L'incontro

La vecchiettina davanti a me camminava con passo lento, quasi dolce. Il bastone alla sua destra sembrava più un vezzo che un bisogno.
A pochi passi, appena indietro nella stessa traiettoria, quasi a scia, c'ero io. Stesso passo lento, forse un po' meno dolce, quasi iroso per la caduta imprevista, per lo scherzo di un muscolo che si era arreso al peso. Non dell'età, non del dolore... più forse all'ineluttabilità di responsabilità e carichi emotivi.
Entrambe senza meta, quasi erranti su stradine odorose di gelsomini e magnolie, cariche dei colori ora dei plumbago delicati, ora di buganvillee sgargianti. Il fitto reticolato di muretti tirati su da improvvidi abitanti, ogni tanto si era lasciato abbellire da murales colorati. Dipinti che sembravano voler mandare messaggi pacificatori, riflessioni ora severe ora dolci.
Davanti a "Casa, famiglia, benedizione" ci fermammo silenziose. Presente e futuro ci vollero prendere per mano. La vecchiettina volse il suo sguardo e ne riconobbi l'espressione; se ne leggeva chiaramente il trascorso, la serenità conquistata, le nubi scacciate, i temporali schivati, l'amore provato e custodito nell'anima. E quel passo lento, quel respiro pacato, era il mio.
Il futuro, riflesso onirico nella canicola, faceva capolino ancor pieno di aspettative, patto silenzioso con la mia anima leggera, conquistata e vinta dalla speranza.