L’alfabeto dei rami

Guarda come il mandorlo scrive nel vento:

non usa inchiostro, ma nodi e fioriture.

È un alfabeto di legno e di attesa

che non ha bisogno di essere tradotto.

Noi invece cerchiamo parole precise,

recinti di sillabe per chiudere il senso,

mentre basterebbe farsi corteccia,

accogliere il gelo e poi la gemma

senza chiedere il nome del domani.

C’è una sapienza nel perdersi bosco,

nel lasciar cadere le foglie secche

come aggettivi inutili al cuore,

per restare nudi, essenziali,

scritti nel cielo con dita di resina.