Italia, non sei nata per questo

Italia mia,
hai insegnato al mondo che la bellezza può essere pensiero
e il pensiero, resistenza.

Oggi ti guardo — e faccio fatica a riconoscerti.
Ti vedo seduta, nell'ombra di uno schermo,
mentre qualcuno — con il sorriso di chi sa che resterà impunito —
ti offre rumore al posto della verità
e chiama silenzio ciò che è solo paura di pensare.

La parola si svuota.
E il vuoto, in questo Paese, fa meno rumore di quanto dovrebbe.
Ma non sono solo le voci del vuoto il tuo problema:
è chi governa senza abitare il Paese,
chi siede al potere come ospite inatteso
a un banchetto che non ha imbastito —
e, pur sazio, continua a cibarsi.
È chi tace davanti all'indecenza.

E quel silenzio
pesa più di qualsiasi parola.

C'è chi cerca gloria oltre confine,
portando in dono ciò che appartiene a tutti
come fosse cosa propria —
senza chiedere, senza render conto,
come se il Paese fosse un nome da spendere
e non una storia da custodire.
Torna con un'immagine da mostrare:
una stretta di mano appesa alla parete,
trofeo di una lotta mai intrapresa,
onore comprato dove nessuno lo conosce.

Italia, tu non sei nata per questo.
Non sei nata per scambiare il comando con l'inganno,
la guida con la maschera,
la politica con la recita di chi ha imparato
che il pubblico applaude comunque —
purché la voce sia alta
e il gesto, convincente.

Sei nata per pensare, per scegliere, per lottare.
E allora facciamo sentire la nostra voce —
non con l'odio, scorciatoia dei vinti,
ma con le idee, con la poesia,
con l'indomabile bellezza del pensiero:
ultima e vera forma di resistenza civile.
Perché la stupidità sistemica non teme le urla —
teme chi, anche oggi, sceglie di pensare.

E solo chi si alza
può guardare lontano
senza distogliere lo sguardo.

Giovanni Mascellaro