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Poesie di Patrizia Solazzi

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  • 07 gennaio 2015 alle ore 14:04
    Marianna

     
    Scorpora le dita 
    Marianna
    e  incidimi il cuore... 

    Senza unghie sarà la sera 
    e serena sarà 
    la scostumata scorza d'arancio 
    che hai tra i fiori del tuo bouquè, 
    o mia sposa arrabbiata. 

    Traduci le sillabe di un'orchestra 
    per la musica di una notte 
    e sarai corda di violino 

    o di viola 

    o di qualunque altro colore 
    vorrai il vestito. 

    Sarò il tuo sarto senza spilli 
    e ti prenderò le misure 

    e senza pungiglione 
    sarà la mia puntura di vespa. 

    Marianna

    accendi la nostra sorte 
    come  nenia che canta
    un cuscino di melodie 

    quella che ti porgo stanotte 
    sia la dolcezza di ciaramelle, 

    il tuo canto notturno si leverà
    sul nostro velo di sposi. 

    Prendimi Marianna 

    come fanno il sentieri 
    quando si inerpicano sui monti 
    e portami all'eremo del tuo sguardo. 

    Portami in grembo 
    come fanno i canguri 
    Marianna 
    e ti lascerò un figlio
     
    salterò il tuo cuore 
    tra gli ostacoli del sonno 
    per arrivare senza fiato 
    a questo incantesimo 
    di fiume impiena. 

    Sarò il moribondo salmone 
    pieno di misericordia 
    e tu sarai 
    la mia  inconsolabile nostalgia

    mia ninfa cerbiatta 

    salimi sulle spalle Marianna
    e vicino al tuo segreto 
    sarà il mio viso. 

    Prendimi mia sposa
    come un viandante stanco 
    e fammi serena la notte 

    e tra le labbra di vino rosso 
    sarà il velluto dei tuoi sussurri. 

    Stancati Marianna 
    tra le mie braccia 
    e riposa la tua rabbia bambina 

    Corrimi incontro 
    come la notte dell'ultimo giorno 
    apre le braccia al primo. 

     

  • 13 gennaio 2009
    Il treno

    Nego l'amore
    sul mio lacero pensiero
    sul sentirero di alcuni passi di volpe
    cercando tracce ingenue
    scomparse e dimenticate
    seguendo con occhi velati
    di alito freddo e solitario
    la lunga veste candida
    che quel giorno
    seguendo il fischio d'un treno
    che attraversava il bosco
    nella sua corsa dritta
    tra i rami d'inverno
    portò la sposa innocente
    tra le braccia dell'amore
    mentre un grido passava
    tra le membrane cerulee
    del tempo e dell'inganno-

    Nego l'amore
    sulla mia caviglia leggera
    che si ornava di piccoli lacci
    e la mia mano
    che assottigliava dita incantate
    per dirti
    tutto in un sussurro...
    appena la tua bocca
    mi prese le parole
    sul nascere bambine
    lasciandole nel limbo del dubbio
    se negando dopo
    che mi avresti attraversato
    come fa il dolore
    quando si lacera vivo
    lasciai intravvedere
    la corolla impaurita
    del mio grembo vergine

    Nego l'amore
    alla tua dolcezza struggente
    che ora destìni ad altre innocenti
    che corrotte dal tuo frugare
    ti ameranno come un arcangelo
    e precipiteranno senz'ali
    sorelle
    di un peccato mai commesso

  • 13 gennaio 2009
    Parola di-vento

    La lucente incantata parola del vento,
    spegne il sottile desiderio del pensiero
    e roteando soffia al mio polso…
     se rovescia la vena del silenzio
    meditando ormeggi, lenti, agli approdi,
    di ogni anima incauta che si accosta,
    leggera e riflessiva,
    porterà un vento increspato alla riva.

    Insieme alle schiume, insieme ai sorrisi,
    insieme ai nostri pensieri faranno rumore di vita,
    Il vento ci sposta speranze,
    e la ciocca di capelli ribelli
    e la tua mano che mi lascia inutile
    sfumando ricordi di quei deserti innondati di sole.

  • 10 novembre 2008
    Ombre

    Notte senz'alba
    solo un tiepido vento
    ricorda viali solitari
    se di foglie nemmeno la sorte
    nè il luccicare ombroso
    sotto un passato sorriso di luce.
    Notte senza colore
    nè bianco e nero
    nè sollievo alcuno.
    Tendi solo l'orecchio
    al passaggio dei sussurri
    lacrime di sensi
    gocce di palude
    fruscìo di felci.
    Copriti di capelli
    e lascia che si muovano.
    Scopriti di notte
    e lascia che l'ombra  ti muova.

  • 10 novembre 2008
    Naufragio

    Le spume brillanti
    arrotondano sassi di cielo
    i grumi neri rappresi
    lanciano poche grida,
    lucide parole,
    confudi ricordi.

     

    Nessuno mormora
    addii incomprensibili
    se non le mani asciutte
    che indicano pensieri,

     

    credono ancora al mistero
    di spiagge violate
    schiaffi acerbi
    sull'innocenza del pianto.

     

    Resteremo lacere e stanche
    come pelle di piovre
    lacrime rapprese
    confuse nel sale
    sulle guance orfane,
    frutto di mare e di sabbia
    conchiglia aperta
    sulla sua perla nera.

  • 06 ottobre 2008
    La farfalla

    La farfalla
    che mi volò dentro
    divenne mosca

    imbrigliando il giorno
    volteggiando di senso
    appoggiò l'alba
    sulle ali trasparenti

    Se ne tornò falena
    per sbattere sul lampione
    di una sera incerta

    Ai margini di un distributore
    la luna inutile
    raddoppiò il suo neon
    ronzando accesa
    per tutta la notte

  • 06 ottobre 2008
    Dividendo

    Una rondine spezzava il cielo a metà
    la lingua e un capello
    divise un solco nero.

     

    Da questa parte una parola disse
    da un'altra tacque per sempre.

     

    Il volo faceva lunghe ruote
    appoggiandosi al gelido soffio di neve.

     

    Cristalli misteriosi
    navigavano su rotte matematiche
    disegnando nell'aria segni  astratti.

     

    Non ho cuore
    né anima
    non ho corpo né sollievo

     

    Le mie mani agitano pensieri
    mentre si posano  leggere
    sul mio pensiero lento.

     

    E lentamente socchiudo le ciglia
    (splendente luce felina)
    tra una riga e l'altra di quel soffice  mantello.

  • 22 agosto 2008
    In_Contro

    Desiderai le orme
    volsi lo sguardo lento
    sui quei segni astrali

    (sentieri sotteranei
    si coprirono di piume,
    su leggere tracce di volo)

    Così il pensiero
    prese la forma del tuo sorriso
    che sottile imparò
    la sinuosa strada
    del mio sguardo

  • 22 agosto 2008
    Cos'è il vento

    La lucente incantata parola del vento,
    spegne il sottile desiderio del pensiero

    e

    roteando libera attorno ad un polso
    se rovescia la vena del silenzio.

    e

    Meditando ormeggi, lenti, agli approdi,
    di ogni anima incauta che si accosta,

    e

    riflessiva,
    porterà vento increspato alla riva.
    Insieme alle schiume,

    e

    insieme ai sorrisi,
    insieme ai nostri pensieri faranno rumore di vita.

    e

    Il vento ci sposta le speranze,
    insieme ad una ciocca di capelli ribelli

    e

    alla tua mano che mi lascia inutile
    sfumando i ricordi di deserti innondati di sole.

  • 22 agosto 2008
    batte il suono

    Batte il suono
    dentro il correre a perdifiato,
    sollevando il petto per un sospiro grande,
    attesa
    la risoluzione dell'enigma del dire,
    come un salto
    che avanza un respiro,
    mette da parte un pò di dolore
    prende
    quel raggio discostato
    la sorprendente luna
    fredda e circolare
    nel mentre s'innamora
    della sua variabile ombra.

    Laddove lunghe processioni
    di animali notturni
    impauriscono la strada nera.

    Forse del canto e del battere
    insistente
    ritroverò alla fine
    il salto ardito della civetta,
    occhi larghi
    di solitudine intensa,
    artigli di idee immacolate,
    sentieri divisi,
    rivoli d'acqua lenta a sottile.

    Richiamo di armi e di orme,
    scala armonica
    lavoro di controcanti,
    spettacolari modestie.

    Magmatiche orche assassine
    agonizzanti
    sulle spiagge notturne,
    greti di sassi disperati
    rotoleranno nel mio dire,

    dispendiosi contrordini,
    mormoranti fraseggi
    batteranno
    lenti e immensi,
    come nei quarti delle ore
    inseriti
    negli ingranaggi circolari,
    denti larghi
    di sorrisi timidi e impietosi.

    Presto
    dissi a me stessa
    Presto, ancora di più.

    Battono svelte
    le ritmiche incerte
    nella musica sbalordita
    laddove sèguita e continua
    un passo davanti e un passo passato.

    Un certo nel vuoto,
    un incerto sulla lavagna,
    gesso sottile
    scrive formule
    che il tempo cancella
    a tratti,
    la sorprendente
    sincerità del dire
    il battito
    insistente del fare.

    Sull'onda morbida
    dell’ amore mendicante
    tracce sorridenti e confuse
    lungo la strada
    rotonda di un lago,
    orme di piccoli piedi,
    piume galleggianti
    furono
    gli abbracci silenziosi
    per un vento solitario
    bramoso di parole e tempo
    il soffio caldo
    nell’aria spettacolare.

    Verranno, dissi
    verranno,
    i molluschi trasparenti
    attraversati da ritmici bagliori
    nelle profondità marine,
    abissi perduti
    che non sappiamo,

    impazienti di non capire,
    verranno
    dissi,verranno.
    Andranno, dirò.
    Andrò.

  • 22 agosto 2008
    Nebbie

    Tra le grigie solitudini
    di corpi sollevati 
    e venti improvvisi
    scarni
    modelli di sentiero
    dove sorrise la primula nascosta
    e il pugno di ghiaccio
    nelle tue mani
    molli
    furono il destino.

    Sottile il corvo
    perse la livrea
    metallica
    Solo un gabbiano
    dall'alto delle rupi
    mi disse
    grida
    inesistente orlo
    di vento e sabbia.

    Orme innocenti
    verranno a dissentire
    sul fatto improbabile.

    Il suo orgoglio gretto
    si tolse il bavero dal collo
    e stringendo forte le ciglia
    sospirò la  fredda distanza.

    Tra noi solo solo
    un colpo di vento
    disse
    e forse
    nemmeno quello.

  • 22 agosto 2008
    Girasoli

    Girasoli, verde spettro di sole
    gira il profilo
    che di vetro appare
    sul sorriso di labbra solitarie

    Che di sentieri voltino al fondo
    se del bicchiere di vino
    che brinda al cielo
    i tuoi occhi mesti
    di luce propria accesi
    sia lontano
    quel sospiro grande...

    tale che il cielo
    giri i suoi petali
    attorno ai grandi fiori
    che del sole
    ne facciano girando
    un magnifico carrillon

  • 20 agosto 2008
    Parlando del vento

    La lucente incantata parola del vento,
    spegne il sottile desiderio del pensiero
    che roteando soffia al mio polso…

     

    e se rovescia la vena del silenzio
    meditando ormeggi, lenti, agli approdi,
    di ogni anima incauta che si accosta,
    leggera e riflessiva,
    porterà un vento increspato alla riva.


    Insieme alle schiume, insieme ai sorrisi,
    insieme ai nostri pensieri
    faranno rumore di vita.


    Il vento ci sposta speranze,
    e la tua  ciocca di capelli ribelli
    e la tua mano che mi lascia inutile
    sfumando  ricordi sparsi
    di quei deserti inondati di sole.

  • 17 giugno 2008
    Dècade e Decàde

    Dovranno ansimare
    le stoltezze
    arrugginite di fili spinati,
    strette su polsi morbidi.
    Se
    muti richiami
    gridavi,
    se
    rotonde spume brillanti
    distanti tra loro
    messianiche e ascetiche,
    se
    spezzeranno le profondità spettrali

    spegnerai  le normali astuzie
    se
    verranno a profumare
    inutili spezie
    tra le ciglia assopite,
    se
    anche le armoniche ostili
    schiacciando
    appuntiti asterischi,
    se
    ricordando il sollievo
    di venti leggeri
    che soffiano palloncini colorati
    sulla primavera incantata,
    ornata di nastri di seta
    e di saliva impudica
    se
    ricorderai  il mare mosso
    che lanciava
    semi di palma tra i miei capelli
    mossi di vento
    e di fortuna

    Se
    mostrerai distante
    uno sguardo languido
    su quelle battaglie che
    avremmo voluto
    vincere...
    Rostro serrato
    dentro le parole infisso
    del ricordo il braccio
    scenderà piano
    a coprirci gli occhi

  • 17 giugno 2008
    Lettera odierna

    Oltre il giardino dei disastri,
    oltre lo stupro delle immagini,
    oltre la violenza della normalità,
    oltre
    la banale striscia di sangue che dorme,

    nel passaggio del tempo,
    anima di solitudini
    oppresse dal vento che naviga,

    stropicciando piccole onde,
    sprecando battiti di pinne nere
    sulle oliate barriere
    di immoti silenzi,

    volontà di cantare,
    vergogna di semplici domande,
    spericolati iceberg naviganti
    nel destino che si appresta.

    Vortici azzurri
    verranno gelidi
    nel cuore malato

    e saranno la notte

    e saranno il destro andare

    e verranno di mesto venire

    e sarò di me il canto

  • 17 giugno 2008
    Presagi

    Se il contrasto fosse un desiderio
    spaccarlo dovremmo,
    mela croccante
    fredda di neve,
    braccia aperte di mani
    opposte
    bussole bifore.

     


    Se mestizia apparisse
    gelosa della bellezza
    persa
    attraverso sentieri erbosi,
    lasciando la veste
    tra i rovi d'inverno.

     


    Se credessimo davvero
    agli incantesimi dell'unicorno,
    felici di dividerci ,
    ad esso il trapasso
    felici
    di lasciarci il cuore,
    germoglio di creatura,
    palpito dolente.

     

    Se la memoria fosse un libro
    voltati
    si aprirà da solo.

     

    Al vento di scirocco
    umido di presagi,
    al calore obliquo
    delle morbide spume
    le ciglia abbasseremo

  • 17 giugno 2008
    Cadde

    La pietra che fu fossile
    o semplice sasso
    tra le rime di un salto
    e le rime di un brano,

     

    oltre un treno
    che passa,
    srotolava
    della sposa il velo candido.

     

    Tra il mistero
    e il canto dei cardi,
    ancora limati di spine
    ogni pupilla dello sguardo
    sperava altrove
    laddove...

     

    Cadde ancora
    e cadde per sempre,
    senza tracce sulla neve
    di conigli impauriti,
    per il volo alto del nibbio,

     

    che certo del volo immobile
    frenetico e sicuro
    accettò l'errore,
    accettò lo sbaglio e il digiuno.

     

    Forse torneranno
    i giorni di primavera,
    sulle gonfie nuvole
    dense di messi
    e promesse
    forse
    forse...
    forse la Pasqua.

     

    Di questa prima rondine
    intrepida
    che gela
    le sue ali piccole,
    sul primo trascinarsi del vento,
    sullo scuro inverno,
    il petto bianchissimo
    a te regala
    e dimentica.

  • 17 giugno 2008
    Il collo bianco

    Le orchidee,
    dee dell'amore profano,
    carnose nella solitudine
    venosa,
    bellissime e mortali
    dal labbro
    invidioso
    sul mento incauto,
    dal collo bianco
     morivano.

     

    Sorridente di senso
    sulle spalle forti
    volontari
    atti
    di ovvia solitudine
    si strinsero
    per sempre.

     

    (per sempre)
    Per sempre
    mani generose
    e misteriose
    si compresero.

  • 17 giugno 2008
    Incontro

    Solleverò i sentieri
    dai miei passi
    resteranno le parole
    nello scolo laterale
    dove raccogliere con i palmi
    i momenti lieti,

     

    berranno i salici
    le loro lacrime spericolate
    negli specchi infantili,

     

    voleranno essenze d'amore
    per le trote golose
    sul sogno infranto di una carezza
    in più,

     

    occhi che non vedono,
    il perdono né l'amore,
    solleverò
    la mia mano per la
    pioggia,

     

    difendermi dalle stelle
    copiose e intime
    vergognandomi di
    essere,

     

    essere di di forme ed anni
    e fragile come il papavero,
    nel campo dorato che si muove,
    uno di pane l'altro per il colore.

     

    Vento ci disse
    credici
    l'aratro giusto
    ci trasformò,

     

    Credici,
    incolto stelo
    incolto animo,
    bendata la corsa verso l'orizzonte,
    piedi nudi ferirono di rosso le stoppie,
    credici.

     

    Dimmelo e dissi.
    credici.
    speranza di pelle,
    sul cuore giovane,
    unici occhi di solitudine.


    Volevano farti vedere
    il suono del vento.

     

    Passò sul gesto il fango.
    credendolo
     il fondo bicchiere
    a  restituire
    l'acqua alla pioggia.

  • Scavando materia nuova
    sorride il senso,
    veloce il canto che si trama,
    sorpreso andante
    verso il cammino.



    Di passi sorridono
    dove il canto muore.

     

    Spera
    dissente
    forse.

     

    Arriverà il dolore
    profondissimo


     
    Vortice sorridente
    verso
    il controcanto che allude
    forse
    alla sera che incalza
    alla marea che affoga i pensieri,
    tralasciando scherzi
    e derisi intenti.

     

    Vorrei:
    vorrei che tacesse
    sssssssss...

     

    Spegni ti prego,
    il tuo andare vergognoso,
    merce di scambio
    per un saluto
    se trema di mediocri scorci
    il dorato intento spericolato.

     

    Vorrei:
    vorrei che tacesse
    sssssssss...

     

    Così suonava
    il pianoforte di dita lunghe
    e bellissime
    il trillo incantevole,
    scala infinita
    che precipita nel basso Do

     

    Vorrei:
    vorrei che tacesse
    sssssssss...

     

    Resteremo esterrefatti
    a contare il solfeggio delicato
    del battere e del levare,

     

    Pomeriggio di un giorno
    qualunque
    incantato di dolore
    colmo di disperazione
    vertigine di lacerazione.

     

    Mestiere di aguzzino
    volge alla fine il canto,
    batte severo
    quel senso inutile.
    Andante con moto, fortissimo.

     

    Vorrei
    vorrei che tacesse
    ssssssssss...

  • 05 dicembre 2007
    Riverso

    Solleva il sole,
    deserto il centro improbabile
    all'angolo
    tra un  raggio immenso di luce
    e l'altro spicchio di buio
    incantato  spargi il canto
    tra le righe di me stessa


    cercando la solitudine
    vertigine di immenso
    voltarsi di te
    volgi un
    suono
    splendido
    caldo di mare
    antico come il grande passo
    che germoglierà
    tra le tue mani


    piene di canto
    vuote di senso
    incredibile sarai
    verso il dolore
    incantato gemito


    diranno
    i Grandi
    senza lacrime ascolteranno


    nella trepida attesa
    che in quell'angolo vuoto sentiranno
    suono di te


    di te serviranno il controcanto
    umili
    nella pausa di un attimo
    infinito
    dove caleranno travolti
    precipitando
    come angeli diventati demoni
    tutti i suoni del mondo

  • 05 dicembre 2007
    Persefone

    Astratto delirio
    preserva
    la stoltezza della violenza.
    Persefone divisa,
    lacerando il grido nell'aria
    risponde.


    Dormiva primavera,
    tra le foglie inabissate
    l'occhio apriva appena.


    Appena un gemito
    l'armata amata
    in seno un gesto
    gentile offriva.


    Ade incarcerando la notte
    richiuse di colpo
    l'inverno amaro.


    Dividi ancora,
    anima persa,
    per sempre il mare
    tra fossili inutili
    e malinconici addii

  • 04 dicembre 2007
    Presto, sussurrato appena

    Regalando un Presto
    accennammo un canto,
    adatto al volo
    della corda

     

    rondinella
    dalle ali affilate
    coteggiata dal vibrato

     

    Presto

     

    appena sussurrato
    fatica di mani tremanti
    il respiro se si avverte
    nella sala
    ordina la coerenza
    quella metallica onda
    che
    dal petto inserisce l'anima

     

    Presto
    insieme ardendo
    dove lento trattieni
    il correre

     

    vergine arrivo
    dove sarà
    che un ritmo incantato
    verserà la sua celebre
    mano
    nel
    casto desiderio

     

    dove incredibile
    il suono destina

     

    Presto Presto
    un violoncello
    non smetterà
    ansioso di attaccare il suo
    cello alla viola

     

    Timida sarà
    rotonda e struggente
    tra i campi ordinati
    questa piccola
    orma di noi

  • 04 dicembre 2007
    Nessuno

    Nessuno
    bevendo  le infinite schiume
    onde dell'essere, nessuno
    danzando di lacrime

     

    nessuno tornando a casa
    e aprendo la porta
    e vedendo scale ripide
    nere
    nessuno di noi
    cogliendo il senso
    in battere

     

    togliendo un senso
    in levare

     

    abbandona un  respiro
    per chiedere come
    e quando spegnere
    quell'aria tenera

     

    che a volte
    suo malgrado
    allaga di bagliori
    le nostre paludi

     

    nessuno crede mai
    che il richiamo d'amore di un cervo
    sia nell'aria tra le onde sonore
    che ci abbracciano

     

    nessuno
    crede che il passo dell'unicorno
    silente
    immerso tra le nebbie
    della nostra disperazione
    porti null'altro
    che niente

     

    Altri
    oltre,
    di senso comune
    gemendo
    di oscene bandiere
    aprono la normalità

     

    lampi mesti
    mormorano le labbra chiuse
    in gorgoglìo demente
    nessuno
    dissi sarebbe oltre
    oltre me
    o  te.
    Nessuno è troppo poco
    ma altri sono troppo

     

    Beviamo  la normalità
    senza respiro
    apnea della vita
    germogli di sé
    alghe languide
    abisso profondo

     

    nessuno è senza sogni
    ma noi
    nuotiamo nel fondo oscuro
    meduse  fosforescenti
    lanciando messaggi astrali

     

    Sublimi e incantati
    poveri e diseredati
    raccogliamo  le nostre povere cose
    per navigare
     in questo  viaggio senza meta.

  • 04 dicembre 2007
    colorato di nero

    La stella che passava
    lunghissima coda
    sprezzante
    divideva il cielo
    bocca sapida
    inghiottendo sale,
    ferita che precede
    la solitudine
    indurisce i margini
    soltanto dopo il passaggio
    delle  stelle cadenti,
    resta un buio
    colorato di nero.
    Dirti che notte profonda
    dirti che vertigine
    dirti che orrore
    dirti che cosa.
    Cosa resta
    passo per passo.
    Andremo senza senso
    né sensi
    né abbracci
    né nulla di noi,

    Ossa aride
    orme candide di risacca
    schiume silenziose
    andanti e meste
    come il respiro notturno
    di un sonno senza vita