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Poesie di Sandro Tomolillo

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  • 02 febbraio 2008
    Rosso

    Non combatterò i fantasmi del passato,
    li convocherò ad una cena con musica.
    Note e profumi che non ho mai sentito;
    petali di rose rosse sparsi davanti a te.

    Parole nuove ora si generano, calde,
    e pensieri leggeri per volare sino a te.
    Miei racconti, non ho ancora ultimati,
    pagine bianche e penne pronte all’uso.

    Nuovi modi troverò per dire, per fare,
    nuove saranno le rosse albe sul fiume
    e rossi ancora i tramonti sul mio mare
    e una luce carminia illuminerà la luna.

    Rosso sarà il ricordo che avrò in dono,
    quando ogni luce s’attenuerà, distante,
    quando i sospiri saranno solitari in noi
    e il mio urlo di lupo non arriverà a te.

  • 14 agosto 2007
    Terra

    Per pochi occhi sei,
    per chi ti ama oggi,
    per chi ti ha amata,
    o chi forse t'amerà.

    Amore non ti negherai,
    sei il solco spalancato,
    sei terra calda e umida,
    sei i frutti che donerai.

    Come terra accoglierai
    un altro uomo che t'ami,
    come l’aratro sarà su te
    a renderti nuova la vita.

    Come la terra desiderata,
    darai pane e vino soave;
    come alla terra faticata,
    chiederai per te sudore.

    Ma il vomere mai arriverà
    a lambire il tuo animo vero,
    per quanto profondo scavi;
    là dove solo tu hai respiro.

  • 25 luglio 2007
    Caccia

    Poco importa se apparirò nuvola o falco,
    non parteciperò alla caccia nella riserva,
    guarderò, seduto sugli spalti dell’arena;

    tori e picadores affannati, mi son fratelli,
    cani e volpi ripeton riti che son familiari,
    ai fini tribali, dopo, giungeranno stremati,

    polvere e sudore difficili da dimenticare.
    Qualcuno, fiero, mostrerà al cielo i trofei,
    altri leniranno ferite di sterpi e di corna,

    vino e musiche accompagneranno la sera.
    Nuvola o falco che sia, con la notte andrò;
    tornerò all’alba, su un alito dolce di vento.

  • 13 luglio 2007
    Sardine

    È solo una questione di misure, di limiti, di soglie?
    Quando una sofferenza dell’animo diventa urlo?
    Ho visto donne e uomini sopportare nel silenzio,
    altri urlare solo per una parola detta a mezza voce.

     

    Con quanta forza tiene la mano stretta alle sartie,
    chi da anni aspetta che compaia un faro dalla riva,
    navigando sempre di bolina, defilato all’orizzonte,
    coi legni scricchiolanti ad ogni onda sul mascone?

     

    E quanta rabbia può nascondere chi non perdona,
    chi non prova , una volta, a tirare in secco l’armo,
    a scrutar le falle, con canape e bitume a calafatare,
    per far sì che quella barca riprenda ancora il largo?

     

    Tutte le vite che ho incontrato sin qui, come barche,
    han preso bonacce e marosi, schiaffi e carezze, tutte.
    Ciascuno racconta con un proprio tono l’avventura,
    come marinai all’osteria: dalle sardine a Moby Dick.

  • 13 luglio 2007
    Persiane

    Come finestre di un caruggio stretto,
    tanto vicine che quasi si accarezzano
    al pulir del vetro, a far entrar più luce;

     

    se mi sarai di fronte, vedrai l’interno,
    la mia casa intera, così com’è adesso.
    Ormai è tempo che s’apran le persiane,

     

    è questa l’aria, è arrivata la stagione;
    chissà se troverò anche le tue dischiuse,
    proprio allora, come le rose di maggio.

     

    Sbircerò solo un poco nella tua vita,
    se non vorrai, ora, che io la veda tutta,
    guarderò l’oggi senza chieder com’era

     

    e i tuoi perché; così mi vien da essere.
    A sera ti chiederò d’accender una luce,
    lì, nella cucina, con l’aroma del caffè,

     

    sazia di un limpido giorno, di una festa;
    sarai bella come il pensiero del sorriso,
    sincera come il buon vino, sarai vera.

  • 13 luglio 2007
    Parola

    Parola. Parola scritta
    con tratto d’incerto, su foglio sudato, di cuore tremante;
    con piglio sicuro, il tratto deciso, dell’intrigo d’amante;
    con lettera tonda, è simile al seno, della donna che ama;
    su carta di libro a raccontare leggende, scriver di storia;
    su giornale dell’oggi, notizia di ieri, commento sapiente;
    sui piccoli schermi, ad esser veloce, sparire ancor prima;
    sul primo dei libri, a dire a chi crede qual sia la sua strada.

     

    Parola. Parola parlata
    con flebile voce, che timida appressa confidenze di donna;
    con tono severo, da padre vissuto, impartisce inutil lezione;
    quasi roca di fumo, da maschio palese, suscita intimi sensi;
    urlata da piazza, rabbia di popolo oppresso, futura coscienza;
    cantata con tutte le musiche, entrante nei cuori, dona ricordi;
    monotona dal colto che insegna, a indirizzar le menti future;
    storpiata e comica dal bimbo, a chieder cibi e infinite carezze.

     

    Parola, immenso potere tu hai.
    Che sii di tratto o riga di suoni, letta o ascoltata, poco ha valore,
    imponi attenzione, comunichi sensi, susciti rabbie o il riso beato.
    Per parlare di te, altre parole ho qui usato, cercando un mio senso;
    Quante volte, parola, ti ho adoperato per dire ad altri come io sia;
    quant’altre in ascolto, provando a capire, cauto a cercare contatto,
    a far danni in mille rapporti, e scusare le mie debolezze di uomo.
    Alla fine rimani tu sola a tradurmi i pensieri, per questo io t’amo.

  • 13 luglio 2007
    Parole

    Parole, ali di farfalle sgargianti sotto il sole,
    inno soave all’intelligenza che le partorisce,
    profumi di fiori immaginari divengon suoni,
    fotografie mai viste emergono per l’incanto.

     

    Come veder tutto il mondo ad occhi chiusi,
    sentir le passioni d’altri cuori, capirne i fili,
    ascoltando, leggendo quelle d’altri, sincere;
    dare quel che si è per apprendere altrettanto.

     

    Nel frastuono del mondo colmo di rumori,
    di discorsi buttati via senza guida, lanciati,
    come lapilli roventi presto caduti in cenere,
    legami sottili, piccoli segnali, mi dirigono.

     

    Così, come il rabdomante, cerco le parole,
    ponendo le mie a specchio di me, innanzi;
    e mi torna nitida la lezione di quell’uomo:
    “Ascolta e parla, figlio; solo così capirai!”


    A mio padre.

  • 13 luglio 2007
    Farfalla

    Piccolo uovo, germe di vita, sperso
    tra i rami d’antico albero; così ti vide.
    Con lieve tocco di dita ti colse,
    col calore di mano il primo istante scaldò
    Al sole poi portata, che il mondo sapesse
    l’inizio tuo, di stupenda creatura.

     

    Famelico bruco, d’energia mai sazio,
    sul suo albero di dolci frutti ti posasti.
    Ogni foglia era alimento e tutti i rami nudi
    a te si mostrarono senza pudore;
    fu il tuo cibo, il calore che ti fece cambiar di pelle,
    il tuo riparo, la tua casa.

     

    Per il calore tuo, dolce filamento di seta divenne
    per fasciarti, lieve, il corpo.
    In lui, da lui così cinta e protetta
    preparasti, dormiente, la tua nuova forma,
    crisalide, dolce e incolore, preludio
    e speranza di futura grande meraviglia.

     

    Sotto il timido sole di maggio con forza
    di chi solo ora vive, rinasci da quello.
    Drizza per bene l’antenne, scalda al sole le ali,
    ruba altri accesi colori alla vita;
    infine vola, libera, porta con te,
    più in alto che puoi, il ricordo di piccolo uomo.

  • 12 luglio 2007
    Odori

    Come arrivando in stazione, la sera,
    si ha la sensazione del viaggio finito,
    del termine olfattivo della domenica,
    percependo già gli odori di un lunedì.

    Così annusando la mia condizione,
    assaporando cieco l’odore di tana,
    lasciandomi penetrare dal salmastro
    autunnale che lo scirocco mi porta,

    così scindendo con cura le fragranze,
    a schivare quelle, che in altri tempi,
    furono foriere d’ansie, desiderando,
    soltanto, lontani profumi di un tempo,

    così, ora, ricatalogo e ripasso la vita,
    alla matematica ricerca dei positivi,
    di eventi, parvenze di volti e ricordi,
    che d’essenze impregnino il presente.

  • 12 luglio 2007
    I cinque

    Il profumo di pelle di donna, modifica le percezioni,
    penetra pensieri, manomette connessioni nella mente,
    trasforma per passione le catene degli acidi più intimi,
    imprime un nome, come marchio, sulle cellule rosse.

    Le strade di un corpo di donna mille volte ripercorse,
    sino quasi al consumo di ogni papilla, carpendo gusti,
    rimasti nella memoria come il primo bicchiere di vino.
    Meravigliosa orchidea, fiore e frutto aspro di essenze

    Velluto della pelle di donna, le dita leggere scrivono
    poesie dolci di due parole tra le righe del suo costato,
    l’adorabile pienezza delle mani con le rotonde forme
    e i loro guardiani irti pronti alla battaglia dei tocchi

    Visione magica del corpo di donna per intero irradiato.
    Ogni angolo, in calda penombra, scrutato di nascosto.
    Immagini impresse per quando palpebre chiuderanno,
    ogni piega, ogni profondità, ogni erta forma ricordata.

    Rumori liquidi di dolce approdo, piccole onde di sera,
    intensità di un sentire la stretta divenir urlo bruciante,
    del corpo che or freme, desiderio che annienta, svuota,
    respiro d’affanno, la voce spezzata nel finale assenso.

  • 11 luglio 2007
    Acqua

    Il piccolo uomo cercava di capire,
    come mai ascoltava quel silenzio,
    vicino alle porte del suo profondo,
    proprio là dove c’eran le passioni.

    Ascoltò le antiche rabbie, placate,
    gli amori dolci, quelli tempestosi,
    ogni angolo di quella sua darsena,
    ma nessun lume gli venne in aiuto.

    Come a ripulir una cantina lavorò,
    tra invecchiate polveri pruriginose,
    scovando talismani e anelli leganti,
    annaspando a cercare un approdo.

    Si fermò, infine affaticato, sedette lì,
    in riva a un fiume limpido e placido.
    Poi capì: l’acqua che gli levò la sete,
    era quella che passava nel presente.

  • 11 luglio 2007
    Alla donna

    Volevo scriver di come eri bella
    Ma è un ricordo svanito nel cristallo di lacrima
    Volevo scriver della gaiezza della tua voce
    Ma i suoni si son persi nella folla degli amori

    Volevo, donna, volevo, un tempo
    Io, mai saggio, avevo volontà ferree in me
    Io, che di dubbi condivo la mia vita
    Chiedevo a te il fine ultimo e la strada

    Ora son altro, dal nuovo di me
    Altre le pietre, altre le piante e gli odori e il mare
    Altri i vuoti dell’animo inquieto e libertario
    Altra sarà, se sarà, chi il sudore mio respirerà.

  • 11 luglio 2007
    Buon vento

    Le parole del mare, stupende all’ascolto!
    “Buon vento” si augura a chi sta partendo,
    venti propizi che, costanti, gonfino le vele;
    augurio di natura compagna del viaggiatore.

    Modestia e rispetto di chi sale su quei gusci,
    pronto a diventare un punto, all’orizzonte;
    immerso in qualcosa di immenso e potente,
    incrocio vivente di linee tracciate su carte.

    Tutto questo in due semplici, brevi, parole,
    come a non sprecar fiato tra gente del mare,
    come di chi sa quali sono i pensieri e timori,
    e non mette troppe inutili frasi fra gli uomini.

  • 11 luglio 2007
    La ragazza del fiore

    Ricordo di te, ragazza del fiore dai petali del m’ama non m’ama,
    del tuo corpo di fuoco della terra del vulcano, odor di gelsomino,
    dei mille posti dove amarti, rapito nei sensi a donarti il mio mare,
    dai bianchi a i neri, su spiaggia di scoglio e l’alta luna splendente.

    Nessun freno nei corpi, nessun pensiero, dono completo dei due,
    l’odor di salmastro, impone ritmo dell’onda che ora placa, sospinge,
    allontana, rivolta, strappa un sorriso, riunisce, richiude il tuo sguardo,
    unghie piantate, come ancore, sino all’urlo silente del noi in quel mare.

  • 11 luglio 2007
    Sangue ribelle

    Sangue ribelle, diavolo d’un anarchico,
    straccia i fogli di ogni gretta convenzione.
    Quale senso può avere in me pesare le parole,
    dar loro una posizione in scale di valori?

    Sangue ribelle, pensieri quasi inespressibili,
    rifiuto della mente di adattarsi agli schemi.
    Quanta parte di me, del mio intimo sentire,
    riesco a esprimere, a dire, sopra ai timori?

    Sangue ribelle, come si può pesare, calcolare,
    il percorso, in scale gerarchiche dei sentimenti?
    Conoscenza, amicizia, sesso, amore, passione..
    Passi, gradini, quasi una scalata, mete seguenti.

    Sangue ribelle, definire è simile a chiudere,
    imprigionare, ingabbiare, limitare, precludere.
    Pochezza d’uomo, protezione volgare di sé,
    far affidamento su regole irte di pali e svolte.

    Sangue ribelle, butto all’aria tutte le sillabe,
    entropico gesto di questo animo irriverente.
    Come fiocchi di neve dell’albero del Garda,
    cadono davanti a me, senza peso, sparpagliate.

    Sangue ribelle, solo il tocco della mia mano,
    il contatto di pelle, sarà compreso in fondo.
    E, per fortuna, ai corpi e alle menti intrecciate,
    non servono parole, ne ramponi da scalata.

    Sangue ribelle, solo loro, la bestia e il bimbo,
    che risiedono in noi, finalmente, ci conducono,
    aldilà di ogni passo, saltando le valli, volando
    sul piano, non badando agli inciampi delle paure.

    Sangue ribelle, ora ti plachi, ora che hai detto,
    adoperando parole, le più dolci tra le convenzioni.
    Prova, uomo, a dare sincero calore; vedi che accade,
    sciogli la briglia e poniti poche domande gentili.