MANOnellaMANO

Non ascoltò altro che quei flutti ondeggiare nella mente come pezzi di blu, come sguardo che apprende significati anche distante dall’occhio, accogliendo un pensiero dall’universo. Quale migliore eco, semplice comunque e pieno di freni, di briglie, di paure, ma vibrante e sincero, carica come una vecchia carovana atavica, eccola arrivare, sovrastare suoni, ingoiare gesti lontani, di terre e lune lontane di gente che a un passo dall’abbandonare un sogno viene raccolta come conchiglia, germoglio, seme, speranza. Anche una sola simile circostanza può far tornare il sorriso. Anche solo un momento per sentirsi di nuovo bene e ritrovarsi. Un saluto a ciò che eravamo, a ciò che non si è mai osato, un volo inimitabile di energie che culminano dove si stavano dirigendo e che il passato ha corrotto, interrotto.
E allora in un pensiero così immenso non dobbiamo far altro che guardarci in faccia fino a sentire i giganti, gli eroi nella pancia e ritrovare quel passo mancato, quell’istante eterno di poesia.