IL VIOLINISTA

Un violinista suonava
su un pentagramma infinito,
la chiave di Sol gli apriva
la strada.
La sua musica arrivava dovunque,
persino nel pozzo
dove brillavano le lacrime
di un amante,
che si nascondeva
con il riflesso della luna.
Terra divina diventava
dove il violinista passava,
aria divina dove egli respirava
e vibravano finestre e cancelli
quando il violinista suonava
la sua malinconica e tenera serenata.
Portava una giacca rattoppata
e una cravatta malconcia
e male annodata,
il suo cappello era blu scuro
come la notte
e il suo violino era di un legno
quasi rossiccio, opaco, consunto
e con un angelo sopra
intagliato,
che apriva le sue ali
ad ogni suono all'amore
accostato,
ma sempre proveniente
da un cielo di pioggia
sottile o tuonante.
Era il violinista che suonava
l'amore perduto,
quello che lascia tracce di paradiso
anche dopo le tempeste vissute.