Sacralità

Piccole mani distese
a pregar il niente,
labbra sbrecciate
e lacrime discese
su bocche cucite dalla fame,
madri in cerca di cibo
e piccoli uomini
pronti alla disfida
davanti ai pochi camion
quasi scarichi
di mezzi di sostentamento.

Nel mezzo, un Giorno
ch’è ricordo e Memoria
di ciò che l’uomo senza storia
commise in atrocità diffusa,
se nell’Olocausto ci sia rispetto
l’ombra dell’odierno massacro
ne fa difetto nelle case distrutte
e nelle vite strappate
alla sua terra.

Che sia Memoria, è or cosa vana
chi prima fu vittima
adesso si muove da carnefice,
in un triste andirivieni
di colpe mai assopite.
Vanno in fila indiana
le braccia ferite
dalle macerie di case macinate dalle bombe
divenute tombe per chi dormiva
credendosi al riparo
e pensandoci nel giusto posto, dove era la sua terra...

Va la guerra a cibarsi di anime
che furono Memoria
di quel l’Olocausto
che si ripete come fosse storia che s’avvolge
sul nastro della vita...
Vai libero, fanciullo
che la fila è infinita.

© Saverio Chiti, 27 gennaio 2026