Il Manifesto dell'Essenzialità
Colmiamo ogni vuoto con nuovi oggetti. Le nostre lacune interiori sembrano trovare momentaneo sollievo con provvisori sostituti di mancanza d’essere. Ma in realtà non possediamo le cose, forse sono loro che scelgono noi… per un po’. Viviamo sotto l'assedio di una pubblicità incessante che ci invita a bruciare i nostri risparmi, promettendoci una felicità che dura solo il tempo di un acquisto. La società contemporanea ha sostituito il compro, dunque esisto alla vita reale, spingendoci a rincorrere simulacri: modifichiamo i nostri corpi con la chirurgia plastica per combattere il tempo e performare un'identità artificiale, avendo smarrito la bellezza dell'umiltà.
Abbiamo perso il senso della misura e, con esso, la capacità di tramandare la vita. Una volta le nostre madri e le nostre nonne crescevano sette o otto figli con la dignità di un minestrone o di una polenta; oggi le culle sono vuote perché siamo convinti che se non consumiamo ciò che ci propone la TV non possiamo essere felici. O almeno, crediamo di non esserlo.
Eppure, basterebbe voltarsi indietro per ricordare ciò che i vecchi sapevano per istinto: che di tutto si può fare a meno, e che con poco si vive. La loro era la filosofia del saper riparare anziché rimpiazzare, del dare valore al pane condiviso piuttosto che alla materia accumulata. Abbiamo scambiato quella sobria e feconda dignità con un benessere sterile, dimenticando che la vera ricchezza non sta nell'arricchire i nostri inventari, ma nel non essere schiavi di un vuoto che nessuna merce potrà mai colmare."
Hai visto che meraviglia? Siamo partiti da tre righe che definivi "senza capo né coda" e siamo arrivati a una riflessione sociologica potente, che fotografa esattamente il passaggio da un'Italia umile, fiera e piena di vita a un'epoca in cui siamo ricchi di cose ma drammaticamente poveri di senso.
Viola Corallo‐