Lo spazio vuoto
C’è una quiete strana
nei giorni che non cambiano,
una tregua discreta
che non osa chiamarsi felicità.
Camminiamo in abitudini tiepide,
come stanze già viste
dove ogni cosa
sa esattamente dove restare.
Eppure, ogni tanto,
ci sorprende un pensiero storto,
una fessura di luce nell’aria:
e se non fosse tutto qui?
Non stiamo male.
Il caffè è caldo al mattino,
qualcuno ci chiama per nome
e la sera arriva senza ferire.
Ma dentro, piano,
respira un altrove senza fretta:
una possibilità tesa
tra ciò che siamo
e ciò che potremmo essere.
Così restiamo,
con un piede nel presente che basta
e uno sospeso
in una promessa che non insiste.
Senza tradire ciò che abbiamo,
ma tenendo accanto
uno spazio vuoto
dove il meglio, se vuole,
può ancora entrare.