Il peso delle cose non dette
Il rimpianto
ha voce sottile,
si siede accanto alla sera
e racconta
come sarebbe potuta andare.
Ricorda le soglie
rimaste socchiuse,
le parole trattenute in gola,
quel passo mancato
quando il cuore
chiedeva coraggio.
Il rimpianto sa parlare
perché vive di possibilità:
traccia strade
con ciò che non è stato,
riempie di domande
i giorni che non tornano.
Il rimorso, invece,
non racconta.
Resta.
Si infila nelle pause,
negli occhi che abbassiamo
quando nessuno ci guarda.
È una porta
che abbiamo chiuso noi,
una parola detta troppo in fretta,
una ferita lasciata
dove serviva cura.
Il rimpianto domanda
«E se avessi scelto diversamente?»
Il rimorso sussurra
«Perché hai scelto proprio questo?»
Uno guarda indietro
verso una vita possibile.
L’altro guarda indietro
verso una parte di noi
che non vorremmo riconoscere.
E forse è per questo
che il rimpianto parla:
cerca parole
per non farsi dolore.
Il rimorso, invece,
si sopporta in silenzio,
finché impariamo
che perdonarsi
non significa dimenticare.
Significa soltanto
smettere di punirci
per essere stati
più fragili
di quanto avremmo voluto.