S’alzassi la mano
a toccare quei cirri
dissolvere forme e colori
vorrei
e d’altre ne inventerei
Quella nube
che bianca disegna
quel cielo
‐ in sembianza d’ariete
aggiustata –
afferrerei, e su essa
dal vento d’oriente domata
a guardare dall’alto l’abisso
ridente di luce suprema
m’involerei.
19 giugno 2015
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E torna il giorno coi suoi perché mai risolti, con le sue ombre sotto le luci che non cancella. Non sa, il giorno, esser delicato e carezzevole, è la notte la miglior amica, sa soffondere anche il dolore di tenera mestizia.