Trentacinque estati dopo

Ci sono assenze che il calendario non sa contare. Le chiama anni, ma il cuore le misura con lo stesso battito spezzato del primo giorno.

​Oggi sono trentacinque estati da quando la tua voce ha smesso di riempire quella casa. Eppure bastano un silenzio, un profumo improvviso, un gesto colto per strada, perché il tempo si arrenda e torni bambino.

​Ho camminato tanto. Ho imparato a sorridere, a rialzarmi, a nascondere le crepe dietro parole educate. Ma ci sono ferite che non chiedono di guarire: chiedono soltanto di essere riconosciute.

​Perdere una madre non è soltanto salutare una persona: è perdere il luogo dove il mondo aveva un ordine, la certezza che qualcuno pronunciasse il tuo nome come fosse la cosa più preziosa.

​E quando anche un padre diventa un ricordo prima ancora di poter essere una guida, la vita assomiglia a una strada senza cartelli, dove si impara a scegliere guardando il cielo, anche nelle notti in cui le stelle non si vedono.

​Molti penseranno che il tempo abbia fatto il suo dovere. Non sanno che il tempo insegna a convivere, mai a dimenticare. Il dolore cambia voce, ma continua a chiamarti con la stessa antica tenerezza.

​Così oggi non conterò gli anni. Terrò stretta la tua assenza come si stringe una fotografia che il cuore non ha mai smesso di custodire.

Perché l'amore vero non conosce anniversari: continua a vivere dove nessuna morte è mai riuscita ad arrivare.