in spruzzi e schizzi che riflettevano l’arcobaleno.

    Nel riempirsi  di tanta bellezza penso’ che per perfezionare la propria perfezione avrebbe in effetti dovuto riuscire anche a lui di profondere tanta possanza e significanza all’infuori di se’ e che comunque anche lui avrebbe dovuto provare l’ebbrezza di infrangersi su uno scoglio per riflettere i colori del sole e per prorompere la propria grandezza...

    Decise di organizzarsi per farlo...

    Dopo aver nuotato qualche dozzina di ore in direzione dell’orizzonte si sarebbe in realtà dovuto chiedere a che distanza si sarebbe trovato, all’incirca, l’orizzonte, e forse avrebbe potuto evitare la ricerca di un traguardo impossibile a destinarsi... Nuoto’ infatti ancora varie quindicine di mezzore senza porsi dubbio alcuno, anche perché non sapendo cosa fosse un dubbio non avrebbe qualsivoglia potuto porselo...
    - Appena giungo all’orizzonte mi abbandono sul mare e vado spumeggiante verso gli scogli, ad infrangermi con fragore!  -

    E nuoto’....

    Giunse infatti, ma non all’orizzonte bensì alla sponda opposta del mare, vide la costa, le rive, le spiagge e gli scogli, ma non poté attuare il proprio desiderio, in quanto non era partito dall’orizzonte.
    Si sedette pensoso sulla sponda opposta, dedicandosi ad un sapiente riposo adagiato sulla candida e tiepida ghiaia, guardo’ nuovamente il mare e si rese conto che non avrebbe potuto fare ciò che desiderava...
    Le onde partivano dal limpido confine tra le acque e il cielo, ma lui non ci era riuscito!

    Accompagnato da un inedito senso di leggera confusione dovette cedere alle evidenze e, rientrato nella propria dimora, distrusse una pallina di aceto nero.

    - Poco male, pensò, ce ne sono ancora moltissime, e questo e’ solamente un episodio non ripetibile –

    E in effetti ebbe poco a ripetersi, anzi, più che altro fu buon esempio e buon metodo di analisi e riflessione per nuove cognizioni del proprio essere, cosi’ nacquero valutazioni veramente significative alle già perfette (o quasi?) abitudini  e tendenze del Cannellone.

    Ed ecco comparire geniali novità nel quotidiano di tutti i giorni, nonché importanti e determinanti idee, progetti e fatti a migliorare il presunto perfetto del proprio insieme.
    Al mattino un gallo, collegato ad una gallina, dava la sveglia con tanto di benvenuto diurno e ovetto tiepido, al chicchirichire del gallo un prelibato meccanismo separava i componenti dell’ovetto triturando perlosì il guscio in particelle successivamente reimpiegate per la costruzione di silos antiatomici...

    Nel frattempo sgorgava acqua tiepida dai rubinetti di casa e un sistema di lavaggio automatico provvedeva alla pulizia generale delle parti complesse, tra cui retropalpebre e zona interna dello sfintere, nonché di quelle meno complesse come viso, mani piedi e capelli, successivamente pettinati da un pettinatore elettronico e spazzolati da uno spazzolatore alimentato dal riciclo dell’acqua sporca, dopodiché asciugati e messi in piega da una asciugomessinpiegatrice aggiornata in tempo reale con i più attuali criteri dell’alta moda sulle acconciature. Importante quindi notare come ogni abito predisposto per tempo all’uso mattutino, perfettamente stirato ammorbidito, profumato e decontaminato da eventuali radiazioni nucleari e tossine microbatteriche, venisse indossato grazie ad un ingegnoso indossatore alimentato dal fetore della biancheria usata e dalla decomposizione degli scarti organici dello stesso Cannellone, per poi concludere la fase di sveglia con un rapido ma totale aggiornamento dei fatti del giorno grazie alla lettura simultanea di tutti i quotidiani del mondo di cui egli era abbonato, e dalla visione di tutti i TG e Radiotg mondiali dalla propria centrale di ricezione globale di qualsivoglia radio e televisione del globo.

    Per non parlare della sua nuova bicicletta dotata di ogni buon comfort: dal salotto per gli ospiti alla toilette per signori e signore, nonché a quella per maschi e femmine.

    E il casco per la moto, in grado di convertire le particelle di smog presenti nell’aria stradale in pura aria ionizzata d’oltralpe...
    E il portafogli, in grado di convertire sistematicamente qualsivoglia banconota in valuta locale?

    E le stringhe autoannodanti per le scarpe?

    E le scarpe con doppia suola per salite/ discese?

    E il cappelloautomassaggiante il cuoio capelluto con analisi continua della salute di ogni singolo capello, del coefficiente di caduta generale capace anche di provvedere con un sensore ottico interno a dare, quando ne fosse il caso, una spuntatina ?

    L’ineccepibilità era la sua regola e il tempo trascorse un po’ sin quando, nella salubre brezza del mattino, incontrò mentre ritmava un cadenzato passo di footing, un bambino che raccoglieva conchiglie lungo la rena… fece una pausa stimata in 2 minuti e 43 secondi e 5 decimi per chiedere al fanciullo cosa stesse facendo

    - Non lo vedi, vecchio mammalucco? Raccolgo le conchiglie ! –

    Rispose, educatamente, il simpatico marmocchio

    Dopo aver stimato la direzione del vento grazie alle sue sopracciglia tattili e quantificato l’umidità dell’aria grazie alle funzioni igrometriche dei peli pettorali, il Cannellone replicò:

    - E’ un passatempo molto interessante… posso aiutarti a perfezionarlo ? –

    - Lasciami in beata pace brutto bambascione… e stai zitto, chè devo ascoltare il rumore del mare –

    Così simpaticamente replicando, il ragazzino pose una grossa conchiglia all’orecchio, e sembrò perdersi in una melodica armonia di suoni.
    Il Cannellone, incuriosito, si avvicinò per ascoltare anch’egli ma il bimbo, infastidito, lo allontanò…

    Il tempo di break era scaduto, così riprese la propria corsa mattutina ma il calcolo dell’incedere dei propri passi rispetto all’angolazione del piede in incidenza sulla sabbia rapportato all’asse di curvatura terrestre in concomitanza del calcolo della marea era diventato impreciso, in quanto visibilmente deconcentrato dall’episodio appena accadutogli.

    Capitò così di inciampare in un grosso conchiglione rotolando al suolo e insabbiandosi di conseguenza la perfetta delineatura del viso… un incidente!

    Cosa mai vista, né capitata… come aveva potuto distrarsi, deconcentrarsi, perdere tempo e ritmo nella perfetta cadenzatura della sua corsetta?

    Pensò gravemente che questo errore avrebbe costato una nuova pallina di aceto nero, la seconda… e questo stava per demoralizzarlo oltremodo senonchè, rimirando la conchiglia in cui era appena inciampato, provò l’immediata necessità di replicare l’atteggiamento del bambino, la portò verso il sontuoso orecchio sinistro e rimase stupefatto da ciò che sentiva: il rumore del mare, il fragore delle onde, l’immensità delle acque sembrava racchiusa nel minuscolo spazio interno di quel guscio arrotolato senza particolare logica geometrica. Ascoltò ancora, e lo spazio interno della conchiglia sembrava moltiplicarsi all’infinito trasmettendo il senso della grandezza delle cose, il boato del tempo, il silenzio dell’abisso, il sussurrato bagliore del sole che sorge e che tramonta, l’acqua, la pioggia, il cielo, l’arcobaleno, le nuvole e le stelle sembravano parlare dal nulla…

    Qualcosa di più grande ed intenso sembrava sfidarlo nuovamente… sempre lui, il mare, un frutto del mare, la sua imponenza, il senso di orizzonte senza fine e moto interminabile, una nuova sfida, un nuovo modo di migliorare, di vincerla, la rivincita… finalmente!

    Cercò di replicare quel mondo di suoni ed atmosfere racchiuso nella conchiglia gonfiando il petto ed inspirando circa 2,3 litri d’aria balsamica, protese le braccia verso il cielo perfettamente perpendicolari all’orbita della terra intorno al sole, curvò la schiena in avanti al fine di creare un coseno interno esattamente pari a quello relativo la stratosfera in rapporto alla ionosfera, gonfiò i muscoli immettendo una forza di 56,45 Joules al secondo, spostò la carotide verso l’alto di un numero di millimetri pari al logaritmo del peso specifico del titanio fratto il numero di molecole componenti una cellula di zanna di elefante, spiccando quindi un salto di 48 centimetri meno la differenza tra la distanza in parsec della terra dalla prima supernova e la velocità di propagazione di un fulmine all’interno di una massa gassosa, aprì la bocca emettendo un suono possente e roboante che tuonò intorno con magnifica potenza e possanza…

    - Ci sono riuscito, come sempre! –
    Esclamo tra sé e sé con scontato compiacimento… In quella, alle sue spalle, un gregge di pecore nere corse quasi impazzito verso l’acqua, tuffandosi in mare.

    Un fenomeno raro, quasi unico… ma mentre contemplava questo strano episodio, il bambino gli tornò appresso redarguendolo:

    - Tu non sei il mare, non puoi essere, fare, competere con qualcosa di immenso e grande che appartiene alla grandezza del mondo, di tutti noi, non sei nulla confronto alla grandezza di una grande cosa, la tua arroganza ti porterà a consumare il tempo della tua vita, in una inutile sfida persa in partenza… -

    Perdere… la sfida… una sfida… una sconfitta … ???
    Non erano assolutamente pensieri in grado di coesistere nelle molecole cerebrali del Cannellone senza provocare una tempesta di contraddizioni e stimoli violenti, alla rivalsa, alla supremazia, all’affermazione di sé al mondo e sul mondo, su ogni parte di ogni cosa, ogni parte del mondo, sul mare, in quanto parte del mondo, parte di una sfida, quell’unica sfida che lo aveva piegato, ad oggi, già ben due volte

    Cominciò dignitosamente con l’assolvere il suo debito, lanciando al mare la seconda pallina di aceto nero dalla sua cesta…. Ma il bambino intervenne nuovamente…

    - Devi lanciarne un’altra, perché hai cercato di imitare il rumore del mare e hai solamente prodotto il suono di un richiamo per le pecore! –

    Amara constatazione … la sconfitta stava bruciando in duplice maniera … e partì così anche la terza pallina, cancellata dai flutti, dalla schiuma delle onde che la squagliarono in pochi istanti
    Ci fu un breve attimo di silenzio e riflessione, il poderoso umano si sentì pervadere da un malcelato senso di incognita difficoltà, un alone impercettibile di insicurezza e impotenza… da cui cercò di reagire… si impose di contrapporre la propria determinazione per vincere questo unico ostacolo mai incontrato nella sua inappuntabile esistenza.

    Si tuffò quindi con grande determinazione contro la cresta delle onde più alte, trapassandole con grande precisione da parte a parte, atterrando nell’acqua spumeggiante con una perfetta carpiatura del dorso avvitato sull’area lombo-sacrale, penetrando l’acqua che ribolliva sulla risacca e inarcandosi perfettamente al fine di rendersi idrodinamico al massimo livello… le onde si infrangevano sulla riva, sabbiosa a tratti, in parte irta di scogli tappezzati di frutti, alghe, molluschi, piccoli crostacei dalle mille zampe che camminavano incerti tra gusci di cozze e filamenti vegetali, tra stelle di mare e granchiolini trasparenti, quasi evanescenti… il sole si infuocava riflettendosi sulle mille frange della superficie accarezzata dal vento senza barriere, brillavano i raggi che via via si disperdevano tra cielo e mare creando un’unica armonia di colori, raggi di mare, onde del cielo, nuvole arricciate e sfilacciate che fondevano i colori del mondo nel dipinto del tramonto, accompagnati dal battito d’ali di un gabbiano solitario, dal frenetico rincorrersi di mille tremolii luccicanti e palpitanti, sopra e sotto, mentre la terra diventava tutt’uno, il cielo e il mare, lo spazio e gli abissi in una sola fusione di insiemi, di parti dell’infinito che armonicamente guidavano il tempo e i frammenti del tempo verso l’argento della notte, verso quella parentesi di sogni, silenzio, abbandono che accompagna ogni essere al richiamo del riposo e dell’amore… 

    In questo silenzio perdiamo ogni traccia di uno sconosciuto resto decomposto reso su una spiaggia lontana, mesi, anni dopo… corroso dalla salsedine e dal freddo, dal sole, cibo per parti di un ecosistema marino, dissolto in brandelli di plancton e bocconi succulenti per pesci notturni, indefinibile insieme di avanzo organico, scheletro di se stesso, del nulla, del nulla che viveva dentro di sé, che lo riempiva, lo alimentava, lo condannava….

    Cala lentamente la marea verso il tardo giorno di un qualunque momento, nel morbido ripetersi di un dolce sciabordio piccole onde lambiscono la sabbia dorata, fine e calda, dove l’impronta di un bambino che torna verso casa si dissolve poco a poco, granello di sabbia dopo granello di sabbia, ricomponendo un tracciato eterno come la storia della vita, un mosaico fatto di infiniti tasselli composti e guidati da un unico progetto di insieme, dall’armonia dell’essere, del mondo, della terra, dello spazio, del tempo… nessuna sfida, nessuna distinzione, un unico insieme di mondi congiunti e realtà interfacciate nel grande, indivisibile disegno…

  • 03 agosto 2011 alle ore 19:16
    Sorgente d'amore

    Come comincia: Eri una piccola sorgente... sgorgavi cristallina... pura... figlia delle nevi disciolte al sole...
    filtravi tra le rocce, nel terreno vivo, tra le erbe e
    i fiori, dissetavi le aquile sulle alte cime... e il pettirosso quando più giù... dolcemente... sgocciolavi trasparente... puro alimento di vita per la vita stessa...

    Io no... ero lontano... molto lontano...

     

    una macchia paludosa nel cuore melmoso di un acquitrino, partorivo insetti e soffocavo tra le sabbie mobili che mi impedivano di essere, esistere...

    Eri la melodica armonia di un ruscello... il dolce tintinnare delle gocce smeraldine...

    Aprivo le falle, per uscire, liberarmi... il fango mi travolgeva portandomi con sè... trasportavo rifiuti, rami senza foglie, non avevo aria... non ce
    n'era più... ristagnavo, esondavo...

    Scendevi, scendevi ancora... sempre più bella, eri una piccola sorgente che cresceva raccogliendo le piogge, danzavi saltellando tra le pietre... splendevi... libera di scorrere... libera di essere...

     

    Cercavo un argine... un appiglio... qualcosa cui aggrapparmi per sopravvivere... un sostegno per uscire dal buio vortice che cercava di
    risucchiarmi... riportarmi laggiù...

    Ero in una grande conca, in fondo alla valle... ho iniziato a costruire uno sbarramento, sempre più grande... ora resistevo... la diga mi proteggeva...
    mi difendeva... mi custodiva nel suo ventre... lasciando che le acque torbide decantassero lentamente... accadeva... mi ripulivo, tornavo a
    respirare... vedere... sentire... percepire...

    Scendevi ancora... scorrevi... sempre più bella, più dolce, alimentavi le farfalle che dischiudevano le ali, brillavi sotto i raggi colorati della vita che donavi, ricevevi, gorgheggiavi...

    Sì.. ora respiravo e vedevo, ascoltavo e sentivo... esistevo... il sole poteva penetrare in me... fotone per fotone... riflettevo tutto ciò che mi circondava, mi dipingevo di rosso con il tramonto... e la notte mi argentavo con i raggi della luna... e delle stelle...

    Scendevi stupenda... scendevi sola, eri sola... sognavi di incontrare un ruscello limpido con cui fondere le tue acque... per crescere... lanciarti
    giù tra le rocce, spumeggiare...

    La diga stava cedendo... non resisteva... il bacino che mi conteneva era ormai saturo... il livello stava superando il limite... dovevo impedire che altre acque confluissero in me... sarei crollato... cercavo di difendere, difendermi... proteggermi... ostruivo i canali di accesso... deviavo gli affluenti  canalizzandoli altrove, disponevo chiuse ovunque per chiudere, sigillare l'accesso...

    Ma tu eri figlia del ghiacciaio, regina di un celeste reame... portavi luce, vita... conoscevi la strada, il passaggio... scendevi ancora... proprio da quella sponda cosi scoscesa che non pensavo fosse possibile... giungere a me... ti trasformavi in una piccola cascatella dorata e fresca... scendevi dal cielo... angelica sorgente di vita, di amore...

    Goccia dopo goccia hai portato i cristalli delle nevi lontane... la rugiada del mattino... la bellezza e la purezza che nasceva lassù... tra le nuvole,
    gli arcobaleni... le aurore...
    Crollava l'argine... sembrava crollare... ma era solo un'ombra, una figura immaginaria... una barriera inesistente... una protezione inconscia,
    invisibile... temevo di infrangermi devastante tra le pareti delle montagne... temevo di distruggere, distruggermi... ma ora che le acque erano
    limpide potevo vedere, sentire, accogliere, amare...
    Mi scioglievo tra le tue labbra... il sole osservava, la luna ci accarezzava... il cielo abbracciava il nuovo corso che fondeva lo spirito dei nostri sogni, le acque si univano e ora potevamo scendere, scendere insieme... scendere ancora... aggiravamo le pietre, giocavamo con la ghiaia, il muschio, portavamo fresca linfa vitale a tutte le piante che ci circondavano, a tutti i fiori... e scendevamo ancora...

    Eri una piccola sorgente cristallina... carica di vita e di amore...
    consapevole della tua luce, della tua bellezza... ma eri sola... sapevi che un tesoro prezioso è sempre custodito nel profondo... più è nascosto... più
    è prezioso...

    Ora scendiamo insieme... veramente insieme... preparati amore, tienimi stretto, comincia a gridare... perchè tra poco iniziano le rapide, tutto
    aumenterà in noi, saremo più grandi, più forti, più belli. più vivi, salteremo roboanti, la nostra energia sposterà ogni ostacolo, erodendolo, aggirandolo, tieniti forte, vicino, vicinissimi... uniti in un solo insieme, nello stesso cammino, nello stesso percorso... andiamo... seguimi... ti seguo... tienimi per mano... ti bacio profondamente... stringiti a me... lanciamoci nel cielo, nello spazio... senza paura...

    Così...
    Volando...

    Spumeggiando…

    .

    Siamo una splendida cascata... proiettata verso il mondo laggiù... verso un
    mondo di amore... con amore...

    Là... davanti a noi... guarda che meraviglia... quanto spazio... senza confini... tutto per noi... andiamooooooooooo

  • 03 agosto 2011 alle ore 19:12
    Sissy e Polly

    Come comincia: SISSY E POLLY

    21-10-1998

    Polly camminava solo per una strada deserta, macchiata di ombre lunghe e sconosciute, che si accavallavano l’una sull’altra confondendo i suoi pensieri, e accentuando le sue paure.

    I suoi capelli neri e lisci spesso gli coprivano lo sguardo, come a difenderlo dal vortice di caos che riempiva la sua mente, indurita dal passato e offuscata dal futuro.

    Lungo la strada il sentiero tortuoso dei suoi desideri e dei suoi sogni si perdeva nell’infinito, visibile e irraggiungibile al tempo stesso, forse sapeva quello che voleva, ma non lo vedeva, e vedeva quello che sognava, ma non lo viveva o, piu’ semplicemente, non c’era, non era cosi’....

    Sissy fluttuava eterea in un mondo di luce, chiara come i suoi soffici capelli biondi, lunghi e biondi...

    Nel suo sguardo sincero si rifletteva uno strano insieme di desideri e paure, progetti e incertezze che forse solo la propria mente riusciva ad interpretare con esattezza.

    Intorno a lei il dolce sogno dei propri progetti di vita, e una difficile realta’ di cose, contradditorie, in continuo conflitto con il suo desiderio radicale di vivere nel bene e nel giusto, coltivando il palpito insicuro del suo cuore, rincorrendo immagini piu’ dolci ed autentiche di quelle che al contrario le si proponevano davanti nel quotidiano passar del tempo.

    Polly non sapeva se era in grado o meno di quadrare la sua vita, schiacciato in un labirinto di ostacoli e paure, sensi unici e vie senza uscita, montagne speculari ad ogni orizzonte mettevano in seria difficolta’ la sua forza d’animo attaccando il suo carattere alle origini, sprofondandolo prima ancora che si esprimesse.

    Incastrato tra le righe di un pavimento a piastrelle, incapace di deviare da un tracciato se non aggirandolo per chilometri distante, bloccato di fronte ad obblighi e divieti intoccabili e insuperabili, oppresso dall’insieme di doveri imposti in una scatola chiusa, ingabbiato nelle viscere di un impenetrabile castello di sole mura, sepolto in un abisso cieco e sordo, privo di ogni via di fuga mentale, temporale, esistenziale...

    La sua notte era lo sconcerto continuo del suo corpo per strade abbandonate, quasi un richiamo a salvaguardia del suo patrimonio biofisico, quasi la nascosta esigenza di affrontare una parte di mondo, la peggiore, non potendo interpretare di meglio, pensare in positivo, vedere l’esistenza di un progetto vitale...

    Sissy coccolava il suo corpo di bimba, cullandolo in una tenera ninna nanna che sfuggiva al richiamo del tempo, bambola di se’ stessa, specchiandosi nel proprio io che non vedeva oltre, isolata da figure piu’ grandi di lei, forse imposte dalle esigenze, forse recitate in un gioco di circostanze che non potevano maturare buone possibilita’, buone intenzioni, il desiderio di vivere fuori da questo programma.

    Era uno schema autobloccante, internamente al quale non era possibile costruire un domani se non ribaltando completamente i valori, lottando per la distruzione di queste figure, reagire istante per istante, con forza e decisione, con coraggio... Il coraggio di fuggire abbandonando il mondo e le cose del mondo, di investire solamente in un proprio ideale, lontano dalle grida, dai rumori, dai brutti sogni che la avevano accompagnata sino ad allora.

    Nel vuoto della propria solitudine il silenzio del naufragio, le onde che si calmano e tornano lentamente ad adagiarsi lente e sicure intorno a lei, sfiorando dolcemente i suoi capelli biondi e il suo sguardo di topolino impaurito.

    Polly cercava tra le ombre di ogni notte una figura che potesse illuminare un eterno vagar nel buio, e in questa assenza toccava e assaggiava tutto quello che trovava, qualunque cosa fosse, qualunque forma avesse, cambiando parti di se’ per adattarsi ai frammenti di vita deserta, alle briciole di mondo sparse per strada. Nel corso dei suoi temporali mentali intravedeva quel corpo di bambola sola, ricca di vita inespressa e di sogni repressi... Ma il fragore di tuoni assordanti lo rovesciavano ancora lontano da lei, dal suo desiderio di proporsi insieme a lei, e disperdeva tutto nell’aria gelida a tagliente di una burrasca senza fine.

    Sissy si appoggiava delicatamente sul cuscino cercando una mano amica, trovava compagni per qualche passo del suo cammino, pensava spesso di rinunciare a vivere, a camminare, per potersi fermare, interrompere la ricerca continua della sua proposta biologica e psicologica... Passavano giorni ed anni, ma si adattava solo con la forma, la pelle, a una vita imposta o forse piu’ piccola del necessario. E l’incertezza del suo sguardo di bimba correva tra stelle e sentieri sperando non trovare nulla e nessuno per accettare quello che era e che aveva.

    Polly rientrava dopo quindici anni sul primo tracciato di vita percorso all’origine. Esaminava metro per metro il terreno, si guardava attorno, cercava di reinterpretare i colori, i sapori, il profumo del mondo, rivivere da zero, abbandonare, dimenticare... Costruiva muri per difendersi e barricate insormontabili, stringeva intorno a se’ poche cose, le sole riemerse dal nulla insieme a lui dopo tanto tempo. Le teneva strette, le difendeva, le cresceva insieme.
    Senza essere uscito era comunque rientrato, ora forse avrebbe potuto capire la sincerita’ di un gesto d’amore, l’importanza di un progetto di vita.

    Polly cercava Sissy, che cercava Polly.

    Il desiderio reciproco di incontrarsi e la realta’ di non conoscersi.

    L’improbabile ricerca di un proprio ideale senza coordinate di riferimento, senza un asse su cui muoversi, un metodo, una logica.

    Ciascuno cercava, o forse aspettava, a volte rinunciava, ma nessuno, quantomeno, era piu’ travolto da altre cose,

    ombre nascoste fuori dalla porta, chiusi in una vita a prova di tormenta e di tormenti, autonomi e soli con se’ stessi, pensavano di esistersi l’un l’altro, senza fretta, senza correre ciecamente, timorosi di perdersi ancora o di essere assaliti da altre forme distruttive.

    Ma il tempo portava primavere senza fiori, autunno senza vento e le foglie cadevano lente e asciutte verso la terra, senza parlare di vita, senza cambiare nulla, senza crescere germogli, idee, episodi...

    Il desiderio di nascere, sbocciare, vivere restava in un mondo immaginario e idealizzato, parte di parte di se’ stessi, oppresso e represso, dimenticato, forse impercettibilmente vivo, ferito, annullato, spento.

    Le notti passavano lunghe e silenziose per entrambi, nel letto sbagliato, tra mura fredde ed umide, spoglie, odori di nulla nell’aria pesante e viziosa in cui si scioglievano speranze e progetti.

    Il tentativo continuo di accettare quel tipo di vita confliggeva eternamente con la ribellione vigorosa del proprio animo che urlava la necessita’ di esistere, spezzare, spazzare via... Le palate di merda e i vagoni di spazzatura che impedivano di respirare, distruggere gli ostacoli che impedivano di correre, dissodare, scorticare i tronchi inamovibili piantati in mezzo al proprio sentiero di vita.

    Come un uragano spento, un vulcano estinto, Polly incontra Sissy, forse calamitato dal desiderio di credere, forse lei, dolcemente sola e viva, attirata da un progetto interiore profondo e tenace, la propria vita, il proprio corpo, la reale sintonia delle proprie emozioni, intenzioni, parole coerenti, pensieri nel domani, verso una primavera che porta un dolce e tiepido fiore, molti fiori, colorati, il loro profumo, la leggerezza dei suoi capelli biondi, il loro sguardo.

    Insieme guardando il cielo azzurro e un panorama di mondo comune, il giorno di provare, capire, la notte per abbandonarsi insieme all’esplosivo contatto delle proprie mani, delle labbra, gli occhi chiusi, socchiusi, un lungo interminabile congiungersi di storie da vivere dimenticare combattere vincere provare creare seppellire ribaltare sconfiggere urlare stringendosi forte, piu’ forte.
    E il mondo diventa il mondo del loro calore, della loro forza, della loro vita, tra le ombre della lunga notte vissuta che si spengono calpestate insieme, dei muri umidi e fetidi che si sgretolano e giorno dopo giorno crollano, in briciole, frammenti...

    Nasce una nuova identita’, un nuovo stimolo a pensare toccare prendere vivere, un fiume burrascoso che travolge il terreno arido spazzando rami secchi, arbusti e spine, spazzatura abbandonata per anni, ora sommersi da un mondo congiunto dove un grande cuore comune batte ritmico insieme pulsando di vita da vivere, lo sguardo vero, sincero, contatti di fuoco che sconvolgono ogni cellula, ogni istinto, palpitando assieme e insieme ai sensi perduti, al piacere caldo, caldissimo di una notte, molte notti, del domani, del futuro...

    Passeggiando tra case e vie colorate, strette, piene di vita, il mondo cambia il mondo, una candela che illumina sensuale i loro corpi che si stringono e si prendono, fantasmi che si allontanano spazzati dal vento, mulini alti e luminosi in una prateria verde e ricca di sensazioni, sentimenti, qualcosa che continua a nascere, crescere, la vita che si fa vita congiungendo idee e desideri, sogni e progetti, il profumo di un tramonto davanti all’orizzonte, l’alba pungente tra mille ragnatele abbandonate che svaniscono sotto il sole, il canto di mille cinguettii colorati tra le foglie e i fiori, le farfalle, animali che si muovono silenziosi accordando il loro corpo al mondo che vive, che vuole vivere....

    Vivere momenti, per vivere momenti, per vivere momenti.

    Senza perdere nulla, senza dimenticare, raccogliendo immagini della propria storia insieme dipingendo la propria storia.

    Oggi Sissy socchiude il dolce sguardo in un sorriso, consapevole interprete di se’, e il giorno diventa la scoperta continua dell’insieme delle cose che abitano il mondo