Le loro tasche
Passano davanti alle vetrine
come si passa accanto a un ricordo:
passo lento,
occhi che non trattengono.
Vorrebbero una giacca più calda,
scarpe che non cedano alla pioggia,
qualcosa che dica:
oggi esisto anche io.
Ma pesano monete come semi,
le tengono in tasca
finché non trovano una ciotola vuota,
un miagolio tra i cassonetti,
due occhi accesi nel buio.
E allora scelgono:
non comprano, rimandano.
Lasciano il nuovo in vetrina
perché da qualche parte
un corpo leggero aspetta.
Non lo chiamano sacrificio:
è solo spostare il centro
un poco più in là del proprio bisogno.
Tornano a casa con meno cose,
ma una presenza li segue —
passi morbidi nell’ombra,
una gratitudine senza parole
che resta.
Nelle tasche ormai vuote
resta un calore ostinato:
il pane diviso,
senza rumore.