Lascio che aprano le ali,
i miei silenzi custoditi,
fatti di lacrime e di ferite.
Non c'è prigione nel petto
che possa fermare il tempo,
né acque benedette
che ne spengano il fuoco.
Le piaghe che credevo chiuse
sono ancora feritoie di luce accesa:
e le lascio là, brillanti,
a piangere e respirare.
Perché l'anima si salva
solo quando essa stessa si accetta
e smette di tremare.
.
Cesare Moceo poeta di Cefalù @ t.d.r.
21 maggio 2026
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