Amico Fragile

I fucili da caccia, in casa del nostro amico Beppe, non c’erano più: gli erano stati requisiti tempo addietro.
Niente di particolare, roba di piccolo calibro, buona solo per sparare a fagiani, lepri e in autunno ai tordi quando, a decine, si posano sulle piante di cachi disadorne di foglie ma cariche di frutti.
Lui però, assemblando pezzi di varie armi era riuscito a ricostruire un qualcosa che era una via di mezzo tra un fucile a canna mozza e una pistola…

La festa de l’Unità al Parco Robinson era terminata, avevamo già smontato e riportato tutte le strutture in magazzino; rimanevano alcune piccole attrezzature che avevo caricato alla rinfusa sulla mia Fiat 850 verde muschio.
Nel fare retromarcia andai contro il tronco di un pino, un disastro e un bel casino perché alcuni giorni dopo avremmo dovuto partire per il Montenegro, per proseguire poi verso la penisola Calcidica
Che fare? Non restava che provare a chiedere aiuto al Beppe. In quel periodo lui lavorava da un carrozziere e nel giro di alcuni mesi era diventato più bravo del suo capo. Non c’era da stupirsi perché Beppe imparava in fretta qualsiasi cosa si trovasse a fare. Lui era il più forte, di niente aveva paura, anzi le sfide lo stimolavano.
In quegli anni le diverse lamiere delle macchine stavano insieme con dei bulloni; Beppe in un attimo scalzò il pezzo ammaccato, poi riverniciò il ricambio grezzo che avevamo comprato e lo posizionò al suo posto.
Riuscimmo così a partire; tornammo dopo quindici giorni e cinquemila chilometri percorsi, con il radiatore fumante che da lì a poco sarebbe esploso; ma di quello il Beppe non aveva colpa.

… Quella specie di pistola funzionava, l’aveva provata i giorni addietro; la caricò e poi…

Era una bella giornata di primavera, stavamo in macchina con il nostro amico Beppe, l’idea era di andare a mangiare una pizza nel novarese; intanto nutrivamo il tempo parlando dei nostri progetti giovanili.
‐ Basta parlare! ‐ disse Beppe interrompendo bruscamente la discussione, ‐Adesso sentiamo un po’ di musica.
Inserì una cassetta nel mangianastri e partì una raccolta di canzoni anni 70, quanto arrivò “Anima mia”, la canzone dei Cugini di Campagna, Beppe disse: ‐ Sentite questi ‐, poi ridendo, con la sua inconfondibile risata che pareva una mitraglia, aggiunse – sembrano un po' culi, però sono bravi.
Ironizzando e ridendo si creò in macchina un clima distraente, al punto che non ci accorgemmo che sulla strada il traffico si era bloccato di colpo, così in culo a quello che ci precedeva andammo noi.

…Alzò la canna della pistola verso la tempia e sparò, ma all’ultimo istante la mano deviò il colpo verso l’alto…

Il Beppe insieme a un altro ragazzo si erano messi in un brutto giro di ladri di galline, una carriera delinquenziale che però si concluse quasi subito.
In una delle loro prime uscite notturne entrarono in un pollaio e con gesti rapidi tirarono il collo ad alcune galline; subito dopo, in un bosco lì vicino, alla luce di una lampada al carburo, cominciarono a spennarle.
I cani di una cascina poco distante, attratti dal movimento tra gli alberi, o forse dall'odore dei poveri animali morti, cominciarono ad abbaiare e a tirare con forza le catene a cui erano legati.
Beppe e il suo amico, non considerando il fatto come un pericolo, proseguirono quello sporco mestiere; per poco però, perché subito dopo piombarono su di loro due colossi d'uomini che, dopo averli bloccati, cominciarono a menare sberle e a strattonarli a destra e sinistra, in alto e in basso.
Alla fine erano talmente storditi che non ricordavano nemmeno più il motivo per cui stavano lì.
La cosa incredibile fu che, alcune ore dopo, si scoprì che le galline non erano di quei due energumeni che li avevano massacrati di botte, ma provenivano dal pollaio di un altro contadino.
Quest’ultimo nemmeno si arrabbiò, pretese solo il giusto pagamento di quanto gli era stato sottratto. Beh giusto è una parola grossa, visto che si fece pagare quelle quattro galline al prezzo di tacchini sotto Natale.

… senza fermarsi a pensare per un attimo a ciò che aveva appena tentato di fare, ricaricò l’arma…

Il Beppe, nonostante la sua giovane età era un cacciatore dalla mira infallibile, e aveva un cane dal fiuto eccezionale.
Tutti e due però su una cosa si assomigliavano, non vedevano i cartelli di divieto di caccia.
Fu così che un giorno li fermarono dei guardiacaccia.
Naturalmente i documenti li chiesero solo a lui, che però disse di non averli. Allora gli ingiunsero di declinare le proprie generalità, cosa che lui diligentemente fece, ma dando loro cognome, nome e indirizzo di un signore che abitava vicino a casa nostra.
Quel signore, dopo alcuni giorni, venne da noi che pareva avesse un diavolo per capello e raccontò che un ragazzo, trovato a cacciare in riserva, per togliersi d’impiccio aveva dato ai guardiacaccia le sue generalità.
Naturalmente noi, che già sapevamo, restammo muti.

… Guardò l’arma per alcuni istanti e poi l’alzò di nuovo verso la tempia…

Credevamo che il Beppe, fra tutti noi, fosse il più forte e invece era il più fragile.