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in archivio dal 17 mag 2012

Vittoria Carrassi

03 aprile 1966, Brindisi - Italia

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  • 06 aprile 2015 alle ore 19:00
    Bambini abbandonati

    Gli angeli non volano 
    e non posseggono le ali
    sono indifesi 
    e non mormorano parole
    hanno due occhi dolci 
    che chiedono amore
    un sorriso eterno e un mare 
    di lacrime da versare
    gli angeli ci prendono il cuore 
    anche quando non sono nostri 
    e li vediamo abbandonati 
    come cani al freddo e al sole.

     
  • 03 marzo 2015 alle ore 23:36
    Giorni vuoti

    Ci sono giorni in cui il vuoto diventa un buco nero capace di inghiottire tutti i miei pensieri, ed in altri poi. li sento ribollire forte ed uscire tutti quanti, sparati via come lava sputata dal vulcano in eruzione. Soldatini di piombo senza una gamba uno dietro l'altro in fila ,con i fucili in spalla e le munizioni scariche, figli di notti insonni e di giorni inutili, li vedo puntare verso un futuro proiettato nel nulla o in una nulla e vana speranza, capire e non reagire, reagire senza capire,
    non pensare o pensare non pensare o pensare non pensare o pensare...meglio dormire e lasciare ai sogni la scelta finale.

     
  • 22 maggio 2014 alle ore 14:01
    Figure ombrose

    Rami aggrovigliati
    di figure ombrose
    dalle lunghe braccia

    le chiome si sfiorano
    i tronchi sono
    modellati dal vento
    in un fare signorile

    il tempo li fermò
    in un inchino
    carico di gentilezza

    nella solitudine
    è vivo chi cerca 
    il suo destino.

     
  • 12 maggio 2014 alle ore 22:41
    Azzurro infinito

    Un mare d'azzurro
    avvolge l'infinito
    il corpo affonda
    nella sabbiosa realtà
    riaffiorano come coralli
    immagini perdute
    lontane
    sempre più lontane
    sugli orizzonti di luce
    vicine
    sempre più vicine
    quando le afferri
    e non le lasci andare.
     

     
  • 20 febbraio 2014 alle ore 23:41
    Tramontano le stelle

    E in quel tramonto
    ci vedo un uomo curvo
    che stanco prende
    il frutto della vita
    così piegato 
    rimugina la mente
    sul suo passato 
    e su quello che lo attende
    per una vela che passa all'orizzonte
    i sogni volano come gabbiani
    in cerca di una fonte.

     
  • 20 febbraio 2014 alle ore 23:39
    Cuore

    Di quell'amore
    conservi la memoria
    i bei confetti intorno
    son ora sassolini.
     

     
  • 10 agosto 2013 alle ore 23:21
    La notte di San Lorenzo

    Ci fosse almeno una stella stasera
    per affidarle un desiderio 
    le nuvole tappezzano il cielo
    non piove ed è già una buona nuova
    ma se non piove qualcosa si è avverato
    forse mentre cadeva si nascondeva
    e passando inosservata rideva
    di noi tutti col naso in su
    ad aspettar che qualcuna
    si spenga per chiedere
    in dono un pò di fortuna.

     
  • 01 luglio 2013 alle ore 17:47
    Racconta

    Raccontami i tuoi sogni
    vissuti nella notte
    viaggi immaginari
    case...castelli...e ville
    profumi di viaggi
    con incontri sconosciuti
    partenze sognate
    e arrivi in luoghi strani
    racconta i sogni
    che svelano il domani
    i dubbi della mente
    assiepano i pensieri
    sciogli i nodi legati ieri.

     
  • 01 luglio 2013 alle ore 11:58
    Pensando

    Pensando a noi
    che ne diresti di gettare
    l’ancora in un porto sicuro
    e con lei tutti quei
    brutti dissapori
    quando si accosta la voce
    del vento odo e mi pare
    di riascoltare risate
    che rotolano tra lenzuola
    stropicciate dal sonno
    non posso dimenticare
    gli abbracci
    guardando il tramonto.

     
  • 26 giugno 2013 alle ore 17:12
    Giochi sulla sabbia

    La spiaggia si prestava
    ai giochi di bambino
    la sabbia fine scivolava
    ruvidamente tra le dita
    Il Sole del mattino la scaldava
    e quel profumo intenso di alghe
    smosso dal vento saliva dal mare
    impregnava le piccole narici
    gli occhi socchiusi abbagliati
    dalla luce cercavano gusci
    di conchiglia.

     
  • 19 giugno 2013 alle ore 11:27
    Rimpianto

    Rimpiango le ore insonni
    trascorse a cambiar panni
    quando da infante
    bagnavi le lenzuola.
    Allora ad occhi chiusi
    con la lucina accesa
    mi  chiedevi scusa
    ed io per nulla stanca
    di accarezzar
    quei  boccoli ribelli
    ti consolavo ansiosa.
    Dimentica del sogno
    mi  sospiravi  in viso
    Il  tuo respiro candido
    mi  conciliava il sonno.

     
  • 10 giugno 2013 alle ore 19:24
    Le virtù cardinali

    Prudenza
    Fortezza
    Temperanza
    Giustizia
    Prudentia per discernere
    il bianco candido
    dal nero inchiostro
    nella luce  si dissipano le ombre
    Fortitudo  per resistere
    Alle avversità con fermezza
    Il coraggio segna  i tuoi passi
    Temperantia  per educare i desideri
    volontà  d’equilibrio
    porta consiglio
    Iustitia dovere e diritto
    liberi di servire obbedendo
    regola di vita.

     
  • 28 maggio 2013 alle ore 22:29
    Il bacio del sole

    il Sole è lì per noi
    il suo bacio è la speranza
    si ringrazia per tutto
    anche per niente
    quel niente vorresti 
    che fosse infinito
    perché c’è di peggio e si vede
    perché c’è di meglio e si sente
    ogni giorno è bellissimo
    soffrendo si ama la vita
    per  un Cristo che  subisce
    con le braccia allargate
    ce n’è un altro che sanguina Amore
    Le parole sono rughe sulla fronte
    pungono come spine
    se non parli si nascondono
    vivono dentro di te
    un Eco bisbiglia ignoralo
    il suo nome è paura
    ed indossa un  abito nero
    lentamente si spegne
    tra lenzuola di bianco cotone
    una mano accarezza la fronte
    come a cancellare il brutto
    per sempre
    non siamo soli
    il riposo  diventa coscienza
    che nel risveglio accoglie
    il bacio del Sole.

     
  • 12 maggio 2013 alle ore 12:59
    Mammina

    Come vorrei tornare
    tra le tue braccia mamma
    con le guanciotte rosse
    e quattro denti in bocca
    risentire ancora dita tra i capelli
    mani veloci a sistemar le vesti
    sorridendo così del tempo
    che vola con l'unico amore
    che consola...
    Tu Mamma.

     
  • 02 maggio 2013 alle ore 11:50
    Individui persi

    Gli altri ti vestono
    di abiti non tuoi
    non ti appartengono
    e te li ritrovi appiccicati addosso
    incollati come la carta pesta
    modellati con i canoni di tendenza

    dentro prorompe un tuono
    quel rumore trascina lontano
    anche se non vorresti
    il riecheggiare nei discorsi
    nelle parole
    nei cenni
    nei silenzi

    annulla i buoni propositi
    sbaraglia il lume della ragione
    e si diventa individui persi
    nel buio della sopravvivenza,
    nella luce della vita
    tra i colori di ogni giorno

    Si può essere cechi davanti all'evidenza
    sordi quando si vuole
    muti all'occorrenza,
    ma i gesti parlano
    ugualmente e gridano
    chi siamo realmente,

    quindi non ti crucciare
    se i cechi, i sordi e i muti
    non comprendono
    raddrizza le spalle e cammina
    cammina dritto come un fuso malgrado
    il tuo fardello.

     
  • 07 aprile 2013 alle ore 10:41
    Lucrezia

    I versi scaturiscono
    da una ragnatela di pensieri
    gli Impulsi elettrici scorrono
    su strade sottili che s’immergono,
    si incrociano, si uniscono, si abbracciano,
    si sorreggono, si perdonano, si capiscono,
    si aiutano, si ascoltano, si Amano oltre l’umano
    nei nodi nascono le parole e in un sol gesto
    anche con lo sguardo, i pensieri si fondono
    in un nome tanto caro da sempre
    un patto di sangue con la vita
    indissolubile nel tempo
    Lucrezia.

     
  • 22 marzo 2013 alle ore 11:34
    Ricordami

    Ricordami...
    quando hai tempo
    ricordami quando puoi
    ricordami...
    quando ti passavo il dito sui tratti da bambino
    disegnando cuoricini sul naso piccolino
    e tu mi ripetevi  ad occhi chiusi “Ancora “
    sulle guance rosse avevi  l’aurora
    quelle carezze  sui piedini scalzi con i capelli sciolti a solleticarti
    il pigiamino giallo canarino e ti guardavo e mi sembravi un pulcino
    mentre di sera  ti accoccolavi sulle mie gambe
    e mi chiedevi  fiabe che sanno inventare solo le mamme
    e le inventavo per te
    Ricordami…
    quando hai tempo
    ricordami quando puoi
    rivedo uno sbadiglio prima di  andare a dormire e…
    Raccontami…
    accarezzami  ancora così come quando ero bambino
    in silenzio ascolto i tuoi pensieri
    disegni smorfie con  le parole  di ieri
    “raccontami…”
    ed ora che sei grande son io che ti chiedo
    raccontati…
    dimmi di te e perché  ti devo inseguire
    perché sei grande e hai smesso di fare il bambino
    e ti vergogni se ti chiamo e ti vergogni se ti scrivo
    e ti vergogni di me
    i primi amori e gli amici di gioco
    le compagnie che ti portano via
    mentre vorrei ritrovare il profumo
    che sa di favole appena nate
    e di carezze ancora cercate
    ricordami …
    quando hai tempo
    ricordami quando puoi.

     
  • 10 marzo 2013 alle ore 11:15
    Parlar d'amore

    E parli d'amore
    t'illudi di sapere,
    ma la verità qual è
    ti arrampichi sui sogni
    fatichi per capire
    quasi a percepire
    quello che non è...
    Parlar d'amore e in un attimo
    tuffarsi nelle nubi
    cavalcando un raggio di sole
    Parlar d'amore e si trasforma il Mondo
    una cascata di risate cristalline
    ed il nulla intorno sotto un ombrello
    una mano sulla tua un respiro in due
    un bacio è una promessa
    di un parlar d'amore domani 
    se si ha voglia 
    se c'è tempo 
    se c'è amore 
    ancora.

     
  • 07 marzo 2013 alle ore 12:43
    Respirami

    Respirami…
    Ogni volta che scompari tu
    Io ti seguo
    e mi viene di pensarti
    con regali profumati
    dai  contorni evanescenti
    presi solo per colpire
    è difficile capire come fai a recitare
    se  riaffiora quel ricordo
    respirare piano e a fondo
    tutto quello che fa male
    respirami forte, respirami a lungo
    respirami…

    Tante volte ho cancellato
    Con le dita e con i baci
    Quel passato di menzogne
    Che coprivi sorridendo
    tra le pieghe di cotone
    che cambiavi anche a ore
    assetato di conquiste
    fatte pure per scommesse
    mille volte ho perdonato
    i tuoi sbagli e le incertezze…
    Respirami  forte, respirami a lungo
    Respirami…

    Ho ingoiato strani rospi
    Dal sapore amaro in bocca
    Si poteva anche evitare
    Tanto freddo nelle ossa
    Tutto il tempo ad aspettare
    Il dissolversi dei fuochi
    Che ti portano lontano
    Mentre parli con gli amici
    Di nevrosi sessuali e di attimi felici
    pochi attimi perduti
    Di bambini innamorati…
    Respirami forte, respirami a lungo
    Respirami…

    Com’ è fredda la panchina
    Per chi guarda la partita
    E ritorni a far la doccia
    Come fossi uscito ora
    Con la faccia  profumata
    dei tuoi giorni nella colpa
    te la porti anche a letto
    Ripetendo  che sei solo
    Che la vita va bevuta
    Fino all’ultimo bicchiere.
    Respirami forte, respirami a lungo
    Respirami…

     
  • 01 marzo 2013 alle ore 20:40
    Viaggio astrale

    Tempo fa ho vissuto un sogno
    un viaggio astrale nel mio corpo
    a testa in giù nell’incoscio
    Velocemente scendevo in un tubo
    dai contorni lucenti e trasparente al centro
    passavo attraverso, ondeggiando

    Toccavo il fondo del mio
    profondo come cellula impazzita
    seguendo la sequenza degli anelli
    La nebbia diradava mentre
    scorrevano le bianche ossa vuote
    In  una spirale illuminata

    Alla fine del viaggio una grande luce
    con canti di preghiera
    di gruppi assorti in un lavoro

    Dal mucchio si staccò una figura
    vestita di saio e di candore
    I capelli toccavan le spalle divisi sulla fronte

    I miei occhi non videro mai tanta dolcezza
    racchiusa in un sorriso e quella mano
    sfiorò la mia guancia in una carezza

    Gli chiesi il nome e lui non rispose
    lasciandomi tornare da dove ero venuta
    col tocco dell’amore che svanisce.

     
  • 26 febbraio 2013 alle ore 20:24
    Ascolta la pioggia

    Ascolta la goccia
    che cade dal cielo
    il ticchettio saltella
    e rimbomba di tuono,

    la sposa del vento
    si apre sul noce
    raffredda i suoi piedi
    bollenti di odio,

    si ferma su cumuli
    e fa terra bagnata
    cadenza la voce
    su croci di pietra,

    il pianto risorge
    cambia orizzonti
    scegliendo per caso
    dove fermarsi,

    la pioggia disseta
    l'ombra dell'uomo
    schiarendo la mente
    vi trova ristoro.

     
  • 24 febbraio 2013 alle ore 0:42
    Quiete notturna

    La penombra velata
    abbassa le ciglia
    le membra morbide
    si distendono

    nelle ore notturne
    diventa lieve ogni cosa
    anche il tempo
    non si percepisce

    il respiro rallenta
    si sente appena
    lento lento culla
    una marea di sogni

    la notte è l'onda che s'alza
    immersa nella quiete
    e che s'infrange nell'abbaglio
    del nuovo giorno.

     
  • 17 febbraio 2013 alle ore 23:06
    Pensieri

    Alitare su un foglio
    i miei pensieri
    dando alla luce
    i figli del buio,
    quando la lingua
    scioglie il torpore
    la piuma d’oca
    scorre veloce
    la punta scrive
    e gli dà voce.

     
  • 14 febbraio 2013 alle ore 20:19
    San valentino

    Quanti cuori oggi
    stampati in ogni dove
    innamorati in coppia
    mano nella mano
    con baci firmati
    cuori segnati palpitanti
    senza fiori e senza onori
    cuori abituati fino alla fine
    insieme per il per sempre
    cuori abbandonati e piangenti
    affacciati ai balconi, pensierosi
    con la mente altrove
    ed il pensiero è una nuvola...
    una nuvola a forma di cuore
    che il vento spazza via
    liberando il cielo
    cuori seduti ad aspettare
    immaginando l'arrivo
    cuori indaffarati e accaldati
    nel preparare la novità
    cuori appesi ad un filo
    come acchiappa sogni
    in una realtà che ride
    il tintinnio è un assolo e forse per alcuni
    vale più di una scatola di cioccolatini
    un Cuore è pur sempre un Cuore
    è la vita e quando batte
    per tutti è luce d'amore.

     
  • 10 febbraio 2013 alle ore 18:30
    Nel cielo

    Sei arrivato lassù leggero
    leggero, percorrendo
    una strada lastricata di nuvole.

    Adesso puoi muovere
    agilmente i tuoi passi nonno,
    adesso puoi essere felice.

    Puoi rivedere le vecchie radici
    del tuo albero secolare
    in quel mondo velato di nebbia.

    Chi muore può sentire le voci
    e rivedere prima di entrare
    i cari volti vicini.

    Intuendo ci hai salutato piangendo
    la luce perpetua ti sia da guida
    nel buio dell'attesa.

     
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  • 15 giugno 2013 alle ore 12:15
    Il gabbiano e il mare

    Come comincia: Un gabbiano su uno scoglio respirava il profumo del mare e mentre le onde lambivano di scogli pensava... pensava...pensava..." Io sono parte di questo, eppur non m'appartiene, posso stare tra mille gabbiani e provare un grande vuoto, se sono solo invece tutto mi circonda e pace ho nel cuore, nell'acqua il peso affonda e nell'aria si libra in volo, ciò che sboccia è destinato a morire e quel non è più ritorna trasformato, chi può svelare il segreto del Mondo" E una voce dall'alto all'improvviso rimbombò forte come fragore di tuono " Tu sei un gabbiano, vivi la tua vita senza pensare, godi del Sole e del Mare finché ce n'è insieme ai tuoi fratelli, non ti crucciare del luogo dove stare, verrà il giorno in cui saprai e rimpiangerai il tempo dell'ignoranza.

     
  • 10 febbraio 2013 alle ore 18:55
    Lara

    Come comincia: Lara dai capelli che cominciavano a diventare grigi, quel suo perdere un pò di colore le aveva ingiallito la vita, il sorriso schietto e audace, aveva preso una piega malinconica, guardava la lucentezza delle giovani chiome, e rammentava la sua quando fluente ed ondulata le cascava mollemente sui fianchi tondi e torniti. Il tempo le aveva donato saggezza, anche se l'istinto spesso la guidava verso qualche errore, eppure ne usciva sempre vincente, meravigliandosi lei stessa della riuscita. Lara si compiaceva del suo nome, ereditato dalla famiglia come si usava fare da decenni, eppure da piccolina non le piaceva e si domandava perché mai dovesse indossare un nome che le stava stretto e preferiva di gran lunga quello delle sue coetanee, fino a che un giorno divenuta una bella ragazzina, un giovane le aveva soffiato in un orecchio" Lara...che bel nome Lara...io sono Luca, non è una strana coincidenza? Lara e Luca...pensami stanotte!" Lara da quel momento si amò con tutte le sue forze e cominciò a volare sulle nuvole scandendo il suo nome diventò musica per le sue orecchie, Lara...Lara...Lara...che bella canzone., quando ci pensava per magia i capelli tornavano neri come l'ebano e i suoi occhi ridevano, mentre le labbra si schiudevano in un  dolce bacio immaginario..." Arrivederci Luca in un'altra vita".

     
  • 22 dicembre 2012 alle ore 21:13
    La vita del bruco

    Come comincia: Un bruco giallo e azzurro incontra un altro bruco verde e azzuro e dice " Ciao, ma come sei carino, che bei colori che hai, e guarda che bella codina arricciata e spinosa, e come sei bravo a scalare questo rametto, ma che zampette curate e che unghiette pulite, tu si che sei un bruco perfetto!!!" L'altro bruco lo squadra dalla testa ai piedi, lo fissa negli occhi  e risponde " Anche tu sei carino e hai degli splendidi colori, sono diversi dai miei e non ne ho mai visti altri uguali, e hai la codina arricciolata e spinosa proprio come la mia, mi segui da un bel po' su questo rametto rinsecchito e fragile e non sei caduto, forse perché le tue zampette pur essendo non uguali alle mie funzionano ugualmente bene ,anche se non possiedi unghiette, mi osservi e sei così intento a tesser le mie lodi che non ti accorgi di te stesso e neanche ti conosci, guardati e ammira... quanto è stata maestra la natura" Il bruco giallo e azzurro resta a bocca aperta e si zittisce, e in un battito di ciglia diventa cosciente di aver sprecato tanto tempo a guardare il bello che aveva di fronte in quel momento, senza rendersi conto dello splendore che portava dentro di sé da quando era nato.
    Morale della favola " Non dire mai che l'erba del vicino è migliore della tua se prima non hai osservato bene il tuo giardino.

                                                               

     
  • 14 dicembre 2012 alle ore 20:53
    La scelta

    Come comincia: Tutto passa, tutto scorre e di noi resta solo la traccia di un passaggio e se nel passare lasciamo un brutto ricordo anche quello nel tempo si perde con la fine di chi ha visto, i nuovi occhi non vedranno ciò che hanno visto i vecchi e non capiranno ciò che si è vissuto o ciò che è andato perduto, la franchezza arma il mio coraggio, espongo il mio pensiero che è veritiero per me soltanto, ogni individuo misura la sua vita con un'etica personale, con sentimenti diversi e ben venga altrimenti saremmo tutti single, qualcuno dovrà pur mettersi in gioco e rischiare, io invece non rischio perché ho tutto quel che mi serve, un guscio di noce e un pezzo di pane, un cielo stellato da guardare e la luna che mi fa l'occhiolino, questo mi basta per dire" effettivamente c'è chi sta peggio". Chi può dire realmente se è giusto o sbagliato, chi può tirare i dadi in una partita a due prevedendo con certezza che vincera? Nessuno. Siamo vascelli in balia delle onde quando il cuore è in tumulto e batte affannosamente per un altro cuore, l'alchimia illude e fa vedere più di quello che esiste, la mente viaggia e si crea l'emozione su lidi lontani, solitari, sperduti, dove il silenzio fa cornice ai palpiti. Si vorrebbe la fine del mondo si desidera l'assoluta perfezione della coppia, l'annullarsi della vita intorno come se a vivere ci fossimo solo noi, noi con il nostro grande amore vero che di vero possiede solo il nome Amore, un amore spesso a senso unico, che quando ci abbandona ci spoglia del bello e denudando scarnisce e impoverisce l'anima che aveva prima arricchito di così sublimi parole, la fantasia sentimentale non ha pari, dove non arriva la lingua per convincere l'essere ignaro del gioco che si beve ogni singola parola fino all'ultima lettera a lui o a lei dedicata, per soggiogare e rendere schiavi di sacro sentimento. Chi è savio fugga prima che sia troppo tardi e non ceda alla lusinga , complice perversa di misfatti d'amore, tradimenti psicologici, più gravi di quelli fisici rendono insensibili al fascino del nuovo, e compromettono un futuro di probabile felicità.  La scelta è una, si vive vedendo la luce o  non  si vive brancolando nel buio.

     
  • 01 agosto 2012 alle ore 13:03
    La poesia rubata

    Come comincia: Caterina sbigottita non credeva ai suoi occhi, quegli occhi sinceri e limpidi dalle lunghe ciglia nere imbrattate dal rimmell, teneva tra le dita dalle unghie sempre perfettamente laccate ad arte, così come è diventato di moda fare fra le ragazze e le quarantenni in crisi d'identità, (e già immagino i fischi delle estetiste che vivono sulla bellezza delle donnine alle quale piace sempre essere in ordine per rivaleggiare e attirare l'attenzione del sesso debole, debole alla seduzione intendo...ma torniamo alla protagonista)  un giornale, le lettere stampate le vedeva quasi annebbiate, una a ridosso dell'altra e deglutiva a vuoto. La gola improvvisamente secca, non riusciva ad emettere alcun suono, le corde vocali non  vibravano e le labbra non esprimevano i pensieri malefici che in quel momento le turbinavano nella mente. Eppure la realtà era stampata su quel giornale, si! Le avevano rubato la poesia, l'unica che ,non si era rispedita in busta chiusa, ma ci vuole un bel coraggio e una buona dose di faccia tosta ad impadronirsi delle idee altrui, quando queste sono di dominio pubblico, e senza ma e senza se o perché i suoi bellissimi versi pensati, possedevano un'altra firma. Gli animali marcano il territorio per segnalare agli intrusi di girare al largo perchè la zona gli appartiene,  e così fa lo scrittore, una sorta di tenaglia, stringeva in una morsa la povera Caterina ,che puntualmente vedeva pubbicate le sue poesie e i suoi racconti scritti durante qualunque ora del giorno e della notte, da un giornale locale che dava risalto ai giovani talenti del luogo, senza correzione alcuna  e non come si usa fare nell'editoria, per aggiustare le frasi o i versi quel tanto da renderli commerciabili, era solo frutto del suo ingegno e ne andava fiera.  Non poteva lasciare scivolare via un'azione così meschina, aveva tutto memorizzato nel pc, anche l'ora attestava la proprietà del suo pensiero, frutto del suo ingegno, era pronta a tutto anche ad intentare causa contro chi aveva rubato, qui urgeva una bella lezione verso chi si credeva furbo. Anche un ceco ascoltando avrebbe capito chi in realtà ne fosse l'autore, la penna si riconosce siamo tutti unici nel nostro genere, è facile fregiarsi della bravura quando sono gli altri a farlo al posto nostro, i pescatori usano un bellissimo aforisma pittoresco che rende l'idea  " Com'è bello andare a pesci pigliati" e qui non c'è bisogno di spendere parole, la traduzione del gergo marinaresco è fulminante,  è come la stella del Nord in mezzo ad un cielo costellato da milioni di stelle, splende più di tutte non si può confondere tra le piccole e comuni lampadine.

     
  • 30 luglio 2012 alle ore 11:39
    La libellula e le perle d'acqua

    Come comincia: In un campo di margherite, minuscole perle d'acqua, ignare d'essere vita, giocavano a rincorrersi sui languidi rametti di una fragile pianta selvatica. Una leggiadra libellula visitatrice casuale di quel lussureggiante paesaggio campestre e bisognosa di gocciole per spiegare le sue ali, decise di riposarsi e vi si aggrappò con le lunghe e stecchite zampette per osservare il lento succedersi del loro scivolare, una dietro l'altra sui verdi fili, come fa il gioielliere quando infila le collane. Il bell insetto si fermò a fare la conta sul fragile pallottoliere, improvvisato dalla natura, e cominciò a pensare quante ne doveva risparmiare per il suo felice divenire.
    Morale del racconto: se non si possiedono i mezzi per trovare la forza di spiegare le ali è bene fermarsi ad osservare, fare la conta delle sostanze e risparmiare in attesa di un momento più propizio, cercando di vedere il bello anche in un sogno proiettato nel futuro, mettendo in conto che potrebbe non realizzarsi mai, ma che  comunque sia per chi ci crede la carota appesa ad un filo, come la verde speranza, alla quale tutti quanti ci aggrappiamo.

    ( Da fotografie incorniciate di Vittoria Carrassi)

     
  • 24 luglio 2012 alle ore 20:31
    Il regalo liberato

    Come comincia: Era una bellissima sera d'estate, in una piccola casa,  viveva una famiglia composta da due genitori  e  due figli una femmina e un maschio, l'abitazione era di quelle di una volta dove le stanze erano in fila e per entrare nell'ultima bisognava attraversarle tutte,dove i pavimenti erano di maiolica con strani disegni che ricordavano i gigli nelle chiese templari, con  mosaici di mattonelle  che formavano cerchi, grandi e piccoli stuzzicando la fantasia infantile di quei ragazzini spingendoli a creare giochi con le loro costruzioni sulle righe immaginarie delle mattonelle, e quando alzavano il capo per mimare il volo di un aereo costruito coi pezzi del lego, la volta a stella diventava  ai loro occhi, un cielo infinito. Il capofamiglia svolgeva uno dei lavori più antichi del mondo, faceva il pescatore, il sacrificio e la fatica vengono descritti alla perfezione anche nella bibbia, non era un hobby, ma il sangue per quell'uomo, il sole e il mare avevano indurito la sua pelle scurendola e segnandola, era simile al cuoio e le sue mani callose stringevano come una morsa tutto ciò che toccavano, eppure sapevano essere agili e leggere nel cucire la trama delle reti, pizzi preziosi per la sua mente, non certo nodi di lenza puzzolenti che imbrigliavano vita, venduta per sopravvivere e costruire un futuro per i suoi figli. Futuro...che bella parola, forse solo utopia...
    Quelle mani erano capaci di gentilezze e ogni sera portava cioccolate ai suoi bambini che in trepidante attesa trascorrevano il tempo inventando e cantando, e capivano subito se la giornata era andata storta lo avevano imparato pur essendo piccoli dal suo cipiglio, il berretto messo storto piegato sul lato, la sigaretta fumante, gli occhiali scuri parevano ancora più bui, non una parola...silenzio, e il loro gioco improvvisamente finiva, cenavano e andavano a letto presto senza fare rumore, ma quando la rete era piena, il padre arrivava fischiando e allora iniziavano le storielle e i racconti della giornata, di come si era svolta e di come il pesce saltava e entrava nella riete riempiendola, mentre i delfini scortavano la barca danzando nelle onde quasi a festeggiare, perchè sapevano che ce n'era anche per loro.
    Quella sera l'uomo arrivò fischiando, segno tacito di allegria e i fratellini si guardarono negli occhi abbandonando le matite colorate e i giocattoli sul pavimento, perchè intuivano che sarebbe arrivata una pioggia di golose cioccolate sui loro vestiti, ma così  non fu...il papà aveva un fardello tra le mani qualcosa di grosso che si muoveva. Stupiti aspettavano un gesto e lui non riuscendo a mantenere più il segreto aprì la giubba che avvolgeva il mistero e  davanti ai loro occhi curiosi ,apparvero 2 meravigliosi gabbiani. Cribbio che splendore, non avevano mai visto un gabbiano da vicino, su nel cielo sembrano più piccoli e invece...che becco e che occhietti vispi, le zampine poi...uuuuuuuuuuuhhhhhh...fantastici ." e ora dove li mettiamo!" Esclamò il figlio, " io non lo voglio" Disse la mamma e il papà sospirando rispose " li ho presi per loro, quello più piccolo ha l'ala ferita e quello più grande deve essere la madre, non ho voluto separarli, teniamoli qualche giorno qui" La mamma sconsolata dovette cedere e disse" si va bene, ma solo per qualche giorno, la casa è piccola li terremo nel bagno" I bambini gridarono all'unisono "Alèèèèèèèèèèèèèèèèèèè". Furono giorni spensierati i figlioletti si presero cura dei due gabbiani che mangiavano pesce e scagazzavano nel bagno, tra le grida schifate della mamma e le risate dei suoi pargoletti, che intanto cominciavano ad apprendere un'arte essenziale, curare il prossimo in difficoltà. purtroppo giunse il fatidico giorno in cui tutto doveva finire, ne parlarono a cena e i bambini tristi e consapevoli si prepararono all'abbandono, dormirono stretti l'uno all'altro quella notte, mano nella mano per farsi coraggio, il padre aveva promesso che li avrebbe svegliati presto, alle 5 del mattino, così non guardarono la tv e si addormentarono sognando una bella vita per il piccolo gabbiano e la sua mamma.
    Il mattino seguente l'odore del caffè caldo stuzzicò le narici dei frugoletti, che si alzarono all'istante senza attendere di essere chiamati, non volevano perdere il momento più importante, ormai il piccolo cucciolo era guarito. I ragazzini erano molto maturi per la loro età,  avevano sei e otto anni, sapevano che c'erano delle regole da rispettare e che dovevano ringraziare per quella piccola novità, perché i gabbiani sono uccelli e la loro casa è il cielo, non un piccolo bagno in una piccola casa. Il padre disse loro di avvicinarsi alla finestra del bagno erano piccoli e riuscivano a vedere lo scorcio di cielo che si stagliava in alto davanti ai loro occhi, mentre l'uomo aveva una visione più ampia e prima di lanciare il gabbiano piccolino disse loro di salutarlo. La figlioletta con le lacrime agli occhi e tra i i singhiozzi disse " addio piccolo vola alto e sii felice e se puoi torna" Il figlioletto  gli disse " Ciao " Ma lui era di poche parole, poche e concise...il papà con uno slancio gettò fuori il  primo gabbiano e i bambini piangevano, quando anche la madre segui il figlio,  le lacrime erano di gioia, la vita avrebbe continuato il suo corso, il piccolo sarebbe diventato adulto e la sua mamma gli avrebbe insegnato. I figli si voltarono per uscire dal bagno e in quel momento videro la loro mamma con un fazzoletto tra le mani e il naso rosso, approfittando della sua debolezza le chiesero " mamma, ma che fai piangi anche tu?" E lei ricomponendosi rispose mentendo spudoratamente " NO SONO STATE LE CIPOLLE".

     
  • 16 luglio 2012 alle ore 23:45
    Il gioco

    Come comincia: Oggi è il primo giorno della settimana e il mio nipotino Pietro ha espresso il desiderio di uscire a fare una passeggiata all'ipermercato, luogo di grande attrattiva per i piccoli e  gli adulti  ,dato che questo magazzino rappresenta il punto vendita di videogiochi nuovi e usati, più frequentato della città. Da quando Pietro ha appreso l'arte del gioco, si immedesima anima e corpo, mimando i personaggi e raccontando le missioni anche nei più minuziosi particolari, i suoi traguardi sono anche i nostri e a volte ci chiede l'aiutino per riuscire a superare gli ostacoli, ricordo ancora il giorno in cui ricevetti la sua telefonata affranta e fui costretta a fischiare attraverso la cornetta, perché la mia povera sorella era incapace di passare di livello, e lui pure, con i suoi dentini diastemati emetteva suoni scordinati e storceva le labbra per seguire il ritmo delle note,senza riuscire nell'intento di indovinare tutti i passaggi. Quello è un episodio memorabile, visto che dopo vari tentativi mi disse a bruciapelo " Zia sei una vera schiappa, anche tu non sai fischiare, mi conviene cambiare gioco" ed io dovetti ammettere, ahimè! il fallimento, rimandando la prova ad un incontro dal vivo, perché era davvero impossibile riuscire ad imitare le note al telefono. Ebbene questo pomeriggio il pargolo ha superato se stesso in una birichinata involontaria, almeno così credo, non ne sarei sicura fino in fondo, la scusante era valida, ma la sua risata ghignante faceva pensare a tutt'altra cosa. Dopo aver acquistato il gioco che desiderava, averlo provato e poi riportato indietro dopo appena dieci minuti, perchè troppo cruento e difficile da svolgere,ci siamo seduti su una panchina ad aspettare che la sua mamma pagasse e il dolcissimo zuccherino ha preso a fotografarmi il di dietro, dicendo di mettermi in posa, quando poi con fare furbesco, abbassava la psp e scattava la foto alle mie spalle. Ormai si capiva che era su di giri, avendo ottenuto ciò che voleva...così ci siamo incamminati verso l'uscita, quando in quel mentre, mia sorella ha risposto ad una telefonata e si è distratta un attimo per parlare con mio cognato. Ecco è qui  che è scattato fulmineo il piccolo discolo, dalla mia destra  è passato in una vetrina di abbigliamento, dove era comodamente seduto un manichino con una parrucca bionda e tante borse colorate intorno. Mi sono voltata per vedere dove fosse e mi sono ritrovata a guardare la scena. Lui  aveva afferrato tra il pollice e l'indice la punta di una ciocca e tirando stava sfilando  non volendo l'acconciatura alla bambola, e nel momento in cui le ha denudato il capo, sono rimasta senza parole e con la bocca spalancata  ho ammirato il risultato del suo rapido gesto. Pietro sorpreso anche lui, sgranando gli occhi e balbettando ha cominciato a dire " Zia...non volevo...ti giuro, volevo solo sapere se i capelli fossero veri, zia..." Sono subito entrata a mia volta nella vetrina e lui approfittando della mia mossa,  mi ha mollato il topo morto tra le mani ed è fuggito via dalla madre, che non si è accorta di nulla, ma indovinate invece, CHI... improvvisamente  ha realizzato cosa stesse accadendo in quel frangente? e già...il bambino è passato inosservato, ma io sono stata colta in flagrante reato con la parrucca tra le mani dalla cassiera e dai clienti che giravano nel negozio, rigirandola tra le dita per cercare il verso giusto e rossa in viso ho provato diverse volte a rinfilarla sulla testa del manichino, ma scivolava come un gelato sciolto su una cialda a forma di cono, e allora ho fatto come mio nipote, con un mezzo sorriso di scusa l'ho piazzata lì e sono schizzata letteralmente fuori dal negozio, ma non prima di aver dato un'occhiata dal di fuori alla vetrina, per constatare che avevo messo l' acconciatura al contrario, e che quindi, il viso di plastica bianco era completamente coperto dai finti capelli. Appena ho raggiunto l'angioletto che camminava composto mano nella mano con la sua mamma come se nulla fosse accaduto, l'ho guardato e ho detto " Pietro potevi chiedere a me, ti avrei spiegato che i capelli sono finti e che  non sono incollati sul cranio, ora il manichino sembra un cane barbone, non gli si vede più la faccia, mi hai scaricato addosso la patata bollente in un secondo, mi guardavano tutti!!!" Mio nipote guardandomi con aria innocente mi ha risposto " ...zia...che dici...non era una patata, ma una parruccaaaaa...che schiappa che sei"...

     
  • 04 luglio 2012 alle ore 16:58
    La Torta

    Come comincia: Gira la torta...gira il cucchiaio...
    impasta le uova e hai fatto un bel guaio
    ride il bambino con in bocca un dentino
    ignaro che il gioco distrugga l'evento
    lui è il protagonista in quel momento.
    Ecco la mamma arriva sgomenta
    guarda basita quella polenta...
    ciliege schiacciate
    le sedie sporcate
    la panna è spalmata
    le dita son piene di cioccolata...
    batte le mani il piccolo genio
    quell'opera d'arte è andata perduta.
    Il babbo consola la sua ape regina
    e le dice" Tranquilla, la festa continua
    tu pensa a pulire...non è finita".
    Lei ronza avvilita " Ma...non c'è più tempo.."
    Le risponde sicuro " Il tempo si trova per andarla a comprare
    questo è un giorno felice da non dimenticare".

     
  • 27 maggio 2012 alle ore 22:12
    Nonna Peperina

    Come comincia: Una favola per aiutare i bambini che sono pigri nel masticare

    In un paese molto vicino, ma così vicino, che nessuno l'avrebbe mai detto di averlo avuto a portata di mano e di non essersi fermato almeno a guardare cosa ci fosse di bello da fare, viveva una nonnina tutta pepe e sorrisi che amava tanto coltivare i fiordalisi.
    La nonnina curava il giardino, ma il suo vero hobby cominciava al mattino, di buona lena si alzava col sole per cucinare le cose più buone. Metteva il grembiule la dolce nonnina dal nome curioso " PEPERINA" e con gli ingredienti tegami e fornelli cucinava i pranzetti per tutti i monelli.
    La Peperina sfornava le torte, serviva crostate con filastrocche, pizze e focacce, dolcetti e ragù entravano tutti e non ne uscivano più, il fumo saliva dalla cucina e quel profumo faceva acquolina, mentre inventava ricette golose per i bambini senza appetito che fanno i capricci e rifiutano il cibo, bastava un sorriso o un pupazzetto, una storia o una chiacchiera ben raccontata per far spalancare la bocca serrata.
    I golosoni provati i suoi piatti, battevan le mani e cantavano in coro " viva la nonna col pomodoro, nonna nonnina sei la regina, beato chi entra nella tua cucina" a quei profumi si leccavano i baffi col tovagliolo asciugavano il labbro, mentre la nonna aggiungeva al tegame un pizzichino di sale e di riso,  a quel banchetto non poteva mancare lo zio Guglielmino che profumava di gelsomino e adorava lo spezzatino.
    Venite gustate piccoli astanti, la pasta al sugo vi farà grandi, la frutta poi non ne parliamo, lei la decora tutta a mano, la taglia e la dispone come un bel fiore e non vi racconto che sapore...anche i bambini più capricciosi, aprono la bocca come uccellini e mangiano la frutta a fiorellini.
    Bravi i miei cuccioli mangiate e crescete, ma ditelo agli altri se potete, bisogna scegliere i cibi giusti ce ne son tanti per tutti i gusti, questo è il consiglio di chi vi vuol bene e accompagna sempre  un buon pasto con la ricetta chiamata " PAZIENZA" che resta il segreto per ogni mensa, 

    ( Da i racconti fatti in casa di Vittoria Carrassi)

     
  • 25 maggio 2012 alle ore 10:36
    Il paese di girasole

    Come comincia: Favola da raccontare ai bambini la sera quando sono a letto...

    C'era una volta tanto tempo fa, così tanto che nessuno lo sa, un paese piccino piccino, ma così piccino da passare inosservato anche ai piloti degli aerei che sorvolavano i cieli per lanciare palloncini colorati ,ai bambini assonnati.
    Nel bel paese di Girasole la gente rideva ed era sempre di buon umore, per le strade c'era colore, non si udivano schiamazzi o strani rumori un pò pazzi, i fanciulli erano amici e giocavano liberi per la via, a nascondino o ai quattro cantoni, cantando e ballando, a volte mimando i giochi inventati, usando cartoni matite e pennelli, costruivano storie di fate e folletti, di re e regine, di rospi e fanciulle, di cavalieri e imperatori, recitavano da grandi attori magie e maghi, con colpi di scena e la fantasia era un fiume in piena.
    Il tempo passava e il buio arrivava, presi dai giochi nessuno pensava a lasciare quel luogo per far ritorno nel proprio cantuccio, mentre la mamma aspettava sull'uscio, l'orologio a cucù suonava i rintocchi, la nonna Ilde preparava gli gnocchi e il nonno Ernesto metteva sul fuoco il calderone di acqua per tutti, ogni paesano prendeva il cucchiaio e s'apprestava lasciando ogni cosa, la vita per loro non era noiosa in quel paese baciato dal sole il cui nome era Girasole.
    Per entrare bastava sapere quanto è buono il formaggio con le pere, e gridare tre volte a testa in su, gelato marmellata e tiramisù, allora si apriva la porta del cuore nel bel paese di Girasole, le rose fiorivano e i prati apparivano, con cervi cerbiatti e coniglietti danzanti, farfalle giganti volavano allegre sui nuovi arrivati entrati nel cerchio e fuori restavano i brutti imbroglioni, i furbi e i cattivi che non sanno giocare.
    Sogna bambino, è bello sognare, mentre la mamma continua a raccontare...

    (Da: i racconti fatti in casa di vittoria carrassi)