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Autore

Vincenzo Russo

in archivio dal 16 feb 2021

07 febbraio 1982, Avezzano - Italia

mi descrivo così:
Mi chiamo Vincenzo Russo, ed amo non solo la poesia, perché essa si lascia amare.
Ho 39 anni, mi piace condividere ed imparare e poter credere sempre in tutto ciò che ci può migliorare.
 

18 febbraio alle ore 1:12

L'incontro

Intro: Un Inconto inaspettato.
Un destino che sembra andare in un verso totalmente opposto.
Per poi ritrovarsi magari in un finale tutto da scoprire.

Il racconto

Al porto quel giorno Chiara volle esserci anche lei ad accogliermi.
Insieme a Nino un caro amico di famiglia, quella famiglia che avevo perduto in un bruttissimo incidente, dal quale solo io rimasi illeso ma questa è un altra storia.
Durante questo viaggio non feci altro che ripensare, che finalmente avrei potuto vedere un volto amico, una cara persona che mi riportava a quelle che erano le mie radici, a quella parte integrante di me.
Vi era un sole caldo che confortava! Nino mi vide, mi chiamò ad alta voce agitando le braccia, ma ad attirare la mia attenzione fu anche quella giovane donna al suo fianco, che con fare garbato se ne stava li indossando una gioia celata, con quella felicità di condividere quel bel momento come se attendesse da tempo di vedere quel qualcuno, che lei fino al giorno prima aveva potuto solo immaginare. Mi attendeva come se fossi stato un caro amico.
Mi avvicinai stringendo Nino in un caloroso abbraccio, quanti gli anni passati, ma lui mi disse che mi avrebbe riconosciuto tra tanti.
Restò in tanto il come, sul fatto stesso di come avesse fatto a riconoscermi, visto che non ero più il bambino che vide l'ultima volta.
Mi presentò Chiara sua nipote! Persona timida, bella come quelle parole che non riesci a dire e a trovare in tali circostanze.
Forse la mia felicità nasceva in quell'istante! Non avrei potuto fare più a meno di quel viso, dei suoi occhi, del attimo in cui avrebbe sorriso ed incantato così la mia anima.
Passarono i giorni, dei giorni belli, ed avevo costruito in così poco tempo, un pizzico di tanta desiderata felicità.
Non mi sentii affatto un ospite in quella tenuta, ma giunse il giorno della partenza.
Preparando i bagagli, speravo ancora in un gesto, che io non ero in grado di fare, ma in quei giorni mai un accenno da parte sua, mai un segno che potesse far capire un qualcosa in modo chiaro, in modo che io potessi spiegarle.
Per Chiara forse, anzi di certo, ero un amico. Solo un amico caro!
Arrivammo al porto, stavo per andare via con dentro di me, un forte sentimento taciuto, di certo il più forte che avessi mai provato prima.
Salutandoli sulla banchina del molo, mi celavo dietro un sorriso, amaro come non mai.
Ci rivedremo Andrea... stai tranquillo, così mi diceva Nino facendomi pensare ad un probabile ritorno ad una sua disponibilità sempre presente. Mi raccomando riguardati!
Sapevo, andato via che fossi, quello sarebbe stato un addio.
La nave parti non potei più scendervi, ma trovai il coraggio di gridare una parola rivolta a lei, non ti dimenticherò
Il pianto in tanto inizio a sgorgare imperterrito da gli occhi di Chiara.
Non potei dimenticare quello sguardo disperatamente affranto. Son passati anni da allora, ed i suoi occhi di un azzurro così intenso sono ancora qui impressi nella mia mente, lucidi più che mai. Laghi profondi bisognosi di quiete.
Apparentemente esile nel suo aspetto, così elegante nel suo portamento, capelli neri, raccolti e sempre in ordine, la sua pelle come il suo nome, delicata, quasi evanescente bella come il petalo del ramo di pesco, come le cose più irraggiungibili e quindi le più desiderate.
Una donna estremamente sensibile dall'intelletto poderoso, capace di suscitare emozioni ineguagliabili, vivacemente forti, così da farti perdere completamente la testa e follemente innamorare.
Restò il fatto che ci siamo ritrovati e da qui non ci siamo mai più perduti.

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