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Autore

Tommaso Valente

in archivio dal 03 gen 2006

27 giugno 1977, Formia

segni particolari:
Redattore di Aphorism dal 2001.
Confuso & Testardo.

mi descrivo così:
Sono così, a volte... e a volte no: sono tante altre volte altro!

05 novembre 2013 alle ore 17:08

Rosa dopo l'amore

Il racconto

Marco ha un odore acre appena fatto l'amore, acido. Non mi piace. Persino il suo
seme ha un sapore più buono del suo odore. Peccato perché mi piace stare accucciata
all'uomo dopo aver fatto sesso. Mi fa stare serena, mi fa sentire protetta e partecipe. È
solo che spesso non ci riesco. Marco sa di buono prima e durante ma quando cala
l'eccitazione e si addormenta secerne qualcosa che mi respinge. Sembra quasi una
reazione inconscia, animale. Forse un retaggio genetico, preistorico, qualcosa che teneva
lontano le bestie feroci quando le difese personali erano abbassate dal torpore profondo in
cui sprofondi dopo l'accoppiamento.
Ma guarda un po' che cosa mi deve venire in mente. Che cazzate! Ne faccio un sacco di
questi pensieri, poi me li tengo quasi sempre per me. Forse se li raccontassi
smetterebbero di dire che sono una ragazza troppo convenzionale. Poi con questa storia
della “ragazza”. Ho più di trent'anni, ma quante ne devo passare ancora prima che
comincino a chiamarmi donna? Per la natura sei donna a 13 anni. A me è successo
addirittura prima: sono diventata donna quando mi hanno rotta dentro per la prima volta.
Molti pensano che quando una cosa si rompe è meglio buttarla e ricomprarne una
nuova. Nessuno ha più voglia di aggiustare nulla, nessuno è più capace di aggiustare
nulla: persino le relazioni. Il consumismo delle relazioni.
Se l'avessi pensata così avrei dovuto suicidarmi dopo quella cosa, buttarmi via. Si dice
che il grosso delle violenze sulle donne avvengono in famiglia e non vengono denunciate.
Sono stata convenzionale anche in questo. Solo che a me la nonna mi ha insegnato ad
aggiustare tutto. Gli oggetti di casa, gli utensili, i vestiti, le persone che mi stanno vicino.
La nonna mi ha insegnato ad assaporare il dolore e a sorridere per superarlo. Ce l'aveva
dentro il dolore la nonna, quel dolore ancestrale da contadina del sud. Era tutto nel suo
sorriso. La mamma dice che ho il sorriso di nonna. So che non le piace.
Sarà per questo sorriso che faccio così tanta rabbia a tutti. Come al professore di
calcolo quando mi ha rimandata. Io continuavo a sorridere anche dopo aver visto i quadri
e lui mi ha presa a schiaffi, lì, davanti a tutti. Ed io ho sorriso. E lui ha pensato che ero
scema. Luisa diceva che mi aveva rimandato perché era geloso ed io gli piacevo. E allora
perché mi doveva dare gli schiaffi? Le carezze mi doveva fare!
E così è stato sempre. Anche ieri, quando mi hanno licenziata. I colleghi non hanno detto
niente ma io lo capivo, lo sentivo che gli facevo pena. Attraversavo l'openspace sorridendo
e lo capivo dal loro odore e da quel silenzio irreale che pensavano che ero stupida perché
mi avevano licenziata e sorridevo!
Mi ha licenziata una donna: qualche anno, qualche parallelo di latitudine e tanta
emancipazione in più di me. Tailleur di ghiaccio, occhi come fessure, laurea, master e
anni spesi a pensare come un uomo per farsi una posizione.
Mi ha detto: stiamo facendo un po' di pulizia, sai c'è crisi. Poi vi conosco a voi donne del
sud. A trent'anni pretendete il contratto e vi fate mettere incinte per non lavorare e
prendervi i soldi. Si teneva il seno con il palmo della mano. Poverina, chissà quanto ha
sofferto nella vita.
Certo su una cosa aveva ragione: aspetto un bambino. Solo che non avevo nessuna
intenzione di fregarla, è capitato! Gli esseri umani procreano. È la natura, mica no! D'altra
parte mia nonna la vagina la chiamava proprio “la Natura”.
Ho più di trent'anni, sono incinta e mi hanno licenziata: un archetipo della
contemporaneità. Sempre più convenzionale!
A Marco non ho detto nessuna delle due cose. Non credo che gliele dirò. Non ho
intenzione di creargli casini con la famiglia e in fondo cosa importa. Potrebbe anche non
essere il suo e comunque, non sarebbe un buon padre. Se fosse di Luca, lui sarebbe un
buon padre ma non puoi incasinare un buon amico per quell'unica volta che vi siete leccati
le ferite dopo una serata troppo intima per essere vera.
Me ne torno al paese e mi trovo un lavoro, uno vero, di quelli che quando torni la
sera sei stanca sul serio e vuoi solo stare con tuo figlio e dormire. Me ne diranno di tutti i
colori e nessun uomo si avvicinerà più a me. Sono una donnaccia che ha fatto un figlio
con un forestiero e in fondo mi sta bene così. Per una volta tanto non sarò convenzionale.
E poi non sarò sola, non sono sola: non più! Almeno per un po'...

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