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Autore

Patrizia Solazzi

in archivio dal 20 set 2007

30 maggio 1955, Milano

mi descrivo così:
Sono una scultrice, scrivo per dare lentezza alla polvere che troppo rapida passa tra le mia dita.

22 giugno 2009

Registrazioni innocue

Intro: Un mondo visto attraverso immagini vere e colorate nasce nella testa di un cane speciale. Un cane blu. Curioso, giocherellone come tutti i cani. Con una famiglia come tutti i cani. Considerazioni, le sue, piene di saggezza e istinto animale.

Il racconto

Solcava di blu quel blu profondo, crespato come un foglio di carta ruvida, lo sguardo di un cane, che preso in pieno dal vento freddissimo, respirava allargando le narici nere, decidendo quale paese lontano portasse tanto umido sale e tanta umida terra, così intensi da proiettare nella sua testa bambina un simile rigoglio di immagini.
Piste lunghe come quelle di un aeroporto, intersecate di novità, suoni, odori, luci intermittenti, canti antichi. Sabbie e cammelli. Nevi gelide. Sussurri e parole, grida e nenie. Dialetti e ultrasuoni, canti di balene e delfini, meravigliosi odori di pietanze oltreoceano portate da piatti prelibati sulle ali del vento, odore di guerra, odore di pianto, odore di fiori tropicali, canti di uccelli e gracchiare di tutte le rane, muggiti e afrori di canti d'amore, abbracci silenziosi e grida di dolore, elefanti in guerra polverosi e arrabbiati, traditi da fiumi in secca, suoni di sabbie mosse dal ghibli, tende che sbattono e mani che applaudono, concerti di violini e liuti primitivi, il rumore dei ghiacci che cadono nel mare del Nord o le stalattiti che si frantumano nelle grotte profonde, cadendo dopo migliaia d'anni...
Mondo, insomma un mondo al di lì del mare d'inverno, che di là diventa estate. Oppure inverno eterno od estate esasperante.
Preso e immobile, con le orecchie “flappate” all'indietro, le palpebre socchiuse per resistenza, impegnata a oltranza, il cane blu registrava un pianeta intero nel suo esistere, complicato e scosso, improbabile e ineluttabile interregno umano che si ingloba con quello antichissimo e altrettanto scosso regno animale.
Unica figurina blu, confusa nell'intenso colore marino, di quel blu invernale che potresti intingerci il pennino per una cartolina d'amore, il cane blu ritagliava la sua sentinella nel profilo di sabbia e piccoli ritmici interventi sonori si coloravano di vento, tagliando le orecchie di piatto mentre portavano il morbido fruscìo delle onde, intente a succhiare conchiglie gelate alla riva.
Man mano che decideva quante infinite informazioni registrare nella sua testolina pelosa, il cane blu affondava i polpastrelli sulla sabbia e a poco a poco si trovò le quattro caviglie sottili incatenate dalla riva, mentre la marea saliva lentamente al calare della sera.
Una notte da mille e una notte appariva di lontano con la sua prima stellina luminosa e la luna si affacciava rotonda come all'inizio dei tempi.
Come siamo antichi, pensò il cane senza pensieri.
Dolcemente estrasse le zampine dalla sabbia ad una ad una, scrollò il mantello umido arrotolando il vento come un girotondo sulla sua coda piumata.
Un'altra scrollata scaldò il suo collo, i suoi fianchi e libero iniziò a trotterellare verso casa, allontanandosi dal paesaggio.
Grattò la porta di casa e gli fu aperto.
Dove sei stato maledetto, scappi sempre, gli urlarono.
Niente pappa vattene a cuccia, disgraziato!
Normale, disse tra sé, normale.
Nel tepore della sua casa il sonno, ben presto gli chiuse gli occhi e chiuse come ogni sera il sipario inconsapevole su quella saggezza tanto antica e su quella sapienza animale così infinita.

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