Mi svuoto piano,
come una stanza dopo il respiro.
Le emozioni si ritirano
senza rumore,
lasciano tracce tiepide sulle pareti.
Ho piegato il pensiero
fino a renderlo sottile,
quasi trasparente.
Ora resta fermo,
come una mano che esita.
Il battito rimane sospeso,
non chiede nulla,
segue soltanto
quel minimo segno
che la tua assenza imprime sulla pelle.
Qualcosa vibra ancora,
lento,
un passaggio d’aria riconoscibile solo da me.
Non è presenza.
È ciò che resta.
20 gennaio 2026
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Ci sono pagine vive di inchiostro, animate da flussi che influenzano i battiti, agitando il fluire della vita. Vivere significa sentire, amare è lasciarsi attraversare dalle vene.