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Autore

Riccardo Dosso

in archivio dal 12 mar 2013

Verona

04 aprile 2013 alle ore 23:23

Spiaggia

Il racconto

Era così che voleva vivere gli ultimi giorni della sua vita, una spiaggia solitaria e un mare cristallino all'apparenza senza fine.
Pianse perchè non c'era nessuno a guardarlo, pianse perchè fin da bambino era facile al pianto non come gli altri maschietti e poi la malinconia era una compagna che conosceva bene.
Si chiese ancora una volta quale regola bisogna applicare per intrecciare quelle sane relazioni chiamate amicizie, quelle poche che aveva stretto nella sua esistenza erano durate poco.
Gli uccelli volavano alti nel cielo e sembravano giocare a chi pesca più pesci, la sua mano si allungò a sfiorare la copertina del romanzo appena iniziato e si chiese quanti giorni avrebbe passato a leggerlo.
Le onde e i volatili erano un concerto meraviglioso e lui si innamorò ancora una volta della natura, nel profondo della sua anima però l'unico suono che voleva risentire era la voce di lei che scandiva le parole "ti amo" in portoghese.
Quella cadenza poteva mandarlo in estasi anche ora che la sua mente non riusciva a riprodurlo fedelmente, ripensò alla sua stupenda risata che grazie alle casse del pc risuonava a distanza di chilometri da un continente all'altro.
"Ti basta scrivermi una riga e sarò di nuovo tuo per sempre, come diceva una vecchia canzone mi hai fatto un incantesimo."
Lacrime salate gli offuscarono la vista, si perdette ancora un momento a riportare in vita i momenti passati insieme anni prima, desiderando fortemente che lei un giorno tornasse tra le sue braccia e riuscisse a rendergli  di nuovo degna di essere vissuta la vita.
Si ricordò che la prima volta che la vide indossava dei buffi calzini colorati, una timida ragazza che con la sua sola presenza causava terremoti biblici nel suo animo.
Si versò un'altra tazza di caffè nero bollente, probabilmente esisteva una legge che vietava la consumazione di una bevenda così invernale in piena estate ma poco gli importava, ne bevve un sorso senza aggiungere zucchero o altri dolcificanti.
Il sole iniziò a tramontare, si alzò e chiuse lo sdraio, prese le sue cose e si diresse verso la sua casa.
L'ennesimo giorno fuori dal mondo, senza amici e senza di lei, solo.
La vita era anche questo, trovare qualcosa da fare fino all'ora di andare a dormire, riempire i vuoti delle giornate e perdersi nella monotonia del quotidiano.
Prese il telecomando e accese il decoder e la televisione, centinaia di canali con mille proposte diverse ma a lui bastava qualcosa che facesse ridere e non pensare.
La sua risata era qualcosa da salvare nella memoria per sempre, voleva avere un registratore nel cervello per non perdere la fluidità di quei suoni.
Aveva scelto di isolarsi dal resto del mondo, una piccola casetta su una spiaggia poco frequentata dai turisti cubani, all'inizio pensava di stabilirsi in Brasile ma poi pensò che per quanto grande quella nazione lui prima o poi sarebbe volato a Rio in cerca di lei.
Guardò i pescatori sulle proprie barche e si chiese cosa facessero ancora fuori a quell'ora tarda e si ripromise di documentarsi meglio sulle pesca, si avviò verso la cucina e vincendo con un epico sforzo si mise a lavare i piatti e lasciò perdere il divano.
Quanti amori vanno e vengono, quante persone cambiamo alla ricerca di quella perfetta per noi e quanto male ci facciamo prima che la magia si compi.
Fuggiva dalla vita, fuggiva da tutto e da tutti, aveva deciso che la persona giusta era già arrivata e già l'aveva lasciato e che quindi ora doveva uscire di scena.
Un altro piatto lavato messo a scolare sul ripiano, si girò e scelse un cd giusto per continuare i lavori domestici, scelse i Queen che gli davano sempre la giusta carica "I want to break free" uscì dalle casse a tutto volume.
Davanti a lui la scopa in saggina sembrava una dama senza cavaliere al ballo del liceo, la prese e si mise a ballare una buffa danza con lei e pensò che insieme a lei non aveva mai potuto farlo e si ritrovò a desiderarlo con tutto il cuore.
Quei suoi grandi piedi forse lo avrebbero portato a pestare quelli suoi piccoli da ragazzina, forse la sua mole l'avrebbe compressa e tolto il respiro ma averla anche solo per un attimo nelle sue braccia era un desiderio troppo forte che lo divorava dentro.
Cosa avrebbe cambiato dirle ti amo?
Sfogarsi finalmente e dirle di aprire gli occhi, dirle che non nonostante tutto il sesso con altre persone e altre relazioni amava solamente lei.
Rifiutava questa spiaggia, quella sabbia dorata e quel silenzio paradisiaco.
Voleva essere travolto dalla sua voce e dalle sue risate, voleva spendere del tempo con lei anche solo per seguirla in mille negozi che un uomo mai frequenterebbe.
Non poteva essere se stesso, non poteva rischiare di perderla ancora anche se non era mai stata sua.
Rivelare i propri sentimenti sarebbe stato un errore troppo grande, un rischio assurdo che non poteva correre.
Si sdraiò in mezzo al corridoio sul gelido pavimento, guardò il soffitto intonacato di bianco e si perse nel vuoto della sua mente priva di pensieri.
Cosa fare della vita ora, questo scomodo fardello che molti chiamano dono e che lui non voleva più.
Troppa paura di mettere fine a tutto, troppo codardo.
Alla fine pensava che il suicidio era un gesto egoista, pensava alla sua famiglia e di come un simile atto l'avrebbe devastata e quindi ecco l'esilio in quel posto sperduto ed isolato.
Non riusciva più a fingere di essere un figlio sereno, un amico sincero e una persona buona che ama la vita.
Non c'era posto là fuori per lui, un mondo selvaggio e arido dove non conta niente quello che provi nel tuo animo ma conta solo quanto hai nel portafoglio e quanto sei sulla bocca di tutti.
Ripensò ad anni prima, quella volta che dopo averla vista rimase ore in stazione ad aspettare il treno per tornare a casa, in quei momenti tra una chiamata ad un amico e l'altra, il pensiero che era tutto troppo semplice se voleva farlo lo punse come una puntura di zanzara.
"Guarda quanti treni, alta velocità e di te non rimane nemmeno il necessario per un semolino alla casa di riposo".
La testa a volte è subdola e cinica, è il diavolo sulla spalla che approfitta della pausa lavoro dell'angelo sull'altra spalla.
Si alzò e accese la sua macchina fotografica, rise pensando che quando era nato dovevano stare attenti a non esporrere la pellicola alla luce e ora era tutto digitale, tra tante foto cercava quella fatta con lei.
Una foto di un recente passato, una foto di un amore mai nato e che lui sognava tutt'ora.
Sorrideva appoggiandogli la testa sulla spalla, un gesto che normalmente sarebbe di estrema tenerezza e che invece lui sapeva era solo una posa per l'occasione.
Diede un bacio con le dita al viso di lei e la salutò prima di spegnere l'apparecchio, andò in bagno e senza accendere la luce si sedette sul bordo della vasca e pianse per qualche minuto.
Passò un altra notte insonne, la spalla gli doleva e si svegliava alle ore più disperate, era una nottata fresca e si spogliò pensando che così avrebbe dormito meglio.
Se mancava lei cosa rimaneva nella vita?
Un mucchio di bugie, un sacco di ruoli da sostenere nonostante non fosse un attore e molte apparenze da mantenere.
La immaginava a letto con il suo nuovo amore, in questi casi la sua immaginazione era molto fervida anche se dove non arrivava la sua fantasia era stata lei a colmare le lacune.
Lo aveva preso per il suo confidente personale, lui era l'unico uomo di cui si fidava e allora giù a raccontargli per filo e per segno cosa facevano i due piccioncini insieme.
Il suo disagio per quelle scabrose situazioni le provocava sempre stupure, non riusciva a capire che stava ferendo i suoi sentimenti e quale dolore provava.
Aveva desiderato di essere il suo primo uomo, voleva creare una famiglia con lei se solo gli avesse dato il tempo per farlo.
Portarla in Italia e sposarla, ogni giorno svegliarsi e come prima cosa vedere lei ancora addormentata che riposa serenamente, l'avrebbe sempre svegliata con una carezza ed un bacio.
Voleva passare il resto della sua esistenza ad accarezzare i suoi capelli neri, parlare con lei per ore e ore senza dover mai aver bisogno d'altro.
Il cuscino era umido e bagnato da sudore e lacrime, consumato da mille notti agitate, se fosse stato più attento a queste cose l'avrebbe cambiato molto tempo prima.
Accese lo stereo e ascoltò una manciata di vecchie canzoni, la musica era la sola compagnia che non tradiva mai, non esigeva discussioni e raramente ci litigava.
Osservò il suo pigiama rovinato e consunto, ne avrebbe comprato un altro se questo non fosse stato così comodo, mangiò un pezzo di cioccolata al latte e provò a prendere sonno con l'aiuto della musica.
Era sprofondato nuovamente in un universo onirico, al risveglio quasi mai ricordava i suoi sogni, era un meccanismo perfetto che avrebbe applicato anche alle storie d'amore concluse male.
Le urla di alcuni marinai arrivati all'alba per pescare il pesce fresco lo svegliarono, non fu un problema quel brusco risveglio e anzi ne approffitò per fare qualche lavoro domestico extra.
Prima andò in bagno a farsi la barba e gli sembrò di vederla dietro di lui nel riflesso dello specchio, gli cingeva la vita e gli sorrideva.
Lasciò che quel fantasma del cuore giocasse con la schiuma da barba, più lui ne metteva sul volto e più lei ne toglieva scherzando come una ragazzina.
Si girò la prese in braccio e la fece piroettare e girare velocissimamente, quando la testa gli girò troppo per proseguire si fermò e la baciò come se non ci fosse un domani e senza di lei un domani non poteva esserci.
Bastava dirle una parola a volte per farla arrabbiare, una parola di troppo e lei subito si sentiva sotto pressione.
Ripensò a questo quando si svegliò da solo nel proprio letto, il fantasma che i suoi desideri avevano creato era scomparso per lasciarlo ancora una volta da solo.
Aveva rinunciato alla felicità da molto tempo ma ultimamente il peso di quelle giornate vuote lo strinse ancora di più fino a spezzargli qualcosa dentro, qualcosa si incrinò e cominciò a prendere a pugni lo specchio della camera fino a sanguinare copiosamente.
Era tutto rosso intorno a lui, i suoi occhi non mettevano più a fuoco nulla, il dolore era arrivato ad un punto di non ritorno ed era così forte che tutto il resto svaniva.
Prese un grosso pezzo di vetro e si diresse in bagno, prese con sè tutti i ricordi di lei e poi anche carte e penna.
Ripensò a tutti i momenti felici che avevano passato insieme, maledì il suo ragazzo perchè lui aveva potuto averne molti di più di lui che si era dovuto accontentare di una manciata di ore passate come un amico qualsialsi.
Riguardò tutte le foto, pianse e le lacrime si mescolarono al sangue che continuava ad uscire dai tagli.
Lei con il suo buffo berretto che sorrideva dal passato, un altra foto la mostra seduta al tavolo di un ristorante, è felice nonostante il freddo la mette a dura prova e non stia benissimo.
Rise amaramente riflettendo che in fin dei conti stava facendo di tutto questo un dramma inutile, era quello che lei gli diceva di non fare e lui le rispondeva che era italiano e che essere melodrammatico era nel suo dna.
Si soffermò a ripensare a tutti i litigi grandi e piccoli tra i due, ripensò a come lui si arrabbiò una volta per come lei se ne era andata dalla chat senza salutarlo e si ricordò di come ci rimase male, sbagliò a farglielo notare ovviamente lei prese il tutto come un offesa personale.
Era tutto qui e la vita senza quella persona speciale non meritava di essere vissuta, l'idea di farla finita con quel coccio lo spaventava ma ormai era tutto perduto e sapeva che lei non sarebbe mai e poi mai tornata e che anzi non lo aveva mai amato per davvero.
Era stato tutto un gioco per lei, purtroppo invece lui l'aveva amata veramente e ancora una volta maledisse qualcuno e quel qualcuno questa volta era se stesso, si maledì per averla amata sempre nonostante tutto.
Scrisse in quel foglio di carta un biglietto per quella donna che sicuramente non avrebbe capito nemmeno dopo quel gesto estremo i suoi sentimenti, espresse la sua ultima volontà ovvero quello di essere sepolto con la foto di lei vicino al cuore e si fece coraggio.
Un ultimo taglio, questa volta non al passato, questa volta un taglio vero e ancora più sangue sgorgò dal suo corpo.
Mentre il buio calava immaginò il suo sorriso e la sua risata, il fantasma era tornato e lo aspettava alla fine di quella terribile lotta che aveva combattuto per troppo tempo.

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