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Autore

Patrizia Solazzi

in archivio dal 20 set 2007

30 maggio 1955, Milano

mi descrivo così:
Sono una scultrice, scrivo per dare lentezza alla polvere che troppo rapida passa tra le mia dita.

02 ottobre 2007

Tango-vittima e carnefice

Dove saranno
i carnefici dell'alba incantata...
forse sui dirupi più scoscesi,
forse accanto alle ninfe
e ai ballerini di tango
mai stanchi
dietro le siepi fiorite.

Uniti in un allaccio improbabile
di costrizioni incantevoli,
in passi oggettivi
innalzano canto e suono,
abbassando la vita altèra
immerso nell'aria,
melodico attrae
la verità dell'incontro.
 
Ballano accanto
alle sere
che dei tavoli
prendono esempio,
stridendo col corpo e gemendo
di anime stellate.

Germogliando
di sguardi mendicanti,
ormai privi di sé
incatenati nell'altro,
incedono
solitari e impazienti

Caldo il raggio
scioglie la musica
nel corpo delicato e acceso,
il greto dei fiumi
che si innalza nell'acqua di piena,
sprofonda
negli occhi di chi guarda,
accarezzando dei corpi
il senso più doloroso.
 
Vittime e carnefici
abbattono il delicato ritmo,
che artefatto diventa
un solitario unico destino.
Al deserto che geme
di polveri turbinanti,
mostrando le mani
attendono il passo successivo.

Se di caviglie leggere,
il collo del piede ballerino
arcua il gesto meritato,
accarezzerà il punto esatto,
quello all'angolo,
tra un raggio di sole
e uno di buio.
 
Laddove il suono immerge
il canto più necessario.
immerge la mano destra
e restituisce all'altra,
il momento del dolore
quella che svogliata
prende della vita
quello che c'è.

Il passo dell'abbandono,
il gesto
del braccio che contiene
lascia appena,
sul filo del vuoto,
mercante di dolcezza,
senza appoggio,
del luogo improbabile
il sospiro dell'erotismo.
 
Avvicinano  il viso.
come il soffio di un vento
dello sguardo, così sia,
di vittima e carnefice.
 
Coltello che immerge
fino in fondo
delle ciglia
il moribondo incedere.

Scambio
del leggero e intentato karma,
ammantati di destino,
correre
la loro immobilità,
assalto,
come un balzo trattenuto
stupore dell'attesa
alla probabile menzogna.

Il suono
aumenta la portata
allaga sereno il piano
e le distese erbose,
pareggiando il colmo.

Colmo il sospiro,
tango
di un destino impari
di accenti impazienti,
di desideri incolmati.

Traboccano le spalle
di quel tempo andante,
stringono le gote
di sorriso profondo.

Presto
andremo sul ballatoio
a rimirare
quello che la piena
porta via e lascia.
Lascia la mano e prende un destino,
prende un tempo solo,
un giro solo.


Prende in mano
la pericolosa e intrepida,
stupefatta
follia della musica,
trema nell'orgoglio
il desiderio
di mimarne il passo,
trasporre
il corpo intatto e corrotto
tra le mistiche
orgogliose e raggianti
intese della mente
e di quel senso ormeggiato
nella baia tranquilla
del porto nascosto
dalle canne mormoranti,
e alghe scure che ondeggiano.
 
Cantano sommesse
il loro tango
meraviglioso e disperato

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