Trentacinque estati dopo
Ci sono assenze
che il calendario non sa contare:
le chiama anni,
ma il cuore le misura col battito
del primo giorno.
Trentacinque estati
da quando la tua voce
ha lasciato quella casa.
Eppure bastano un profumo improvviso,
un gesto colto per strada,
e il tempo torna bambino.
Ho camminato molto.
Ho imparato a rialzarmi,
a coprire le crepe dietro parole composte.
Ma ci sono ferite che non chiedono guarigione:
chiedono soltanto di essere riconosciute.
Quando se ne va una madre,
il mondo perde il suo ordine.
E quando anche un padre diventa un ricordo
prima ancora di farsi guida,
la vita si fa strada senza cartelli
dove si sceglie guardando il cielo,
anche nelle notti senza stelle.
Dicono che il tempo faccia il suo dovere.
Non sanno che insegna a convivere,
mai a dimenticare.
Il dolore cambia voce,
ma continua a chiamarmi con la stessa antica tenerezza.
Oggi non conterò gli anni.
Terrò stretta la tua assenza
come la sola certezza
che la morte non è riuscita a toccare.