Il Rito
Ci siamo scelti
prima che il tempo imparasse il proprio nome,
quando la luce era soltanto un presagio
e il silenzio custodiva il respiro delle stelle.
Da allora
ogni addio è stato un ponte invisibile,
ogni ritorno una sorgente segreta
che nessuna sete ha saputo prosciugare.
Tu mi raccogli
come la notte raccoglie il fuoco dell'ultima costellazione;
io ti attraverso
come il vento attraversa la foresta:
senza possederla,
eppure conoscendone ogni foglia.
Il nostro amore
non domanda promessa,
poiché è lui la promessa;
non cerca dimora,
poiché abita il sangue delle aurore
e la pazienza della pietra.
Ci consacriamo
con mani che non benedicono il corpo,
ma la sua ombra,
dove ogni ferita diviene porta
e ogni bacio
una lingua dimenticata da Dio.
Così celebriamo il rito:
bere dalla medesima assenza,
accendere il medesimo inverno,
custodire la medesima fiamma
che non consuma,
ma trasfigura.
Perché amare
non è stringere,
ma divenire l'eco dell'altro
fino a non distinguere più
se il cuore appartenga al petto
o all'infinito.
E quando il tempo,
vecchio mendicante,
verrà a reclamare i nostri giorni,
troverà soltanto due nomi
fusi nello stesso pane,
nella stessa cenere,
nella stessa alba.
Allora comprenderà
che l'eternità non è un luogo.
È la scelta.
Rinnovata a ogni respiro,
celebrata in ogni silenzio,
come due candele che si consumano
senza perdere luce.
Questo è il rito.
L'amore che non finisce,
perché non appartiene alla vita.
È la vita
che, per un istante infinito,
ha avuto il privilegio
di appartenere all'amore.