Col senno di poi

Ci sono giorni che paiono errori,
strade imboccate a occhi chiusi,
porte serrate prima del tempo,
addii tratti in salvo a fatica.

Sogni sospesi a metà,
occasioni scivolate tra le dita,
presenze di un istante
e assenze che hanno la pretesa
di occupare tutto il silenzio.

Allora resta il buio.
Ci chiediamo il senso della deviazione,
la resa del trattenere,
il peso di ogni rinuncia
quando chiedevamo
soltanto di restare.

Poi il tempo, con lentezza,
raccoglie i vetri rotti
e li ricompone in un unico specchio.

Così la caduta
rivela la svolta,
la fine si scopre radice,
e la spaccatura
si fa soglia.

Persino i passi falsi
avevano qualcosa da mostrare.
E anche le attese
stavano accordando il momento.

E finalmente la visione si fa chiara:
la strada non era sbagliata,
eravamo noi
a guardarla con il fiato sul vetro.

A ritroso,
ogni passo trova il suo incastro,
ogni ferita fa spazio,
ogni perdita si fa misura.

E allora ci voltiamo,
senza più chiedere conto al passato,
con un sorriso consegnato al cammino:

non era perfetto
perché tutto è andato come volevamo,
ma perché, alla fine,
ogni cosa ci ha condotti
esattamente
fino a noi.