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Autore

Stefano Bergamasco

in archivio dal 20 nov 2009

19 giugno 1983, Venezia

segni particolari:
Nel Comitato dei Lettori dal 2012.

mi descrivo così:
Leggo molto diversificando i generi. Adoro la musica, la saggezza orientale, i fumetti e spero un giorno di pubblicare un mio libro. Sono un cameriere. Accetto volentieri richieste d'amicizia su Fb.

29 settembre 2012 alle ore 3:41

Quegli occhi verdi

Intro: Per la "settimana della Donna"

Il racconto

Fare il cameriere è un bel mestiere. Conosci parecchie persone, provenienti da chissà quale angolo del mondo, ognuno ti porta qualcosa e se è possibile ad ognuno regalo qualcosa io. Certo, non sempre è rose e fiori, c'è chi si lamenta del prezzo, del panino che è troppo grande o troppo piccolo, del caffè che è troppo freddo o troppo caldo, ma si sa il mondo è bello perchè è vario.
Dopo tanti anni di servizio, non vi dirò quanti e non siate maliziosi, si apprende una cosa importantissima: si impara ad osservare.
Ad esempio la maggior parte delle coppiette che arrivano, sono tutte felici, tubano sui tavoli, tant'è vero che occorre farsi spazio tra le loro posizioni "kamasutresche", altre invece sembrano sull'orlo di una guerra totale e svelto cerco di eliminare più oggetti dal tavolo per prevenire il lancio di questo o di quello.
L'unica cosa che mi lascia sgomento è quando c'è la coppia dove lui comanda lei. Comandare forse è riduttivo. Umiliare, forse è ancora troppo poco.
Si sedette una volta una coppia, dove lui tronfio del suo bell'aspetto, del vestito griffato, dell'orologio di marca e gli occhiali scuri ordina sicuro, per lui, un bel Negroni con tanto gin. E per lei? Per lei niente, se ne sta ferma. Zitta. Anche lei vestita bene, il tallieur, con quegli occhiali scuri, dalla lente molto ampia, tanto che sembra un ape. Lei composta non si smuove e non parla. Lui invece sembra un tutt'uno col cellulare, chiama, manda sms, ride e scherza con chi è dall'altra parte del telefono, senza degnare una parola la donna.
Mi chino per vedere se volesse ordinare anche la signora e lui brusco "portagli dell'acqua naturale..." e lei "magari gass..." lui la interrompe "liscia va bene e portami un'altro Negroni e non essere tirchio col gin!". Così non mi resta che prendere l'ordine e portare "per sbaglio" l'acqua gassata. Forse in quel momento sono riuscito a vedere un lieve sorriso della donna, subito smorzato dall'uomo che prendendo le sigarette lancia un'occhiataccia a lei e di striscio anche a  me. Non è da me ascoltare gli affari degli altri, ma vedevo che ormai lui si era incattivito. Tirava una boccata alla sigaretta e beveva il drink, versando sulla donna una serie di parole che avrebbero fatto impallidire un gestapo: "Sei sempre la solita ... Non ti devo portare in giro ... stavi meglio in quel porcile di casa ... se non fosse per me staresti nella merda ...  sei sempre pronta a fare gli occhi dolci a destra e a manca ... sei una nullità ...  forse era meglio se mi scopavo tua sorella ...  sei un'idiota ... ti dovrei far vedere io ... aspetta che andiamo a casa e vedi come ci si comporta ...". Vedevo una bella donna spegnersi poco a poco, diventare sempre più piccola, sembrava diventare una bambola di pezza. Lui invece diventava un gigante, un gigante cattivo. La donna stava cercando di mantenersi, di non crollare in un pianto e cercava disperatamente nella borsa, un fazzoletto. Trovato si alzò e corse dentro al bar e chiedendo ad una mia collega, si indirizzò verso il bagno. L'uomo mi fece un cenno, come si fa ad un cane e mi ordinò un terzo Negroni. Gli portai il peggior Negroni della mia carriera, e lui se lo scolò in due secondi, accendendosi un'altra sigaretta e guardandosi in giro.
Lui si concedeva il lusso di guardare le altre ragazze, di fare a loro sorrisetti maliziosi. Nel frattempo la donna stava ritornando al tavolo, senza gli occhiali addosso, perché se li era dimenticati nel bagno. Quello che non mi dimenticai io furono invece i suoi occhi. Belli, verdi ma tristi. Lui ricominciò ad insultarla con frasi come "Cretina! Quegli occhiali mi costano una fortuna! Spera solo di ritrovarli altrimenti ti faccio vedere io!". Fu solo allora che i nostri sguardi si incrociarono di nuovo, forse per l'ultima volta. Non avevo notato i segni sotto gli occhi, scambiandoli per un trucco sbavato. Forse l'animale l'aveva picchiata, probabilmente non una sola volta. Durò solo qualche istante, un attimo che se lei mi avesse chiesto aiuto non gli avrei negato niente. Lei corse in bagno, ritrovò gli occhiali e rinascose i suoi, anche se tristi, occhi verdi.
L'animale a quel punto mi chiese il conto. La donna, sminuita a bambola di pezza si alzò e guardandomi con quegli occhialoni sembrò sul punto di chiedermi qualcosa. Non fece mai in tempo, perchè lui la prese per il braccio con forza e se la portò via, lasciando anche a me con un buco nel cuore e senza possibilità di farla uscire da quel mondo di terrore.

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