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Autore

Patrizia Solazzi

in archivio dal 20 set 2007

30 maggio 1955, Milano

mi descrivo così:
Sono una scultrice, scrivo per dare lentezza alla polvere che troppo rapida passa tra le mia dita.

22 giugno 2009

Lezione di disegno

Intro: Dislocazioni, mutazioni tra ombre e soggetti. Ombre che diventano a loro volta ombre, quasi in un saggio sulla virtualità dell'essere: un momento in cui tutto sembra prendere forma, in un aggancio alla realtà con tratti lineari e decisi.

Il racconto

Un arco disegnerà una porta.
Quella porta si appoggerà evidente e seria, con lo spigolo sinistro alla finestra.
Sotto la finestra ci sarà un vaso, che fuori, sporgendosi con alcune petunie viola oltre l'affaccio del parapetto guarderà in giù e naturalmente anche oltre, lungo i tetti scompagni, trepidi di camini, di tegole scomposte, di fili penzolanti e fili del telefono.
La penna muovendosi con rapide sospensioni e ripensamenti, disegnerà anche il soffitto e lo spigolo, che cercando l'incrocio a prisma dell'angolo, tratteggerà le ombre e tu starai attenta a scolorire tele di ragno, schiarendo i tagli del sole e lasciando che sotto la mano e la matita indecisa, la carta bianca sia tremante d'attesa...
La lascerai aspettare, perché forse, se invece di una matita avessi un pennello rorido di colore all'acqua, eviterai accuratamente la richiesta e lascerai trasparire la trama ruvida e nuda del foglio bianco. Quindi, scendendo in basso troverai il pavimento e immaginando i passi di chi non si fa disegnare, come i gatti i cani e le persone scomparse, metterai in piano i pensieri, in modo che magari una matita coricata e morbida si stenderà come una pattinatrice in curva e in lunghe strisce soffici, riempirai lo spazio, risolvendo il problema di disegnare un piano.
Un piano orizzontale è come certi pensieri innocui, poco restii, ben accetti delle orme altrui.
Quel senso di orizzontale, di lungo e piatto niente, ma solido strumento per distribuire il peso del tuo cammino, avanti e indietro e anche di lato. Dove mettere i mobili, il tavolo, il letto.
Avranno tutti i piedi ben appoggiati sul pavimento. Piccole gambe immobili sul lucido sostegno sicure.
Devi disegnare anche quello che non c'è, ma che potrebbe esserci, se vuoi fare un pavimento come si deve.
Ma se stai attenta al balzo della parete verticale, devi essere pronta a capire come partire per destinazioni incredibili, perché un piano verticale, altresì chiamato parete di fondo, porta con sé la scelta indomita se attaccare dei quadri o metterti a nudo, nudo, di fronte a qualche foto ricordo di te stesso ritratto anni fa, davanti a quel muro che potrebbe essere l'attesa, o la chiusura o il dolore di un ricordo.
La parete bisogna capirla perché se è dipinta non può fare a meno della finzione, non è muro bianco e ti tradisce con la sua piacevole decoratività.
Attenta però, che non è facile resistere alla provocazione di disegnare oltre, perché potresti venire risucchiata all'insù per un braccio e condotta con la penna che smania, fino al soffitto. E allora quello, vedi, è un problema.
Perché il soffitto è per sua natura il riflesso del pavimento, ma meno accogliente, perché non ci si può camminare, è più protettivo, perché se è vero che non ti fa vedere il cielo, è vero anche che non ti fa sentire la pioggia, né il troppo sole. O la neve.
La matita allora farà lunghe righe dritte e prospettiche, serene, poco inquiete, senza presenze, come un cielo senz'aria.
Così, ti dicevo. che se sei partita alla grande, con la tua parete di fondo, verticale e piena di grinta, cerca di frenare in tempo con la mano e fermati. Perché ci sono gli angoli.
Questi sono per loro natura esistenziale, luoghi strani, oscuri, pensierosi.
Il punto dove si ferma la punta.
O i punti, o le linee e la luce, o il corpo della mano indecisa, se non sa che deve per forza cambiare direzione.
Gli spigoli non vanno disegnati, vengono da sé, come i dubbi e le perplessità, disegnando l'incrocio delle righe verticali, orizzontali con la profondità.
Un tuttotondo tridimensionale, un luogo dove ci si potrebbe perdere facilmente, che crea per sua essenza il corpo dei piani, il centro del pensiero, che di suo è sempre contraddittorio e silenzioso, perché non ha bisogno di parole, un flusso oscuro, dove, capisci bene, non esistono né alti né bassi.
Un lago d’ombra nel quale meditare.
Gli spigoli sono anche quelli dei mobili, nella casa del disegno, e quelli dei letti dei tavoli e delle sedie.
Gli spigoli possono essere o rientranti o sporgenti, come una riflessione che deve prendere una decisione e non ci riesce.
Difatti dentro uno spigolo ci si sta a meditare, all'ombra della sua rientranza, oppure ci si sbatte contro, se non lo si avverte, ma che ti costringe a cambiare direzione, svoltando l'angolo rapidamente.
Costruisci e pensa, la poesia non è dissimile, non cerca scorciatoie, ma disegna diligente, la forma della mente, così come la forma fa delle cose. La forma degli eventi, che sembra non abbiano un corpo.
Ad esempio: una materia che si presenta liscia e capisci che lo è solo in apparenza, se " senti " che è ruvida come certe risposte sgarbate, mentre disegni quel piano, ricorda la tristezza dell'incomprensione, nel disegnare il dolore vibrante della solitudine che ti da.
E anche, se ti ricorda la superficie del mare in certi giorni d'agosto dove il liscio piano azzurro si crepa all'improvviso di un sottile vento, allora disegnalo, senza pensare che stai viaggiando solo sulla carta e solo con la tua matita.
Apparirà il pensiero come l'apparizione della forma.
La sua storia è come la nostra, disegnala a larghi pensieri, mentre sul tratteggio delle supposizioni, disegnerai lo schizzo preciso della nostra storia.

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