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Autore

Riccardo Cogliati

in archivio dal 06 feb 2007

27 dicembre 1979, Lecco

15 marzo 2007

Rinascita presso un matrimonio

Intro: Un racconto che spazia tra amicizia, conoscenza, sollazzo e ombra d’amore. Apparentemente ricorda Bukowski ma sorprende piacevolmente l’epilogo.

Il racconto

Ciao Jack, devi sapere che per Bred quella sera è stata a dir poco indimenticabile; sai quelle occasioni che ti si stampano dentro, nel cuore, che ti risvegliano e ti fanno assaporare la vita. Non che sia successo qualcosa di eclatante, o di originalissimo, è accaduto un fatto alquanto semplice ma per Bred, che non aveva mai avuto occasione di provarlo, è stato paradisiaco: ha ballato un lento con una sconosciuta e in lui sono germogliati dei fiori! Avresti dovuto vederlo, Jack.

 


Io ero lì quella sera e ti racconterò come sono andate le cose. Ricordi che io e lui eravamo invitati al taglio della torta al matrimonio di Jason? Non eravamo tra gli ospiti della cena perché sai, non è che Jason lo conosciamo benissimo e non siamo neppure suoi parenti, quindi ci siamo presentati al ristorante nella fase conclusiva delle nozze e ci siamo mescolati alla folla degli eleganti invitati. Non c’era molta gente ubriaca, come ci eravamo immaginati; pure i più giovani mantenevano una certa postura composta. Era stato un matrimonio elegante, in cui s’era mangiato senza affanni. Non c’erano volti nauseati e cravatte snodate.


Bred si guardava intorno e questo l’ho notato fin da subito. Sai, Bred negli ultimi tempi era diventato piuttosto refrattario nei confronti del gentil sesso. Non si trovava più in lui una buona spalla quando si trattava di commentare il portamento di una bella figliola. Era come se avesse ritirato nella testa le antenne e si fosse dimenticato dell’esistenza delle donne.


Eppure quella sera è stato lui a farmi notare le due invitate più carine della sala, che se ne stavano anch’esse appartate su un divano a circa sei metri da noi. Mi si è rivolto così, all’improvviso.


“Guarda che belle quelle due là”.


Aveva usato la sua tipica espressione, rozza nelle parole ma dolce nell’esecuzione. Ho percepito un filo di imbarazzo e di paura in lui; sapeva che mi avrebbe dato l’occasione giusta per spronarlo a tentare un approccio e questo lo aveva intimidito. Sai com’è Bred, che quando deve affrontare qualsiasi sfida nella vita si vede di fronte una montagna; quando però trova il coraggio di presentarsi ai piedi del massiccio trova sempre un tunnel e sorpassa l’ostacolo senza difficoltà.


Insomma che io ho dato un’occhiata e gli ho risposto.


“Accidenti, l’hai detto amico mio. Quale delle due preferisci?”.


Bred ha finto di guardare meglio le due invitate, anche se sono certo che aveva già eletto la sua regina.


“Quella coi capelli lisci”.


Jack, ti garantisco che l’occhio clinico di Bred ancora una volta non aveva preso fischi per fiaschi; le due invitate erano molto carine. Quella coi capelli lisci era una moretta con gli occhi lievemente orientali, col nasino liscio e il fisico flessuoso, lungo e snello. Aveva quel tocco di sofisticato e snob che veniva offuscato da un sorriso del tutto amichevole. Portava un abito molto particolare che finiva con una gonna a tre quarti, con una sorta di scialle innestato sulle spalle. L’amica era più stile “amazzone”, aveva un non so che di selvaggio. Carnagione scura, tratti più marcati ma pur sempre molto aerodinamici, chioma folta e movenze sexy, di continuo.


Erano là, ai bordi della festa, sedute sul divano più vicino alla pista da ballo. Bred  sorseggiava e guardava verso di loro, giocherellando con il bicchiere e col bottone della camicia. Hai in mente, Jack, quel suo maledetto vizio? Di togliere e mettere di continuo il bottone nell’asola? Quando l’ho visto che si stava incattivendo col tic l’ho abbracciato.


“Che dici? Andiamo in avanscoperta?”.


Lui ha sospirato e mi ha chiesto di aspettare ancora un paio di minuti; aveva bisogno di iperventilarsi bene prima dell’immersione.


Poco dopo è arrivato in consolle l’animatore della serata e tre ballerine si sono palesate in mezzo alla pista; lo stile “villaggio vacanze” è calato sulla serata e come sempre si è alzato un filo di imbarazzo tra gli invitati. Le prime a seguire i balli conformati sono state due signore arzille e un poco alticce, che sono state subito dopo seguite da me e Bred. Io francamente non avevo molta intenzione di formare la coreografia della serata, consapevole che come di consueto si sarebbero snocciolate in serie i master piece delle feste di matrimonio: YMCA dei Village People, il trenino col ritmo samba, il più celebre dei pezzi della Carrà, quello della Cuccarini, La Bamba, la colonna sonora dei  Blues Bothers e via di seguito.


Ad ogni modo è stato Bred ad insistere perché andassimo sulla pista.


“Dai andiamo a ballare”.


Io, lo sai Jack, sono piuttosto legnoso nei movimenti di danza, ma se possibile Bred lo è ancor peggio di me. Solo che quella sera in lui c’era un qualcosa che molto assomigliava alla rinascita e questo lo rendeva strafottente a qualsiasi giudizio delle persone in sala. Ballava senza seguire il ritmo, ma eseguendo delle movenze simpatiche; interpretava a suo modo la musica e ho notato che le due ragazze spesso ci guardavano.


E’ stato Bred a partire, ad un tratto, verso di loro. Si deve essere convinto durante la danza strampalata e, se lo conosco abbastanza bene, ha compattato nella mente tutte le forze del corpo e ha espulso la timidezza con un soffio.


Io l’ho seguito per riflesso incondizionato e sono rimasto alle sue spalle mentre le invitava a gettarsi in pista. Come da sua natura, non si é rivolto guardando negli occhi la tizia coi capelli lisci, bensì l’amazzone. Questo, lo sai, è tipico di Bred.


Dopo pochi minuti eravamo in mezzo alla pista con Sonia (la selvaggia) e Caterina (capelli lisci). Inizialmente c’è stato un poco fertile scambio di parole, di conoscenza superficiale.


“Siamo amiche della sposa” mi ha spiegato l’amazzone.


“Noi conosciamo lo sposo” le avevo risposto.


Sai, Jack, la fidanzata di Jason per noi non ha mai avuto un’identità nitida e definita; per noi era solo la ragazza di Jason e di lei non sapevamo nemmeno se avesse fratelli. Era come se la vita privata di Eleonora non esistesse, se non in funzione del suo neomarito; per questo non avevamo mai avuto modo di conoscere Sonia e Caterina.


Ad ogni modo, più guardavo la ragazza selvaggia e più mi lasciavo dominare dal desiderio. Jack, avessi visto come si muoveva, che sguardi lanciava, che espressioni; eruttava sesso da tutti i pori. Caterina era più compassata nella danza, più timida. Non aveva un gran che di sexy, ma ero certo che Bred stava ribollendo comunque per lei.


Abbiamo ballato per circa dieci minuti, poi ci siamo diretti al tavolo per bere un bicchiere di spumante; è stato lì che abbiamo iniziato ad interagire maggiormente con le due ragazze, rimanendo comunque su discorsi di circostanza e poco approfonditi. Ad ogni modo sembrava che Sonia e Caterina fossero felici di essere lì con noi, come se per tutto l’arco del matrimonio si fossero terribilmente annoiate. Ridevano, parlavano con voglia, non fingevano di essere cortesi, quanto meno sembrava proprio che lo fossero.


Bred parlava con brio e quasi non lo riconoscevo. Come sai negli ultimi tempi non si era lanciato molto verso nuove conoscenze e i suoi “momenti astrattivi”, quelli in cui si isolava da tutto e teneva pure il cellulare spento, stavano aumentando di numero. Invece quella sera c’era in lui qualcosa che per me aveva ormai assunto le sembianze del ricordo; un Bred tanto brillante e deciso non lo vedevo da un pezzo e guarda, Jack, ero pieno di gioia.


A un certo punto salta fuori Jason, in uno stato polivalente tra lo stressato, l’estasiato, l’ubriaco e il confuso, che ci chiede come sta andando la serata.


“Benissimo” rispondo io.


“Benissimo” aggiungono in coro Bred, Sonia e Caterina.


Beh, poi è arrivato il momento del lento e il DJ ha scelto “Somewhere over the rainbow” per dare spazio all’intimità di coppia. Tu sai che Bred adora quel pezzo e forse in lui è scattata una sorta di campanella, quella che gli fa vedere la vita sotto l’ottica dei segni del destino.


Jack, ci credi che non ho dovuto neppure spingerlo ad invitare Caterina? Avresti dovuto vederlo, è andato da lei e le ha detto:


“Mi concedi questo ballo?”.


Lei ha riso e gli ha teso la mano.


Tutto stava andando così bene, ed io ero in fibrillazione per Bred che non ho neppure più pensato all’amazzone, che era rimasta sola al bordo della pista. Guardavo Bred che parlava fitto con Caterina e pensavo: accipicchia, pare che si conoscano da una vita. Lui era del tutto legnoso nel ballo e la stringeva con un certo impaccio, ma non perdeva mai la parola e il sorriso.


Sonia mi ha raggiunto alle spalle e mi ha colto di sorpresa, facendo: Bhu! Io mi sono spaventato inizialmente, del resto ero totalmente assorto nella contemplazione di Bred e Caterina avvinghiati, quindi mi sono rivolto all’amazzone.


“Hey, hai visto che bella coppia che fanno?”.


Avevo parlato in preda all’estasi, senza pensare a null’altro che a uno scenario del tutto poetico. Ci ha così pensato Sonia ad avvelenare i miei pensieri idilliaci.


“Eh già, meglio che Alessandro non sia qui, stasera!”.


Senza specificare chi fosse Alessandro, mi era parso chiaro che ruolo avesse quello sconosciuto nella vita di Caterina. Ti giuro Jack, ci sono rimasto male come se fossi stato io ad essermi infatuato di una ragazza fidanzata.


Nel frattempo anche Bred era venuto a conoscenza dell’impegno sentimentale di Caterina e aveva reagito alla sua maniera: con disinvolto disinteresse. Sai come fa lui, no? Si comporta come se la cosa fosse stata scontata fin dal primo minuto, come se mai, nemmeno nell’anticamera del cervello, avesse pensato di provarci con lei. Io che lo conosco bene sapevo che però in lui qualcosa si era spezzato e, benché nessuno la potesse scorgere, la luce dei suoi occhi era cambiata.


Jack, conosci l’integrità morale di Bred di fronte a certe cose. Per lui l’idea di avere anche solo una fugace avventura con una ragazza fidanzata non viene nemmeno contemplata. Per questo, quando era venuto a conoscenza dell’esistenza di Alessandro, aveva messo una croce sopra a Caterina.


Dopo la saga dei balli lenti, siamo rimasti tutti e quattro seduti a un tavolino posto nella veranda del ristorante. Caterina, ai miei occhi, sembrava essersi affezionata a Bred e non finiva mai di parlare. Tiravano fuori passioni comuni e si infiammavano nella discussione, ma io notavo che il nostro amico non si stava lasciando andare come ad inizio serata. Anzi, più i dialoghi si approfondivano, più pareva rattristarsi.


La sexy amazzone non riusciva più a far circolare il pepe nelle mie vene, Jack, davvero. So che non sono un tipo che si lascia scappare certe occasioni, ma ti assicuro che la mia mente era molto più vicina a quella di Bred che a quella di Sonia. Però voglio essere del tutto sincero con te, Jack, poco prima di andarcene mi sono fatto lasciare il numero dell’amazzone; nella vita non si può mai sapere.


Ad ogni modo durante il viaggio di ritorno, in automobile, abbiamo parlato di Caterina e naturalmente Bred ha negato di esserci rimasto male.


“Figurati, era ovvio che avesse un uomo. L’ho percepito fin dall’inizio”.


Mi sarei stupito se avesse ammesso d’essere distrutto (non che lo fosse quella sera), o se semplicemente mi avesse confessato: sono rimasto di sasso.


Non ho mai compreso perché facesse l’orgoglioso anche con me, ma non ho mai fatto nulla per cambiare quella sua abitudine. Tanto Bred per me era trasparente e quasi sempre non era necessario che parlasse perché lo capissi.


Forse però quella sera mi ero sbagliato a riguardo del suo stato d’animo, perché prima di scendere dall’auto mi ha detto:


“Mi ha fatto bene questa serata; sono proprio felice”.


E non ho dubbi sul fatto che avesse detto la verità. I suoi occhi erano tornati lucenti e chissà, magari realmente Caterina non lo aveva sconvolto, o magari l’aveva già dimenticata. O forse, Bred si era innamorato della situazione in generale e non della ragazza. E forse in quel momento Bred era innamorato e stava bene.


Quella cosa mi ha fatto pensare alla tizia che suonava il pianoforte al di là della siepe, a casa dei miei genitori. Te la ricordi? La tizia di cui mi ero innamorato pur non avendola mai vista, della quale conoscevo solo il nome, il suono della voce e le doti virtuose alla tastiera.

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