Dove finiscono le parole
Ci sono dolori
che non hanno nome,
ferite che imparano a nascondersi
così bene
da sembrare sorrisi.
Ci sono giorni
in cui dire sto bene
è solo un modo elegante
per non chiedere aiuto.
Non servono parole, allora.
Non servono consigli,
né promesse dette
per paura di perderci.
Serve qualcuno
che ci guardi negli occhi
senza il bisogno
di capire tutto.
Qualcuno che resti.
Che apra le braccia
e ci accolga
come si accoglie una notte difficile,
senza chiederle
quando finirà.
Dentro un abbraccio
puoi smettere
di essere forte.
Puoi lasciare cadere
la stanchezza,
le paure,
tutto ciò che hai sorretto
in silenzio
per troppo tempo.
E per un istante
non devi guarire,
devi soltanto respirare.
Sentire un altro cuore
battere vicino al tuo
e ricordarti
che non sei solo
proprio nel punto
in cui stai crollando.
Un abbraccio
non aggiusta le crepe,
non cancella il passato.
Trattiene soltanto
il tuo respiro insieme al suo,
perché tu non debba attraversare il buio
da solo.
E a volte
basta questo.
Un paio di braccia,
un silenzio profondo,
un cuore che non si allontana
quando il tuo
non sa più come restare in piedi.
E la certezza
che, anche dentro la tempesta,
esiste ancora un luogo
dove puoi smettere di avere paura,
uno spazio senza porte,
senza promesse,
dove qualcuno ti stringe
e, per un istante,
il mondo smette di fare rumore.
E quel luogo
puoi ancora
chiamarlo casa.