Quello che resta

Ci sono giorni dell’infanzia
che non finiscono quando cresci:
cambiano solo forma.
Non fanno più male, non urlano.
Restano.

​Restano nel modo in cui entri in una stanza,
nel tempo che impieghi prima di parlare,
nel bisogno di misurare l’aria
prima di fidarti.

​Da bambini non sappiamo difenderci:
assorbiamo.
Il corpo impara prima delle parole
come diventare piccolo
senza scomparire.

​Poi cresci e credi di aver superato tutto.
Ma basta una voce più dura,
una porta chiusa troppo in fretta,
e qualcosa dentro
torna a trattenere il respiro.

​Non è debolezza:
è la memoria che non dimentica.
Con il tempo impari a portarla meglio,
non la chiami più ferita,
ma misura, vigile attenzione.

​Alcune cose accadute troppo presto
diventano un modo di stare al mondo:
meno rumoroso,
più vero.

​E guarire non è dimenticare,
ma imparare a vivere
senza tradire il bambino
che ha capito prima di noi.