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Recensioni di Sabina Mitrano

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  • E se l’intera evoluzione del genere umano, le innumerevoli scoperte, le cicliche atrocità e le meravigliose intuizioni, non fossero il frutto della capacità degli uomini di creare il proprio futuro, ma la complessa macchinazione di esseri provenienti da altri pianeti che muovono i fili della nostra storia, con il solo desiderio di sfruttare il nostro quoziente intellettivo ed emotivo?
    È questa la grande provocazione, o l’originale convinzione, su cui è costruito questo romanzo di Kylen Logan, un viaggio sui generis nel nostro mondo e nella nostra storia che diviene altra e irreale sotto i colpi di spiegazioni che fanno di Gesù e Maometto, di Hitler o del Diluvio Universale,  pedine di un progetto cosmico di cui la Terra è solo un oggetto inerte.
    Nella Prefazione uno dei personaggi avverte: bisogna liberarsi dalle proprie convinzioni per credere, aprire gli occhi e riuscire ad accettare la diversità. L’esperimento che questo libro propone è proprio questo: aprirsi a dimensioni diverse, accettare la possibilità che intorno a noi camminino silenziosi extraterrestri, divinità dello spazio, o semplici essere umani diventati i mezzi di contatto tra la popolazione aliena e la nostra Terra.
    Per rappresentare questa idea l’autore non sceglie i toni fantascientifici del genere, ma la delicatezza di paesaggi autunnali della provincia toscana, sentimenti forti come l’amicizia e l’amore, luoghi protetti come il bar del paese o il bosco dietro la collina, che si fondono a sprazzi di descrizioni fantastiche e nomi incomprensibili.
    In questo tempo in cui tanto ci interroghiamo sulla possibilità di non essere soli nello spazio, in cui abbiamo forse bisogno di aggrapparci all’idea che qualcuno lassù condivida le nostre conquiste e i nostri fallimenti, Logan la sua originale “visione”, fatta non di omini verdi o strani oggetti volanti, ma di uomini come noi, superiori quanto a intelligenza ed evoluzione che hanno il solo obiettivo di utilizzare il nostro DNA. L’unica cosa che rende il genere umano libero e indomabile a qualunque sottomissione è la sua emotività, la capacità degli uomini di essere unici che, se usata al servizio degli altri, genera straordinarie sorprese. Anche questo ultimo baluardo sta cadendo, però, sotto i colpi dell’estremo individualismo che l’autore denuncia come il male del momento,che ha permesso di guidarci verso l’ennesima catastrofe, quella economica.
    Forse una speranza c’è, bisogna trovarla.

    [... continua]
    recensione di Sabina Mitrano