FRAZIO STRAZIO SERVIZIO --- quel che davvero significa per molti: "Volontariato"

FRAZIO STRAZIO SERVIZIO

A barriera il biancore burroso del  lattice
le mie dita rimuovono feci, detergono

l’afrore insano del decubito.
Ed acre il sudore impaurito della primipara

che non comprende la mia lingua,
adolescente sola atterrita dalle doglie, mano
aggrappata alla calma trasmessale dalla mia.

La gola si ribella all’acido alcolico
ch’emana il vomito dell’ubriaco:

mi sputa, m’insulta e poi piange, grande
bambino arreso alla vita…

I polsi sembrano cedere (fragili
come carta velina) mentre
stringo i denti dentro al sorriso

per non umiliare l’infermo obeso,  mole
poco gestibile sul coltrino

che pare slogarmi le spalle, dove
la settimana di lavoro e pensieri trascorsa

pesa ancora, infinitamente.
Già…  mentre tolgo i vestiti e infilo nel letto
rivedo alcune facce d’amici, che mi danno di fesso:

“Ma tieni più a te, salva quel po’ di salute!”
Però io, acuto eppur esile nel cuscino

respiro (o forse inizio a sognarlo, può darsi…)
quel  lieve sentore malioso di mammola ascosa

emanato dalla parola che non è solo
un luogo fiorentino: la Misericordia.