Il sentiero che mi guariva

C'era un bosco che conosceva il mio nome
prima ancora che imparassi a pronunciarlo.
Vi entravo con le spalle pesanti,
cariche di ore troppo rumorose,
e ne uscivo più leggero,
come una foglia restituita al vento.

Ogni sentiero era un respiro lento,
un invito a lasciare andare
i nodi che il tempo stringeva dentro.
Gli alberi non facevano domande,
eppure sapevano ascoltare
più di tante parole.

Tra i fiori ritrovavo me stesso:
non tra muri e confini,
ma tra colori che non chiedevano nulla,
di profumi capaci di ricordarmi
che la pace esiste ancora
quando smettiamo di rincorrerla.

L'erba insegnava la pazienza,
il canto degli uccelli accordava il cuore,
e persino il silenzio
aveva la delicatezza di una carezza.

Così il bosco diventava rifugio,
cura silenziosa per la stanchezza dell'anima,
dove mente e corpo
imparavano a camminare insieme.

E ogni volta che tornavo alla strada,
portavo in me un frammento di foresta:
abbastanza verde per attraversare il giorno,
abbastanza luce per ricordarmi
che la mia dimensione più vera
fiorisce dove la natura,
in silenzio,
mi insegna a essere me stesso.