Quando l'estate si arrende
L’estate ha bruciato i suoi giorni
con un sole senza pietà,
ha steso l’oro sulle strade
e tenuto sveglia la notte.
Tremava l’aria sui muri,
eterni parevano i pomeriggi,
e il cielo, di un azzurro troppo denso,
ignorava le nuvole.
Poi, senza avvertire,
un respiro diverso nel vento:
un alito più lieve, più fresco,
come una mano sulla fronte.
La luce si fa più bassa,
le ombre appena più lunghe,
e sulle foglie ancora verdi
affiora il primo dubbio.
Stanca del proprio ardore,
l’estate lascia cadere il silenzio
tra un margine e l’altro del giorno,
come una promessa discreta.
L’autunno entra senza rumore,
senza porte da spalancare,
con il passo lento dei colori.
Raccoglie il calore rimasto
nelle pietre e nella memoria,
e lo tramuta in nostalgia.
Ora il sole non brucia:
accarezza.
E il vento, sfiorando i rami,
sussurra alla stagione appena nata
che anche lasciare andare
è una forma di bellezza.