Enrico

Ieri è stata una giornata speciale, che ricorderò per tutta la vita.
Sono le 16 e mi vedo con un caro amico del liceo, uno di quelli che chiedi in giro, ma nessuno sa molto; uno di quelli che non vedi spesso, uno che... per me è sempre stato un illuminato.
Mi regala il suo libro di poesie dal titolo “Quando la parola più non basta”… e insieme andiamo a prendere un frullato vegano su Ponte Vecchio.
Parliamo molto e in profondità, è bello parlare con qualcuno, ma il tempo vola ed è tardi, ci salutiamo.
Mentre cammino verso scuola, inizio a sfogliare il libro, c'è un suo pensiero scritto a penna: non dicendomi nulla mi ha fatto un doppio regalo riuscendomi a strappare un sorriso sincero, cosa che da qualche tempo a questa parte è diventata una cosa rara per me.
Arrivo a scuola e uno dei miei più cari amici, nonché studente, mi sorprende per i progressi… la lezione vola...
Peccato, sarei rimasto ancora, non ha prezzo condividere certi momenti, ma è tardi.
Io non vedo la lezione come una vera e propria "lezione", ma più come una condivisione, e infatti mi reputo insegnante e allievo allo stesso tempo: quando sto attento, imparo anche da un sorriso o da uno sguardo.
Sono le 20:30, la fame si fa sentire e mi fermo a cenare in un ristorante vegano davanti la scuola dove ormai sono cliente abituale, prendo anche un dolcetto da asporto, così da far colazione il giorno seguente.
Mentre torno a casa, assorto nei miei pensieri, mi ritrovo per le vie più affollate del centro. Solitamente le evito: non mi piace la folla...
Inizio a guardarmi intorno, il sole è tramontato e c'è un leggero vento... molti turisti, ma non troppi e qualche musicista al Duomo.
Due ragazzi guardano la cartina e poi la rigirano; un ragazzo bacia la mano alla compagna (mai visto in vita mia, sono cose che fanno bene allo spirito); due fratelli, credo tedeschi, spingono un terzo in carrozzina verso Via dei Calzaiuoli; gli altri passanti guardano dritto al loro sguardo, assenti dalla bellezza che li circonda.
Passo davanti ad una nota gioielleria sul Ponte Vecchio dove risiede una grande artista e amica: un'alchimista della gioielleria, lei non c’è… ma si respira un'aria di creatività e i colori sono oro e nero: i colori dell’Arno e della poesia.
Continuo a passeggiare, con la chitarra sulle spalle, il dolcetto in una mano e il libro di poesie nell'altra, mi riguardo intorno...
Che bei colori ha Firenze… penso che in autunno, si trasformi in uno dei luoghi più romantici al mondo.
Troppo poetica per un film Hollywoodiano.
Torno a casa e nella penombra scorgo dei fogli che fuoriescono da una cartellina gialla… sento un gran freddo.