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Autore

Stefano Bergamasco

in archivio dal 20 nov 2009

19 giugno 1983, Venezia

segni particolari:
Nel Comitato dei Lettori dal 2012.

mi descrivo così:
Leggo molto diversificando i generi. Adoro la musica, la saggezza orientale, i fumetti e spero un giorno di pubblicare un mio libro. Sono un cameriere. Accetto volentieri richieste d'amicizia su Fb.

18 maggio 2013 alle ore 0:55

Fiori Cromati

Intro: Fiore cromato
di lucente petalo,
pistillo d'argento,
mercurio per linfa,
perfezione aliena
di crudele realtà,
sei speciale
ma per chi?

Il racconto

DATA: SCONOSCIUTA
UBICAZIONE: SCO fffffzzzz.
STATO NAVICELLA: DANNEGGIATA, RICHIEDE PESANTI MISURE DI MANUTENZIO fzzz....
 
L'atterraggio sul pianeta si rivela più difficile del previsto. I retrorazzi, lo stabilizzatore, i sensori geotermici, i sensori climatici non rispondono. Eseguo le manovre alla cieca, affidandomi agli schemi di pilotaggio registrati nella mia memoria. Riesco a mantenere integra l'astronave, ma dubito possa avere energia a sufficienza per ripartire nello spazio.
I land-voyager con sensori automatizzati escono per esaminare lo spettro atmosferico. Mi rimandano il loro referto in  pochi minuti. Ossigeno per la gran parte, anidride carbonica molto al di sotto dei limiti, azoto, ed altri gas innocui.
 
Decido di uscire personalmente. 
 
Il suolo è compatto, non presenta dislivelli elevati, la visibilità è ottima. Riesco chiaramente a vedere una distesa montuosa in lontananza.
La distesa è illuminata da un grande sole, simile al nostro. Registro la temperatura con l'attrezzatura della mia tuta; 25 gradi. Sembra ci sia una regolare attività magnetica, riesco a determinare il Nord, il Sud, L'Est e l'Ovest. Dal mio atterraggio ad ora ho notato che la rotazione è la medesima terrestre come lo sono le dimensioni del pianeta stesso.
Questo mi garantisce altre otto ore di luce naturale, poi dovrò utilizzare quelle artificiali, considerando che consumerò un maggior quantitativo di energia.
Mi dirigo in direzione Sud-Est, verso quella che sembra in lontananza una macchia acquea.
Con un pò di fortuna potrò ricavarne dell'idrogeno, per ricaricare il mio mezzo e le mie riserve, sempre non sia una sorgente di mercurio, inutilizzabile per me.
 
Sono già due ore che cammino in direzione della distesa. Nonostante il cielo limpido posso sentire una forte folata d'aria. Ne registro la velocità con la tuta. Oscilla tra i 17 e i 20 nodi.
Salgo sopra una collina per determinare meglio la distanza con la macchia acquea. Vedo che invece di una distesa marina, si rivela essere una fitta distesa di fiori. 
I petali sono cromati e per questo ho avuto l'abbaglio fosse un mare. I fiori si muovono all'unisono imitando le onde e riflettono la luce del sole, creando fantastici giochi.
Questo tuttavia non mi rassicura. Ho sprecato tempo prezioso alla ricerca di una fonte d'energia, mi ritrovo con dei fiori.
Ormai decido di addentrarmi della flora del pianeta.
Sono dentro alla macchia, ondeggiante, e raccolgo un esemplare. Provo a decifrarne il dna. Il casco non riconosce il 42% del fiore.
Eppure dovrei provare qualcosa. Nei lunghi anni nello spazio sono stato chiuso nell'astronave, stretto e protetto tra le mie solide cognizioni. Il mio viaggio, scelto per un bene ultimo superiore.
Sacrificato nel corpo, decisi di sottopormi ad una operazione di total building.
Mi hanno trasformato in un cyborg, aggiunto sensori sosfisticati e precisissimi, mantenendo il mio libero arbitrio, caricando memorie di enciclopedie, schemi tattici e i ricordi della mia vita da umano. Pochi terabyte della mia vita a dire il vero, molti per il dolore della lontananza li ho cancellati dopo anni di viaggi interstellari.
 
Ora mi ritrovo a stringere un fiore cromato, e nonostante i sensori non riesco a coglierne la delicatezza. Non riesco a coglierne il senso. Perchè questa distesa di fiori su un pianeta senza esseri viventi? Nemmeno un insetto. Per chi sono stati creati questi fiori dalla bellezza unica se non possono essere ammirati da alcuno?
 
Forse per adornare all'infinito la tomba di un robot.

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