Il ministero delle tazze rotte

La banana sul balcone sosteneva tesi di filosofia
con un termosifone spento,
mentre due piccioni si scambiavano
indirizzi di nuvole.

​Nel frigorifero cresceva, timida,
un’orchestra di chiodi,
diretta da una carota vestita d’inverno.

​Io cercavo un ricordo semplice,
qualcosa con le tasche tranquille,
ma il pavimento continuava a tradurre
il rumore delle lampadine in lingue acquatiche.

​A mezzogiorno una sedia si innamorò del sapone.
Fu uno scandalo breve:
i cucchiai smisero di salutare
e il dentifricio lasciò la città.

​Intanto, dietro la tenda color ruggine,
un cavallo di cartapesta
mangiava cartoline di pianeti estinti
con una grazia quasi amministrativa.

​Nessuno capiva la pioggia dentro gli armadi,
né perché il giardino avesse iniziato
a collezionare ascensori.

​La televisione, offesa da tutto,
trasmise per ore il documentario di una pesca immaginaria
tra le montagne del tè.

​Verso sera il cielo perse un bottone.
Cadde vicino al lampione,
accanto a una bicicletta addormentata
che sapeva parlare soltanto con le parole dei gatti.

​E lì finì il martedì, o forse una giraffa,
non ricordo bene:
c’era troppa neve dentro il pane.