La musa Calliope

Mio caro Duccio,
quando giungi da me
ammantato di acerba,
giovanile baldanza,
dilegua lo sterile cruccio.

La riottosa speranza
alquanto rincuorata, alza
le vecchie vele rabberciate
e s’irradia gioiosa
nel pulviscolo folto della stanza.

Fra noi, domina incontrastato
il regno alato della Letteratura,
l’immaginario invade di bagliori
ogni interstizio. Di questi tempi
che ne pensi Duccino? Sarà                                   

miope,  malsano inguaribile  
vizio interessarsi solo
dell’arcana Calliope?
L’evanescente Musa che ci lega
e ci prende per mano, pronti  

a seguirla insieme alla sua corte
di vati e romanzieri. Ma noi
poveri scribacchini disperati,
che abbiamo da spartire con i miti,
gli allori, la futura gloria ?  

Credimi, non sono così sciocca,
m’includeranno fra i dimenticati.                      
La nostra è un’altra storia,
senza clamori, labile e sommaria
e si frantuma come bolla d’aria.