L'arte delle precauzioni
Abbiamo rinunciato a molte cose, quasi sempre per ottime ragioni.
C'è chi ha rinunciato al mare perché era lontano, all'amore perché era troppo vicino, alla felicità perché sembrava poco seria.
Abbiamo rimandato tramonti, passeggiate, amicizie, persino qualche dolore necessario, convinti che la vita ci avrebbe aspettati.
Intanto le estati passavano, educate, e noi, occupati a prepararci a vivere, le salutavamo distrattamente.
Abbiamo rinunciato a dire «resta» per orgoglio, a dire «vengo» per prudenza, a dire «ho paura» per educazione.
Ci siamo privati di intere felicità pur di non correre il rischio di apparire ridicoli.
Del resto, la nostra epoca ha sempre preferito le precauzioni ai miracoli.
Abbiamo attraversato vite intere senza abitare davvero noi stessi.
Poi, con quella calma crudele che appartiene soltanto ai risvegli, abbiamo scoperto che la vita offriva quasi tutto.
Eravamo noi a non essere disponibili.