Solo respiro
Camminavo nei boschi
come si torna a una voce dimenticata.
I sentieri umidi di foglie
scricchiolavano piano sotto i passi;
ogni albero sembrava conoscermi
più di certe persone in paese.
Il cinguettio degli uccelli
cadeva come acqua chiara,
note leggere, capaci
di alleggerire il peso dei pensieri.
Nessuno chiedeva nulla, là dentro:
né risposte, né maschere, né forza.
Solo respiro.
Il vento attraversava i rami
con il suono quieto delle cose antiche,
e portava addosso
l’odore della terra viva —
muschio, corteccia, pioggia nascosta,
erba schiacciata dal tempo.
Un profumo così denso
da farsi memoria.
E la stanchezza perdeva voce,
le inquietudini si facevano piccole
come animali timidi nel crepuscolo.
Camminare nei boschi
non era fuggire dal mondo,
ma ricordarmi chi ero
prima del rumore,
prima della fretta,
prima che i giorni diventassero soltanto giorni.
Per questo tornavo sempre lì:
tra gli alberi immobili e pazienti,
dove anche l’anima, finalmente,
impara di nuovo
a respirare.