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Autore

Paolo Goglio

in archivio dal 03 ago 2011

29 agosto 1960, Milano - Italia

12 ottobre 2014 alle ore 23:23

Una rosa senza spine

Il racconto

Poiché si pungeva e piangeva sempre, toccando una rosa, madama Pièdiscorta si propose fermamente che d’ora in poi avrebbe goduto di rosa senza spine.

E già.

Difatti prese un rasoio, insaponò tutti i rosi della sua serra (per le rose userà un depilatore), e tagliò via tutti i spini e le spine dei fiori questionati.

Bella cosa, la mia madama, ma in breve le spine ricrebbero, più spinute di prima, e forse più numerose come tulipani.

Che fare, un’altra rasata? Madama Pièdiscorta non aveva nessuna intenzione di farsi barbiere a vita di un pugno di rose: le falciò senza pensarci giù dalla prima alla penultima; l’ultima la falciò.

Cosicché restasse senza rose, o meglio senza rose con spine e senza rose senza spine. Già, ma senza rose, con cosa si sarebbe potuta soffiare il naso? Coi petali delle rose, prima, se lo soffiava ch’era un piacere; infilava un petalo nella narice di mezzo. Così il naso, non a caso, era bello, pulito, e poteva starnutire senza timore di spruzzi. Sempre già, perché madama Pièdiscorta viveva di starnuti; una polpetta per ogni starnuto e tirava avanti: ed era la più gran starnutista della zona; tutti si recavano da lei per starnutire e lei, starnutendo invece altrui, guariva dal raffreddore in inverno e dal racaldore in estate.

Solamente che per fare tale mestiere, aveva bisogno di poter sfruttare e svomitare a fondo tutte le qualità del proprio nasello, e cosa che accadde che senza petali di rosa non poteva condurre in porto, vuoi perché non sapeva navigare, vuoi perché solo essi, i petali di rosa, potevano mitigare il flusso di secreto nasale a puntino per i suoi starnuti. Dal giorno in cui falciò tutto il suo rosame, la nostra Madama appese il cartello di fallimento, e nessuno più giunse a suo clientaggio.

CHE far? CHE far? CHE far? Sparar? Morir? Crepar? NIET!

Madama Pièdiscorta era tutta d’un pezzo ( solo la sera riponeva la testa in un comodino), e laddove non poteva o potevano arrivare la buona sorte, sarebbe arrivata lei: in poche parole, d’ora in poi la vedremo girovagar nel mondo a ricercar la rosa senza spine.

Dato che il percorso si preannunziava lungo, Madama fa provviste: qualche bottiglia di tonnino, scatole di vino, sacchetti di minestrone, un thermos pieni di angurie ed una cesta di salmì. Caricò il tutto sulla sua radiolina a vela, si procacciò dei vestiti, qualche fabbisogno quindi. Partì.

La radiolina a vela di Madama Pièdiscorta funziona autonomamente: solca le onde radio ovunque diffuse grazie all’antenna appuntita che le infrange dolcemente; la vela inoltre può far le veci delle onde quando le trasmissioni fossero terminate.

Attenzione: questo è il PUNTO A

( capirai dopo a cosa serve, per ora vai avanti )

Veleggia e riveleggia, giungiamo al primo approdo: Cactuspelato, dove la vegetazione locale, il cactus, vegeta senza spine. Per questo motivano: Madama nostra s’illuse che anche le rose fossero tali. Ma di rose manco l’ombra.

Spuntò il sole, e le ombre comparvero, però anche se c’era l’ombra (della rosa), la rosa non c’era. OH? BELLA!

Ed era un’ombra di rosa senza spine. Già, e madama Pièdiscorta, ch’era furba, s’era portato seco un po’ di semi di rosa, che piantò in quelle terre attendendo il germoglio.

E col sol della serra, ecco che spunta si, ma che cavolo di germoglio è? E’ un’ombra di germoglio. Bell’affare! L’ombra crebbe, e divenne ombra di rosa senza spine.

Madama Pièdiscorta si mangiava le orecchie per la rabbia di non poterla cogliere. Cercò di strapparla, violentarle, potarla, ma cicca! L’ombra restava sempre lì.

Che far? Che far? Che far? Tagliar? Partir? Sputar?

Niente di tutto ciò, ella si mosse dai suoi indugi e cercò di raccogliere informazioni utili al ritrovo della rosa senza spine (concreta).

Fermò un’ombra di passaggio e le chiese ciò:”Scusi, dove posso rinvenire una rosa senza spine?”; “Chi di rosa ferisce di spina perisce!”

L’utile informazione pose madama Pièdiscorta alla ricerca della spina di pera, ove senz’altro avrebbe trovato la agognata rosa. E così, ecco che…… dopo pochi minuti, ecco il pero, o meglio la grotta a forma di pera; il cui accesso era cosparso di spine… tutte le spine delle rose senza spine che si accumulavano così per difendere le stesse.

Salendo sulla cima, madama Pièdiscorta non scendeva. Però, dopo un po’, salir non si può più. Proprio così, direi, la salita alla grotta Pera si fece d’un tratto tanto ardua da essere quasi inaccessibile (censura), irraggiungibile. Difatti la ripida salita si era trasformata in una scalinata, tanto poco ripida che nessuno avrebbe potuto salirla; Nessun problema infatti ci sarebbe stato se gli scalini non fossero alti circa tre l’uno, il due e il tre e il sette.

Fortunatamente la nostra Madama aveva buon uso delle sue gambe telescopiche: una tirata all’unghia dell’alluce, ed ella sale ale le e.

Mondo frigorifero! L’è mica vero che, lì per lì, ti arriva il solito pseudo gnomo a tirarti la fregata.

“Trallallero trallallonzo, balla Budda con il bonzo, la farfalla con il baco, la zucchina con il caco, la castagna col ciclamino, il sapiente col cretino… E tu, donna donnosa, cerchi forse una tal rosa?”

Madama, lo guardò allibita: “Certo! Una rosa senza spine”

E allora lo gnomo:

“Zutta zutta zutta olè, quella rosa qui non c’è, ma però poco più avanti (balla il whisky con il chianti), ve n’è certo un bel casino, zutta zutta ogni bambino”.

Madama, guardando lo gnomo, cercò di capire se v’era del vero nelle sue parole; comunque, a scansare gli equivoci, lo questionò nuovamente:

“Stanno avanti di molto, lo gnomo mio?”

“Bello, ballo, bollo e bullo, sotto i piè il profumo è nullo, ma comunque, mia signora, qui in avanti qualche ora, v’è la grotta periforme che di rose ha ogni forme”.

E va bè: madama, riconvintasi dell’efficienza del suo camino, riavanzò verso la grotta sempre più vicina (meno lontana).

Un lungo picciuolo traslocava la sua ombra sul terreno muschioso proiettandola come fosse un rettilineo retto e lineo, quella poteva essere l’indicazione giusta: peccato, lì x lì uguale lì al quadrato, che fosse lunga qualche centinaio di miglia canadesi.

La madama dovette far buon uso dei suoi calli sottoplantari per pattinare sul muschio viscido, grazie a questo sistema di trazione bruciò miglia su miglia fin quando un clamoroso incendio prese vita ardendo furiosamente nel tutt’intorno… cosa calcolata in quanto, bruciato il tutto, ella si trovò prospicente la grotta in un battito di ascelle ( ma che fetore direbbe Giancesare Airoldi )

L’ingresso alla grotta era occluso da una montagnata di grosse pere marce che formavano una struttura unica marmellatiforme e di conseguenza molto appiccicosa: ancora una volta le doti di madama Piediscorta si rivelarono utili per bypassare anche questa difficoltà… come fece? ( dirai tu )

( che ti importa? )

Dico io

Importante che potette entrare e, finalmente, trovarsi a tu per lei ( uguale 76 ) con la famigerata e ricercatissima nonché agognata strasognata e desiderata Rosa Senza Spine

Uno splendore di fiore mai visto: gambo erculeo di massiccio color verderame, quasi brillante, e fiori detonanti di bellezza e profumo inebriante come fosse un mix di taleggio bergamasco e rosa verbena, qualcosa di penetrante le narici al punto di trapanarle da parte a parte come fossero tunnel transalpini !

Sbalordita e affascinata madama colse questo fiore incantevole, oggetto massimo dei suoi desideri più remoti, ponendolo nella apposita bisaccia portarose in velluto e resina che recava con sé, quindi scintillante di gioia e soddisfazione, fece via via ritorno verso la sua regione, dove si trovava la sua magione, camminando e trotterellando a larghe falde come fosse una legione in prigione.

Al suo arrivo il popolo festante cominciò a sparger voce chi qui, chi lì, chi qua, chi là, diffondendo notizia del suo ritorno: il raffreddore poteva nuovamente essere curato dalla mitica madama che si apprestava così a riprendere la propria attività di starnutista.

La rosa senza spine campeggiò presto in un immenso vaso di cristallo trasparente come un cristallo e luminoso come un cristallo di cristalli cristallini, i suoi fiori erano fantastici, i petali morbidi come seta vetrata e profumati, come detto, del mix bergamasco-rosaceo di cui sopra ( non fatemi ripetere le cose )

Si riavviò così tutta la trafila di sternuti, cure relative, soffiamenti nasali con i petali della rosa senza spine, e madama si compiaceva momento dopo giorno di come brillantemente avesse risolto i suoi problemi: non c’era più l’ombra di una puntura sulle sue dita, e poteva raccogliere petali in quantità senza il minimo benchè danno… favoloso!

Un successo delle proprie intenzioni, un riconoscimento alla sua volontà e un riconoscibocca alla sua forza d’animo.

Quando la rosa appassì ( circa 3 weekend dopo ) madama Piediscorta si ritrovò senza, e ripartì per recarsi alla ricerca di un’altra rosa senza spine…

Per continuare la storia, puoi rileggerti all’infinito dal punto A sino a qui

Grazie

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