Il divenire dei giorni
O giorni, pellegrini senza posa,
che scivolate come acque sui sassi,
recando nelle mani, silenziosi,
quello che del tempo rimane,
voi mi insegnate che ogni cosa nasce
per poi chinare il capo alla sera,
che nulla resta intatto nelle fasce
del mondo, né la gioia né la primavera.
Eppure, mentre il tempo incede e fugge,
qualcosa in noi non cede al suo cammino,
è ciò che il cuore, quando ama, protegge,
come un faro nel buio.
Ci insegna il giorno che la luce è breve,
ma proprio per questo è più preziosa,
che anche la lacrima, cadendo lieve,
può dissetare un’anima dolorosa.
Ci insegna la stagione che tramonta
che perdere non è sempre morire,
talvolta è il seme che la terra affronta
per ritornare al cielo e rifiorire.
Così procedo, umile, verso sera,
con gli occhi volti a ciò che fu lontano,
e ogni ferita, ormai divenuta vera,
la stringo come un dono nella mano.
Poiché il tempo non chiede di restare,
né al fiume è dato arrestare il corso,
chiede soltanto all’uomo di imparare
a dare un senso al breve suo percorso,
e, quando infine giungerà la notte,
e il mio sentiero avrà perduto voce,
vorrei lasciare, oltre le porte rotte,
un cuore che abbia amato, e dunque luce.
Che questo, forse, insegnano i giorni,
non quanto a lungo il nostro passo dura,
ma quanto amore, prima che ritorni
il silenzio, abbiamo acceso nella vita.
Aurora Sisi
20 agosto 2026