Camurria vs biddizza

Ardenti venti spediti
s’intrecciano
con bucanti fasci d’un fervido sole,
ricadenti su un esteso deserto
gremito da individui solitari,
estranei, negligenti, psicotecnici,
assetati,
incuranti d’una novella fonte
rigogliosa di molecole di storia,
di ranni biddizza e d’atomi d’arte
per trarne rigenerante refrigerio.

Armonia assente, sintonia assorta,
arguzia mancante, incanto spento,
amorevolezza ignota,
solo camurria,
soltanto camurria
e ancora camurria
persiste vivamente in tutto l’intorno
senza un barlume di mutamento.

Una cupezza antropica,
estranea a valori ancestrali,
domina come despota camurriusu,
inconsapevolmente urlante,
con braccia ai fianchi arcuate
e gambe divaricate,
dalla fatua balconata della stupidità.

Balsami, nettari, tinte, gusti,
diritti, norme, principi,
del tutto scordati, smarriti, ignoti,
lontani da un tempo vicino
in adulti immemori,
che odorano la fragranza della giovinezza,
incuranti dei loro rampolli digiuni
del pregio del proprio germoglio,
smanettando senza sosta e senza dottrina
ciò che li sperde
nel virtuale assorbente il reale.

Predilezione rivoluzionaria
eppur s’intravede
inconsapevole, istintiva, armonica,
approssimando esplosione fantastica d’innata scienza
risonante tra gli animi
che come circuiti magnetici
copulano gli animi,
speranzosa,
idealmente pacificatrice,
cordialmente solidale:

messaggio subliminale adesso affiora
narrato da voci giovanili,
che scorrono nelle strade tal quali a fiumi
immissari in gran copia nelle piazze,
intraprendenti e indipendenti,
bramosi di libertà,
vogliosi di conoscenza,
desiderosi di uguaglianza,
postulanti il merito,
anelanti la fraternità,
pretenziosi di rispetto;

messaggio narrato da indoli ingenue
pari a diffusi semi di rinascita,
richiedenti profonda riflessione
ai padri,
sì ai padri,
sull’eterna bussola della ranni biddizza
e sull’inalienabile libertà di pensiero
lievitanti con certezza
l’universale bene dell’umanità.