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Autore

Stefano Bergamasco

in archivio dal 20 nov 2009

19 giugno 1983, Venezia

segni particolari:
Nel Comitato dei Lettori dal 2012.

mi descrivo così:
Leggo molto diversificando i generi. Adoro la musica, la saggezza orientale, i fumetti e spero un giorno di pubblicare un mio libro. Sono un cameriere. Accetto volentieri richieste d'amicizia su Fb.

14 maggio 2013 alle ore 2:55

Musashi il ronin

Intro: Un ronin è un samurai senza padrone.
Edo è il nome antico della odierna città di Tokyo.

Il racconto

Era una tiepida mattinata nel villaggio a poca distanza da Edo si viveva in tranquillità, dove la cosa più eccitante era il rovesciamento di una tazza da tè per errore.
Un giovane ronin, dal passo fiero e altero arrivò a disturbare quella quiete e affisse al centro della piazza un enorme pergamena. Tra i tanti presenti scattò subito una frenetica curiosità. Non se ne vedevano di tipi come quello se non in occasione di qualche guerra o vendetta.
Nel cartello era incisa una sfida "Io giovane Musashi, sfido i tre migliori combattenti di questa regione, per l'onore delle spade, per seguire il destino della Via. Per compiere questa grande impresa vi aspetto all'alba al colle con l'albero solitario. Ci saremo solo noi sfidanti, nessun testimone e il più forte tornerà da solo con le teste dei perdenti". 
I contadini cominciarono a far passare la notizia di bocca in bocca, i pescatori mollarono le reti ed avvisarono i commercianti. La sfida giunse alle orecchie dello Shogun di Edo in persona, a quelle del capitano della sua guardia reale e al temuto samurai della cittadina incaricato di far rispettare le leggi. Lo shogun per la sfrontatezza del giovane ronin per aver messo in dubbio la sua divina forza decise di partecipare in segreto. La guardia reale, per non perdere il rispetto delle truppe decise di parteciparvi, sapendo che ne sarebbe uscito vincitore. Il samurai annoiato dalla vita del villaggio bramava del sangue e si credeva certo della sua vittoria.
Ci fu un gran preparare nel restante della giornata, vennero lustrati i cavalli, sistemate le armature e le spade e si fecero preghiere propiziatorie per la vittoria.
Intanto il giovane ronin si sistemò in una locanda dove cominciò a bere fino a notte tarda.
Prima dell'alba un servo del locale si avvicinò al ronin per ricordargli la sfida. Musashi invece di preparasi chiese del tè. Pretese che venisse fatta tutta la cerimonia, molto lentamente e senza lasciar perdere nessun dettaglio. Finì che ormai era mattino. Allora il servo del locale lo avvisò che i tre sfidanti che avevano accettato la sua proposta erano già da tempo sul colle. Musashi incurante di ciò, chiese del riso che fosse cotto nel modo che voleva lui. Il cuoco della locanda provo quattro tipi di cottura diversi prima di riuscire ad accontentarlo. Nuovamente il servo tornò per ricordargli della sfida, ormai a mezzogiorno, i contendenti erano nervosi e alzavano la voce l'un l'altro. Ma questo non disturbò minimamente Musashi che nel frattempo volle ascoltare dei musicanti, chiedendo addirittura la stessa canzone tre volte. Era sera e nessuno osava pensare a quello che attendeva Musashi al colle, dove l'aspettavano gli sfidanti, ormai inferociti.
Musashi in tutta tranquillità invece chiese del ramen e visto che era in serata, decise di accompagnarsi ad una donna, per poi sfinirsi col sakè. Ormai notte fonda il servo aveva rinunciato ad avvisare il giovane ronin.
All'alba seguente, all'oscuro di tutti, Musashi era già in piedi. Si avvicinava ancora barcollante alla collina dell'incontro e ai suoi occhi si prospettò una scena indicibile. Il samurai del villaggio era morto finito dai colpi di lancia. Il capitano delle guardie era mutilato di una gamba e morto quindi dissanguato. L'unico ancora in vita, malconcio, era lo Shogun.
Aveva la katana spezzata e perdeva molto sangue. Musashi a debita distanza estrasse la sua arma. Lo shogun allora sputò per terra sangue e urlò contro Musashi "Vigliacco! Ti abbiamo aspettato all'alba e non sei venuto, allora siamo rimasti qua tutto il tempo! Più aspettavamo il tuo arrivo e più ci vantavamo di essere i più forti! Dalle parole siamo passati alle offese e dalle offese alle armi. Io stesso ho ucciso il capitano delle mie guardie, quell'insolente non mi aveva neppure riconosciuto e non mi credeva lo Shogun. Esso prima di duellare con me aveva eliminato il samurai che ormai era solo una vecchia tigre! Ora tu arrivi ubriaco e addirittura il giorno dopo!" Ma Musashi rispose tranquillamente "E' vero ho detto all'alba. Ma non l'alba di ieri, ma quella di oggi!" e rapidamente si avvicinò allo Shogun e lo finì.
Musashi torno al villaggio con tre teste e venne dichiarato il più forte guerriero.

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