Ti sento ancora stretta al mio petto
come un rampicante al tronco di un olmo
provato dagli anni
ma forte della saggezza antica dei maestri
che portano la lampada dietro di sé
e vanno sicuri nel buio.
Tra i segni del ritorno ti cerco e spio,
nei raggi ricurvi di un sole sconosciuto
tra le gemme timide del melo a primavera
o nell’ultima foglia ribelle alle ventate,
un indizio, una traccia.
Ma è muto l’orizzonte.
Resta la solitudine di un deserto
popolato di assenze.
16 aprile 2015
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