Non dimenticare il tuo valore

Quante volte ho piegato i miei sogni
fino a renderli abbastanza piccoli
da stare nelle mani degli altri.
Quante volte ho creduto che il mio valore
dipendesse da uno sguardo approvato,
da una parola concessa a metà,
da quella strana attesa di sentirmi dire:
“Vai bene così.”
E intanto mi perdevo,
piano, in silenzio, ma senza staccarmi
dal tronco della speranza,
le cui radici erano sempre salde
nel mio cuore.

Mi avevano insegnato a dubitare di me stessa
con quella espressione ingannevole
che quasi sembrava amore.
Così ho iniziato a trattenere il coraggio,
a ridurre la voce dei desideri,
a guardare i miei sogni come qualcosa
di troppo grande
per una persona come me.
Eppure, nel fondo più nascosto dell’anima,
continuava a vivere una creatura ostinata e luminosa,
una parte di me che non aveva dimenticato
la vastità del cielo che meritava.
La sentivo nelle notti più silenziose,
quando il mondo smetteva finalmente di parlare
e restavo sola con i miei pensieri.
Era lì che qualcosa dentro di me sussurrava:
“Non sei nata per vivere chiedendo il permesso di fiorire.”
Allora ho compreso quanto sia sottile
il confine tra l’amore e l’abitudine a sentirsi piccoli.
Perché ci sono mani che non feriscono apertamente,
ma stringono abbastanza da farti dimenticare
quanto lontano avresti potuto arrivare da sola.
Ed è doloroso accorgersi, un giorno,
di aver passato troppo tempo
a guardarsi con gli occhi degli altri
invece che con i propri.
Ora vorrei imparare lentamente a tornare da me,
come fanno gli uccelli migratori dopo l’inverno,
stanchi ma ancora vivi,
guidati da una luce invisibile che conosce la strada.
E forse rinascere significa proprio questo,
smettere di credere di essere troppo poco
solo perché qualcuno non è mai stato capace
di vedere quanto eri immensa.

Aurore Sisi

25 maggio 2026